
PSD2: il 38% ancora nella fase preliminare
Sono i dati di un recente studio di PwC dal titolo “Waiting until the Eleventh Hour”, condotto tra le banche di 18 Paesi in tutta Europa. I due terzi degli intervistati sanno che la PSD2 avrà un impatto su tutte le funzioni della banca, eppure a giugno 2017 il 38% degli istituti si trovava ancora nella fase preliminare di studio della normativa.
Serve essere più competitivi
Oggi comunque quasi tutte le banche (il 94%) sono al lavoro sulla PSD2. Ma bisogna correre ed essere più competitivi, in primis perché con la normativa si aprono le porte a nuovi player sul mercato e si impone l’obbligo di condividere i dati sui conti dei clienti anche alle realtà di terze parti.
Bank as a platform
Come vincere quindi la sfida? Il 50% delle realtà intervistate punta a giocarsela diventando un piattaforma di aggregazione, collaborando cioè con i nuovi operatori FinTech in ottica “open” e attraverso la distribuzione di API. Anche se resta il problema di riuscire a ottenere gli investimenti necessari, il bisogno di avanzati standard tecnologici e la difficoltà di gestire molteplici partnership.
La necessità di coinvolgere i vertici
Lo sviluppo delle nuove strategie in materia PSD2, open banking e compliance, inoltre, dovrebbe coinvolgere maggiormente il top management e non rimanere solamente nelle mani della funzione IT o Operations.
«Molte banche nel 2018 si concentreranno innanzitutto sul profilo della compliance rispetto ai nuovi requisiti – commenta Marco Folcia, Partner e PSD2 European Leader di PwC. Tuttavia la sola compliance, sebbene sfidante, non sarà l’unica preoccupazione. Le banche hanno infatti bisogno di definire una risposta strategica per scongiurare il rischio di essere disintermediate da nuove soluzioni di terze parti, più orientate alle esigenze del cliente. Dovranno quindi analizzare il contesto emergente dei servizi di pagamento e identificare nuove opportunità di ricavo, e la maggior parte degli intermediari finanziari ancora non si è attivata in tale direzione».