Al rapporto tra banche e PMI serve una diffusione del rating. Vediamo perché con i dati di un’analisi di modefinance.

La survey di modefinance
Modefinance ha analizzato un campione di 50mila PMI. Va premesso che modefinance, prima “agenzia di rating FinTech” in Europa, si occupa proprio di assegnare rating alle imprese, è stata infatti certificata CRA e ECAI dall’ESMA nel 2015.
Secondo i dati di modefinance, ci sono sempre più PMI, spesso ex microimprese “in crescita”, che hanno il potenziale per espandere il loro business. Un potenziale, però, che per essere pienamente sfruttato dovrebbe appoggiarsi anche a un rating certificato, emesso da parte di CRA ed ECAI, per permettere all’impresa di accedere a condizioni più favorevoli per il capitale di debito tradizionale o al mondo della finanza alternativa.
Una diffusione del rating aiuterebbe anche le banche: Basilea III prevede infatti che a un finanziamento a un’azienda senza rating corrisponda un accantonamento del 100% dell’importo a riserva del capitale. Un bell’ostacolo in un Paese a forte prevalenza di piccole e medie imprese, come il nostro.
I dati sulla salute delle PMI
Nel dettaglio, l’indice di indebitamento (il totale delle passività rispetto al patrimonio netto) passa da 3,6 a 2,89. Le aziende in perdita diminuiscono: erano 5.700 nel 2015 e circa 3.200 nel 2018 (le cifre si riferiscono ovviamente al campione di 50mila). Resta, però, il problema del credit crunch: modefinance riprende i dati dell’osservatorio Credito Conferesercenti che stima un -6,4% anno su anno a giugno 2019, circa 45 miliardi in meno in 12 mesi.
PMI più in salute ma con meno credito?
Da un lato, quindi, le imprese sembrano passarsela meglio, dall’altro l’accesso al credito è sempre più difficile (e Basilea III alzerà ulteriormente l’asticella). Anche perché il credit crunch non ha colpito tutti allo stesso modo: commercio e turismo hanno visto l’erogazione diminuire di 10 miliardi dal 2011 a oggi e nell’ultimo anno i finanziamenti a breve sono scesi del 9%. Un controsenso, se si pensa che i dati modefinance mostrano anche una lenta ma costante crescita del rating “teorico” (quello ottenibile in base agli ultimi dati di bilancio disponibili) di queste imprese verso l’investment grade.
Serve un rating, è la conclusione di modefinance, per legare l’ottimismo delle imprese non solo al credito bancario tradizionale (che sarà ulteriormente ridotto dalle nuove regole prudenziali) ma anche alle nuove iniziative FinTech che, grazie a un rating certificato, potrebbero liberare il loro potenziale in termini di minori costi e tempi di erogazione.