
Dopo qualche anno di diffidenza, banche e assicurazioni guardano al cloud computing per facilitare la trasformazione digitale. E Red Hat punta sull’approccio open per garantire flessibilità anche dopo che si è passati alla nuvola.
Offerta basata sull'open source
Oggetto di un’acquisizione monstre da 34 miliardi da parte di IBM (con la quale sta costruendo una serie di sinergie, ne parliamo a breve) Red Hat è da sempre un caso unico nel panorama IT. Propone servizi basati sull’open source: qualcosa di diverso dall’open source in sé, perché valorizza l’asset della community e del codice "libero", garantendo però funzionalità di consulenza e assistenza di livello Enterprise.
«Oggi le aziende sono molto più disponibili ad ascoltare su temi come la trasformazione e il cloud – racconta Rodolfo Falcone, da novembre 2019 country manager Italia di Red Hat – e la generale crescita della componente software nell’offerta di tutti i settori per noi rappresenta sicuramente un vantaggio. Dietro molti dei servizi più innovativi del momento, dalle app ai pagamenti digitali fino al riconoscimento facciale, ci sono strutture IT come il nostro OpenShift. Ci sentiamo quindi protagonisti del cambiamento in corso».
L'Enterprise guarda al cloud (ma vuole evitare il lock in)
Anche perché l’onda lunga del cloud ha già raggiunto le realtà Enterprise. «Le big sono molte attente all’hybrid cloud – prosegue Falcone – a differenza delle medie-piccole, più propense a una strategia interamente cloud e, spesso, basata su un solo cloud. Tra le Enterprise non c’è solo comprensione dell’importanza di entrare nel cloud, ma anche dei costi da sopportare in caso di uscita, in termini sia economici sia di performance. Come Red Hat proponiamo un’architettura di open private cloud che permette di spostare applicazioni e carichi di lavoro da un ambito all’altro, pubblici o privati che siano, e da un fornitore all’altro».
Che il potenziale ci sia lo conferma l’acquisizione da parte di IBM. Con cui Red Hat sta iniziando a parlare di sinergie, di ingaggio congiunto del cliente, se e quando richiesto. In Italia, questo si traduce in primis in una serie di assunzioni per rinforzare il team italiano. «Il timore principale è che il mercato non percepisca il valore che l’operazione porta al cliente finale e alle aziende – aggiunge Gianni Anguilletti, Regional Director di Red Hat per l’area mediterranea. Il Large Enterprise per cultura aziendale è più vicino a certi concetti. E dobbiamo confrontarci con aspettative nuove: la nostra community sviluppa tecnologie straordinarie ma non sempre il cliente capisce che per poterle utilizzare in ambiti mission-critical, soprattutto in realtà Enterprise, ci vuole un lavoro minimo di 6 mesi».