Più carte, meno evasione: le cifre della moneta elettronica

cash or creditSe riducessimo di 15 euro ogni prelievo allo sportello ATM e aumentassimo l'uso dei pagamenti elettronici, il volume dell’economia sommersa in Italia diminuirebbe di oltre 23 miliardi di euro all’anno. Con un recupero di evasione fiscale pari a circa 10 miliardi. Sono questi alcuni dei principali dati contenuti nel Working Paper di I-Com – l’Istituto per la Competitività.

Sulla base dei dati forniti dalla Banca Centrale Europea e di un proprio modello statistico, lo studio I-Com rileva che, in Italia, a un aumento di 10 milioni di carte (incremento inferiore a quello registrato nel nostro Paese tra il 2006 e il 2011) si associa un calo del 3,6% dell’economia sommersa e un recupero dell’evasione fiscale stimato in oltre 5 miliardi di euro. E basterebbero 5 milioni di carte in più per recuperare 2,6 miliardi di gettito fiscale.

Inoltre, 1 milione in più di carte di pagamento coincide, in media, con una variazione del Pil del +0,65%, pari a oltre 10 miliardi di euro, mentre un aumento di 15 milioni di carte (poco più dell’incremento registrato in Italia tra il 2006 e il 2011) corrisponde a maggiori entrate fiscali dovute alla diminuzione del sommerso per oltre 7,5 miliardi di euro l’anno.

Di conseguenza, con 10 milioni di carte in più e 15 euro di prelievo medio in meno agli ATM, il calo dell’evasione fiscale potrebbe essere pari a 15 miliardi di euro l’anno.

D’altronde, una diminuzione dell’1,07% (pari a quella registrata in Spagna dopo la riduzione delle MIF) nella diffusione delle carte di credito avrebbe effetti negativi sul gettito fiscale per oltre 2,2 miliardi di euro l’anno.

E per incentivare l’utilizzo dei pagamenti elettronici e dare una netta frenata al contante si attende la direttiva, prevista per la fine di luglio, che regolamenterà le commissioni interbancarie (MIF, interchange fee), applicate sulle carte di credito e di debito, riducendole, se non addirittura azzerandole.

Tuttavia, I-Com ha evidenziato come negli anni passati la diminuzione delle MIF negli Stati Uniti, in Australia e in Spagna abbia avuto esiti diversi da quelli prospettati dai policy-makers: invece di una maggiore penetrazione della moneta elettronica e di un calo dei prezzi, difatti, si è registrato un aumento dei costi per i possessori delle carte.

E un recente studio pubblicato da Edgar, Dunn & Co. (società di consulenza finanziaria americana) ha perfino ipotizzato per i cittadini europei un incremento dei canoni annui delle carte di credito da 6 a 10 euro.

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