Riforma delle BCC: il CESE sollecita una normativa europea adeguata

Preservare la “biodiversità” delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali: in estrema sintesi è questo il parere del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) riguardo alla transizione in atto nel mondo bancario per la realizzazione di una Unione Bancaria. Un punto di vista condiviso da Federcasse, che aggiunge la necessità di rivedere per il mondo delle BCC il principio di proporzionalità.

Le differenze da preservare

Ne “Il ruolo delle banche cooperative e delle casse di risparmio nella coesione territoriale - proposte per un quadro di regolamentazione finanziaria adattato”, il CESE ha sottolineato, difatti, che non ci debba essere arbitrarietà nell’applicazione delle norme che porteranno alla costituzione di nuovi modelli di attività bancaria. Tuttavia, «Le banche in cui prevale il valore per l’azionista (shareholder’s value) – si legge nel parere – devono essere complementari, in modo efficiente, alle banche in cui prevale il valore per le parti interessate (stakeholder’s value) attraverso le attività all’ingrosso, al dettaglio e d’investimento. Soltanto in questo modo sarà possibile pervenire a un ecosistema finanziario stabile ed efficace, che contribuisca appieno allo sviluppo dell’economia reale».

La questione del principio di proporzionalità...

«Il problema principale – si legge ancora – continua a riguardare l’adeguata applicazione del principio di proporzionalità nella nuova regolamentazione bancaria (specialmente in rapporto alla direttiva sui requisiti patrimoniali - CRD IV, e al regolamento sui requisiti patrimoniali - CRR). Questo implica che bisognerebbe applicare i requisiti più stringenti alle banche che operano a livello globale, requisiti rigorosi alle banche paneuropee (che hanno carattere sistemico in Europa) e requisiti più flessibili alle banche nazionali e locali (garantendo un livello adeguato di protezione per il consumatore)».

... e la visione di Federcasse: una proporzionalità strutturata

«Questo parere – sottolinea Alessandro Azzi, Presidente di Federcasse – ci incoraggia a proseguire sulla linea di lavoro che seguiamo da anni anche in collaborazione con gli altri sistemi bancari cooperativi europei. Il nostro obiettivo è che si possa finalmente passare da una proporzionalità caso per caso a una proporzionalità strutturata. Mentre si apre la fase di revisione della CRD IV e del CRR che avrà luogo nel 2017 il parere del CESE sollecita a valutare l’impatto che le norme bancarie europee potranno avere sulle banche considerate “meno significative” sotto il profilo del rischio e, attraverso di esse, sull’economia reale. In risposta alla consultazione avviata lo scorso luglio dalla Commissione UE e che si chiuderà il prossimo 7 ottobre, forniremo dati quantitativi a conferma dell’importanza di mantenere ed anzi confermare lo SME Supporting Factor e di prevedere forme concrete e strutturali di proporzionalità che sono mancate nella prima fase di realizzazione dell’Unione Bancaria».

Perché avere un occhio di riguardo verso il Credito Cooperativo

Il CESE ha infine ricordato il valore dell’esperienza bancaria cooperativa, significativa in tempi di crisi: «nessuna banca cooperativa è stata oggetto di una procedura concorsuale nella UE. Le banche cooperative detengono circa il 20% della quota di mercato in termini di depositi; in paesi come l’Italia, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi finanziano tra il 25% e il 45% dei prestiti alle PMI e la loro quota di depositi è aumentata in modo costante nel corso degli ultimi anni, fatto che costituisce un importante segnale di fiducia verso questo tipo di organismi».  

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