Due imprese su tre considerano indispensabile il sostegno bancario, in particolare quando si tratta di PMI che vogliono uscire dai confini nazionali, secondo la ricerca realizzata su 1600 piccole e medie imprese italiane dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne per la terza edizione di Focus PMI, l’Osservatorio annuale promosso da LS Lexjus Sinacta.
Per il 43% del campione, infatti, il supporto bancario è parte del processo di internazionalizzazione stesso e un atteggiamento maggiormente proattivo degli istituti di credito indurrebbe il 25,7% delle PMI non ancora internazionalizzate a proiettarsi sui mercati esteri.
Intanto, la domanda di credito da parte delle imprese è diminuita nel 22% dei casi, e incrementata solo nel 14%, mentre l’esito delle richieste ha visto nel 30-33% dei casi un parziale accoglimento o totale rifiuto da parte delle banche. Si sono viste negare il credito le aziende che operano su mercati di prossimità (20,5% dei casi), mentre le PMI internazionalizzate mostranoincidenze più alte di accoglimento in toto della richiesta di maggior credito.
La crisi, inoltre, ha contratto la propensione all’investimento delle PMI italiane: solo il 20,5% delle PMI intervistate, infatti, ha dichiarato che prevede di investire nel 2013 e gli investimenti, quando realizzati, vengono principalmente autofinanziati. Nel caso delle aziende di più recente costituzione (nate dopo il 2005 o start-up) oltre il 31% non ricorre affatto alle banche.
E, nonostante un 2012 realmente negativo dal punto di vista dell’evoluzione della domanda, le piccole e medie imprese intervistate hanno difeso strenuamente la propria base occupazionale, tanto che nel 69,6% de casi è rimasta stabile. Infine, il 58,3% delle PMI italiane non ha riscontrato problemi nell’ultimo anno ad affrontare gli impegni finanziari presi. Percentuale che cresce oltre il 60% nel caso delle imprese internazionalizzate - favorite da una domanda più dinamica - con una punta del 69,4% nel caso delle PMI che operano fuori dall’Europa.