Lo scenario del commercio globale è dominato da temi geopolitici e inerenti ai dazi ma, se isoliamo questo rumore, notiamo che la tecnologia sta avviando un cambiamento epocale che coinvolgerà tutti gli ambiti del commercio.

Una disruption più rapida
La disruption non è una novità. L’avvento della nave container aveva già cambiato le regole del gioco negli anni Cinquanta del Novecento e il rapido miglioramento delle infrastrutture nella seconda metà del secolo aveva accorciato le distanze geografiche e fatto cadere quelle che da sempre erano state barriere al commercio. Tuttavia, mai prima d'ora il ritmo dei cambiamenti è stato così rapido e vertiginoso. In passato, le grandi innovazioni e i progressi tecnologici sono sempre stati accompagnati dall’introduzione di norme e regolamenti che ne controllassero l'uso e ne governassero lo sviluppo - spesso, va detto, con gradi diversi di successo.
La sfida delle regole
Ora i politici devono far fronte a una dura sfida quando si tratta di aggiornare le norme per gestire la rapida espansione commercio digitale. Dietro le quinte sono già iniziate una serie di negoziazioni per giungere a un accordo che possa definire il futuro dell’e-commerce e, forse, anche al commercio stesso, per gli anni a venire. Settantasei membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) - che insieme rappresentano il 90% del comparto a livello mondiale - stanno discutendo su come aggiornare le regole comuni che disciplinano il commercio digitale, la tipologia di commercio che è cresciuta più rapidamente. Nonostante il loro principale focus sarà l’e-commerce, i membri affronteranno anche questioni più ampie relative al flusso di dati e ai beni e servizi basati su dati.
Norme ferme al 1998
Il ritmo incalzante del cambiamento tecnologico ha reso obsolete molte delle regole attuali, tanto che, in alcuni casi, è necessario sviluppare da zero nuove normative. Nonostante le proiezioni indichino che il prossimo anno il mercato cross-border dell’e-commerce per i consumatori raggiungerà 1 trilione di dollari, molte norme che disciplinano il commercio digitale risalgono al 1998, quando solo una persona su 32 a livello mondiale aveva accesso a Internet. Un eventuale successo dei negoziati potrebbe apportare enormi vantaggi. Se utilizzati nel modo giusto, i servizi di commercio e il flusso di dati cross-border possono stimolare la crescita del commercio e avere un impatto significativo sul PIL a livello globale. Per contribuire a raggiungere questo potenziale, sarebbe opportuno che i politici e i negoziatori si concentrassero su tre settori.
Primo: flusso cross-border e privacy
Il primo è un equilibrio tra i vantaggi del flusso cross-border di dati e le preoccupazioni relative alla sicurezza dei dati e alla privacy. L'analisi di montagne di dati permette di migliorare i prodotti e di personalizzare le esperienze. Tuttavia queste stesse conoscenze possono anche essere utilizzate per mantenere le informazioni sempre più al sicuro. Prendiamo l'esempio dei servizi di cloud computing. Sfruttando la libera circolazione dei dati, questa tecnologia consente alle imprese di svolgere attività su larga scala, in modo efficiente in termini di costi, agile e orientato a garantire la sicurezza. Per essere inclusivo e duraturo, un accordo deve guadagnare la fiducia dei consumatori attraverso adeguate tutele per il rispetto dei dati personali e per evitare eccessivi requisiti di localizzazione dei dati, rischiando di creare una nuova forma di e-protectionism. Sarà difficile trovare il giusto equilibrio.
Secondo: dazi standard per prodotti e servizi digitali
Il secondo è la standardizzazione dei dazi per i prodotti e i servizi digitali al di là delle frontiere nazionali, per garantire che i dazi non ostacolino la crescita dell’e-commerce. Tale disposizione è già inclusa in recenti accordi commerciali di alto profilo tra l'UE e il Giappone e nel CPTPP (the Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership). L'OMC ha regolarmente approvato una moratoria temporanea sull'applicazione di dazi doganali relativi alla trasmissione di dati e prodotti digitali, come software, musica e film. Renderla permanente fornirebbe una certezza gradita.
Terzo: meno dazi per l’e-commerce
In terzo luogo, consentire a un maggior numero di prodotti tramite il commercio elettronico di passare attraverso le dogane senza oneri. L'innalzamento delle soglie delle tasse doganali semplificherebbe le procedure ed eviterebbe la frustrazione degli acquirenti, costretti a pagare spese impreviste prima che le merci acquistate all'estero possano essere consegnate. I negoziatori possono quindi seguire l'esempio degli Stati Uniti, dove nel 2015 la soglia è stata aumentata da 200 a 800 dollari.Più in generale, sarà inoltre necessario che i paesi interessati esaminino norme e contesti relativi all’e-commerce, compresa la legalità dei contratti elettronici e l'uso delle firme digitali.
I vantaggi per consumatori e imprese
Sia i consumatori che le imprese dovrebbero sperare in un esito positivo dei negoziati. I consumatori potrebbero usufruire di beni e servizi a un prezzo più basso, mentre costi inferiori consentirebbero alle PMI di esportare molti più prodotti, offrendo occupazione con salari più elevati e supportando la crescita economica. Inoltre, un e-commerce più snello ed efficiente faciliterebbe gli scambi tra i mercati emergenti, promuovendo lo sviluppo economico e la riduzione della povertà.
Dobbiamo tenere presente che la creazione di un consenso tra i paesi richiederà del tempo, ma ne varrà la pena. In un periodo di tensioni commerciali globali, la cooperazione internazionale in materia di commercio digitale può contribuire a dare una spinta all'economia globale e dimostrare al mondo che è possibile raggiungere un accordo su questioni difficili e complesse. Questo è fondamentale in un'epoca in cui il flusso di dati rappresenta già una quota maggiore della crescita economica rispetto ai semplici scambi di prodotti e, con il tempo, diventeranno sempre più grandi. È necessario che questi negoziati abbiano successo.