La recensione di questo libro esce con grande ritardo. Senza alcuna colpa: il volume da recensire è arrivato nella sede legale del nostro editore appena prima del lockdown.
E lì è rimasto, lontano dalla redazione in quarantena, per ben più dei tre mesi di limitazione ai movimenti, finché non è stato ripescato nel mucchio della corrispondenza da smaltire ed è finito sulla mia ritrovata scrivania.
Con ottimo tempismo, tra l’altro.
Perché in “Fondazioni 3.0. Da banchieri a motori di un nuovo sviluppo”, il collega di Repubblica Andrea Greco e il Professore dell’Università di Firenze Umberto Tombari fanno il punto sulla nuova fase dell’evoluzione delle Fondazioni di origine bancaria, a 30 anni dalla legge Amato e a 20 dalla legge Ciampi.
Il 3.0 del titolo si riferisce al nuovo, possibile ruolo di “sostegno e rivitalizzazione dei territori di fronte a un’azione centripeta su Milano. Un libro scritto prima del Covid, ma che dopo il Covid assume un altro significato. Proprio ora che si parla di smart working, confondendolo con il telelavoro, e che si ipotizza uno svuotamento almeno parziale delle città a favore di un ritorno alle cittadine di provincia, questo testo agile apre la riflessione su come le Fondazioni di origine bancaria possono tornare a sostenere i territori.
Partendo proprio dal percorso che le ha portate a ciò che sono oggi: il volume espone numeri di sistema e casi specifici per chiedersi come le Fondazioni possano collaborare tra loro e con altri soggetti, con quale Governance e con quali obiettivi. E, soprattutto, quali ostacoli restano da superare.
![]() | Andrea Greco, Umberto Tombari Fondazioni 3.0 Da banchieri a motori di un nuovo sviluppo Bompiani, 159 pagine, 17 euro |
