Recessione, credito alle imprese, real estate, economia USA, inflazione e gestione della disruption. Sono questi i temi approfonditi da PIMCO nel suo outlook globale sul 2020.
A presentare i macro temi è Nicola Mai, Responsabile della ricerca sul credito sovrano in Europa di PIMCO.
1. La recessione si allontana
I rischi di recessione, elevati nella metà dello scorso anno, si sono attenuati negli ultimi mesi, complici l’allentamento monetario globale, la tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina e anche grazie alle migliori prospettive di Brexit.
2. Maggiori rischi di perdite in caso di recessione
Le misure di stimolo della Fed e di altre importanti banche centrali in risposta all'aumento dei rischi di recessione hanno contribuito a prolungare l'espansione globale, ma l'allentamento monetario dell'anno scorso non è privo di conseguenze: le banche centrali hanno finito le munizioni a disposizione e quando si verificherà la prossima recessione o gli attivi rischiosi subiranno una pesante correzione, cosa che si prospetta alquanto lontana, le autorità disporranno quindi di minori margini di manovra. Spetterà quindi alla politica fiscale intervenire nel momento in cui dovesse incombere una recessione, sempre che i governi siano in grado di riconoscere per tempo questo rischio. Per questo motivo, PIMCO predilige la duration statunitense rispetto alle alternative globali alla luce delle potenziali plusvalenze offerte dai titoli di Stato americani, nonché dell’ulteriore spazio di allentamento a disposizione della Fed in caso di contesto macroeconomico più debole. In generale, inoltre, è meglio privilegiare posizioni lunghe sullo Yen nei portafogli valutari e un profilo difensivo tramite una posizione lunga sulla valuta giapponese. In ambito obbligazionario, invece, sono preferibili titoli a breve scadenza di imprese poco esposte al rischio di insolvenza.
3. Possibili crepe nel ciclo del credito alle imprese
Il credito corporate americano ha subito una accelerazione negli scorsi anni, ma ora si assiste a qualche linea di flessione: questo fenomeno, in genere, porta con sé anche un rallentamento economico. E potrebbe eventualmente portare alla recessione. Questo tema conferma dunque l'importanza di adottare un orientamento difensivo nei confronti delle obbligazioni societarie generiche. Nell'asset allocation, PIMCO intende inoltre sovrappesare le large cap rispetto alle small cap.
4. Casa, dolce casa
Diverso lo scenario per il real estate americano, che rimane solido e presenta rischi più bassi rispetto al credito corporate. Le famiglie statunitensi hanno infatti ripagato, almeno in parte, il debito legato alla crisi subprime e il mercato americano presenta oggi un minore stock immobiliare rispetto alla domanda, con tassi sui mutui molto più bassi. Rimane quindi il giudizio positivo sui titoli garantiti da ipoteca su immobili (MBS) statunitensi, sia agency sia non-agency. Anche i titoli garantiti da ipoteca su immobili residenziali (RMBS) britannici sono appetibili.
5. Ciclo statunitense in rallentamento
Le economie globali, quali Eurozona e Mercanti Emergenti non Cina, hanno subito un rallentamento più rapido rispetto a quello statunitense. Ma, secondo PIMCO, è possibile che la crescita mondiale toccherà i minimi e registrerà una ripresa prima di quella statunitense nel 2020. Il sentiment e la crescita statunitensi potrebbero infatti risentire di un possibile aumento dell'incertezza politica in vista delle elezioni, soprattutto se i candidati democratici progressisti favorevoli a un aumento delle imposte e a una maggiore regolamentazione raccoglieranno un maggiore consenso alle primarie. Questo implica un approccio di duration statunitense rispetto ad altre fonti globali di duration. Nella strategia valutaria, è meglio sovrappesare un paniere di valute dei mercati emergenti (Brasile, Messico, Indonesia, Russia) rispetto al Dollaro USA e all'Euro.
6. Inflazione: il male minore?
Outlook positivo per l’inflazione, anche se nel lungo periodo i rischi aumenteranno e gli aumenti di salari peseranno sui prezzi. In più bisogna ricordare che le banche centrali preferiscono una inflazione alta piuttosto che bassa, con la quale hanno minor dimestichezza. Secondo PIMCO, la BCE porrà come obiettivo un target di inflazione del 2% circa, mentre la Fed porrà un target superiore a quello attuale. Per i portafogli, quindi, è meglio preferire bond legati alla inflazione americana.
7. Gestire la disruption nell’economia globale
La situazione geopolitica è molto instabile a livello globale e l’accordo Cina-Stati Uniti è piuttosto fragile. In più, i riflettori sono sull’elezione americana di novembre: i mercati degli attivi rischiosi seguiranno con attenzione il restringersi della rosa dei candidati democratici alla presidenza nel corso delle primarie. Inoltre, la recente ondata di proteste contro l'establishment politico in molte economie emergenti potrebbe estendersi anche ad altri Paesi, visto soprattutto il calo della crescita potenziale di molte di queste economie, che alimenta le insoddisfazioni nei confronti dei governi e catalizza l'attenzione dell'opinione pubblica sulle disparità di reddito e ricchezza. È necessario quindi, per i portafogli, concentrarsi su liquidità, qualità e cautela nel rischio, preferendo la diversificazione.
Investire nel mondo bancario
«Il settore delle banche è quello in cui crediamo di più – afferma Nicola Mai (nella foto a sinistra). La regolamentazione le ha rese più sicure e, nonostante le azioni delle banche ne abbiamo sofferto, le performance dei bond sono migliorate. L’outlook sull’azionario quindi non è positivo, mentre i bond sono piuttosto attraenti, in particolare quelli delle banche inglesi che, nonostante la Brexit, avranno bond di valore, insieme a quelle americane e al debito senior su alcune grandi banche italiane e spagnole».
PIMCO e la strategia distributiva
«Il 2019 si è chiuso molto bene per noi – commenta Alessandro Gandolfi, Managing Director e Responsabile per l'Italia di PIMCO Europe. Quest’anno abbiamo quindi intenzione di rafforzare e consolidare le relazioni già esistenti con diverse società: ci siamo infatti mossi anche verso la sfera del retail, grazie ad accordi con UniCredit e anche con altre banche commerciali. Una opportunità legata anche al successo di una precisa asset class, quella fixed income, caraterrizata da un modello di gestione attiva».
Quattro trend per una nuova gestione
Secondo Gandolfi è ora, in Italia, di affrontare quattro trend importanti. «Il primo è la sostenibilità – elenca Gandolfi – che rappresenta un cambiamento culturale e vogliamo quindi sollecitare il mondo dei CFO, abituati a guardare ai grandi numeri, per avvicinarli a bond legati ai sustainable goals. Altro tema importante è la liquidità, soprattutto per via di rendimenti attesi sempre più bassi, ma è necessario che i distributori rafforzino le loro conoscenze per comprendere al meglio come funzionano le crisi di liquidità così da gestire al meglio questa asset class e proporla in modo chiaro e consapevole anche agli investirori. Il terzo trend è l’accumulo della masse sui conti correnti: la liquidità sui conti costa alle banche e quindi il nostro consiglio è di offrire ai clienti soluzioni di risparmio gestito, piuttosto che spingere i correntisti a cercare soluzioni con rendimenti più alti. Ultima tendenza in atto è la consapevolezza che l’equity non è l’unica risposta di fronte ai tassi negativi: difatti, solo il 12% della massa di strumenti negoziabili nel fixed income è a rendimento negativo. Questo vuol dire che c’è ampio spazio di manovra ma bisogna spostare il proprio focus dai titoli governativi europei a favore di soluzioni che offrono rendimenti positivi e soprattutto diversificazione, così da non cadere nel rischio della volatilità».