Si è conclusa l’offerta globale di vendita di azioni ordinarie di Poste Italiane finalizzata alla quotazione della società sull’MTA di Borsa Italiana. Il quantitativo massimo di azioni è di 453 milioni, ovvero il 34,7% del capitale sociale, a un costo di 6,75 euro ad azione per un controvalore complessivo di 3,058 miliardi.
Il 70% agli istituzionali, il 30% a pubblico e dipendenti
Il 70% dell’offerta globale, ovvero 317,1 milione di azioni, è riservato agli investitori istituzionali, mentre il restante 30% (135,9 milioni di azioni) è offerto al pubblico e ai dipendenti di Poste Italiane.
Domanda superiore all’offerta
Tuttavia, la domanda complessiva di 387 milioni di azioni pervenuta dal pubblico indistinto e dai dipendenti è stata pari a circa 2,85 volte il quantitativo minimo a loro destinato, mentre la domanda da parte degli investitori istituzionali ha superato 3,6 volte il quantitativo massimo. Nel complesso, la domanda è risultata quindi 3,5 volte superiore al quantitativo di azioni oggetto dell’IPO.
Rivisitazione dell’Offerta
Il Ministero ha quindi deciso di allocare agli investitori istituzionali altre 45,3 milioni di azioni al servizio dell’opzione Greenshoe: in totale, quindi, la percentuale dedicata agli investitori istituzionali è salita al 72,7%, mentre al pubblico e ai dipendenti è stato riservato il 27,3% dell’offerta pubblica.
Negoziazioni dal 27 ottobre
La data di inizio delle negoziazioni delle azioni ordinarie della società è prevista per il 27 ottobre 2015, subordinatamente al relativo provvedimento da parte di Borsa Italiana. Per lo stesso giorno è fissato il pagamento delle azioni.
«La privatizzazione di Poste Italiane si è conclusa con successo – commenta Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze. È un successo in termini quantitativi, perché la domanda è stata pari a più di 3 volte l'offerta, e in termini qualitativi, perché hanno aderito tanti piccoli risparmiatori ma anche grandi investitori, dall'Italia e dall'estero. È una dimostrazione di fiducia nel piano industriale dell'azienda ma anche nel nuovo corso dell'Italia. Le risorse ottenute dalla valorizzazione vanno ad abbattimento del debito pubblico e contribuiscono al processo virtuoso di diminuzione del rapporto debito / PIL».
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