Imprese e pagamenti: una lenta ripresa

Nel 2016 le imprese sono state un po’ più puntuali. I giorni di incasso per un credito restano ancora elevati a quota 86 ma sono in calo di 48 ore rispetto all’anno precedente.

I deboli miglioramenti nelle insolvenze

Sono i risultati dell’ottava edizione del report Mancati Pagamenti di Euler Hermes. In base al report il tempo di incasso di un pagamento è sceso sotto i 90 giorni nel 2016: un segnale positivo, anche se a livello europeo solo la Grecia fa peggio. A migliorare di poco sono anche i debiti scaduti, che diminuiscono del 25%, mentre si mantengono in calo gli indicatori di frequenza (-6%) e severità (-13%) dei mancati pagamenti insieme alle insolvenze aziendali (-9%).

 

Regioni e settori più in crisi

I casi di insolvenze sono però ancora più del doppio rispetto ai livelli pre-crisi. Il costo di un mancato pagamento in media per l’Italia è pari a 14mila euro, un importo ancora troppo alto. Alcune regioni d’Italia inoltre non hanno vissuto il trend di miglioramento delle insolvenze generale: in Lazio e Puglia la situazione è stata negativa. Guardando invece ai settori, lo stesso è avvenuto per il tessile, l’automotive e quello dei trasporti.

Situazione non buona per l’export

Alcuni incrementi per i mancati pagamenti ci sono stati anche sui mercati esteri: ad esempio per gli indicatori della frequenza (+2%) e della severità (+8%). Il 2016 è stato un anno di rallentamento per le principali economie di destinazione del made in Italy. Tessile e abbigliamento, elettronica ed edilizia sono i comparti che hanno sofferto maggiormente. L’insoluto medio è cresciuto fino ad arrivare a 23mila euro. C’è quindi una maggiore rischiosità all’estero, in particolare nei principali mercati per l’export italiano: Stati Uniti (+1%), Regno Unito (+5%), Turchia (+5%), Polonia (+3%) e Cina (+10%).

Si cresce con lentezza

Una debole ripresa comunque c’è. Nel 2016 in Italia si è registrata una crescita dell’1%, nonostante fattori politico-economici interni ed esterni. Il 2017 sarà l’anno in cui la domanda interna stenterà ancora (+1%) mentre l’export ripartirà (+2,2%).

 

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