I pagamenti post Covid? Contactless e invisibili

Kantar cashless society

Pagamenti e IoT dopo l’emergenza sanitaria: se ne è parlato al secondo incontro dell’Hub Digital Payments del CeTIF.

Ne abbiamo parlato con Carlo La Rosa, Research Manager del CeTIF. Partendo da un dato di fatto: l’emergenza sanitaria ha favorito i pagamenti digitali, con una crescita impetuosa che costringe le banche e gli attori dell’ecosistema a chiedersi come proseguire, e accelerare, lo sviluppo dei pagamenti invisibili e dell’IoT.

Domanda. Oggi il 70% dei pagamenti su circuito Mastercard è contactless. Un numero importante di italiani si è avvicinato al commercio elettronico e ai pagamenti c-less proprio per il distanziamento sociale.
Risposta. Oggi acquistano online, e pagano digitale, molte persone che non l’avevano mai fatto prima. Per le banche, una delle priorità emergenti è educare questi clienti all’uso del digitale in piena sicurezza, ad esempio. Bisogna dare ai merchant e ai clienti strumenti efficaci per garantire la sicurezza delle transazioni, ripensando la cybersecurity e garantendo una user experience efficace.

D. I merchant hanno dovuto adattarsi a una situazione non semplice, per continuare a lavorare durante le Fasi 1 e 2, e anche adesso durante la Fase 3. Le banche come rispondono?
R. Stanno studiando servizi non strettamente legati ai pagamenti, ma ad esempio a piattaforme di e-commerce, delivery e file virtuali, anche grazie a partnership con realtà terze.

D. Sono tutti ambiti in cui le startup e il FinTech si sono mossi molto rapidamente dopo l’inizio dell’emergenza Covid-19.
R. Ma le startup hanno un’offerta frammentata, mentre la banca può coordinare un ecosistema complesso di servizi di terzi che interagiscono tra loro.

D. L’evoluzione verso gli invisible payment sembra particolarmente promettente, visto che esclude qualunque forma di interazione alla cassa, anche solo senza contatto. Le banche come vedono questo tema?
R. Le banche sono convinte i pagamenti invisibili siano un traguardo raggiungibile, portando avanti gli investimenti fati finora e capitalizzando le infrastrutture e le partnership costruite nel tempo. Proprio per questo, il focus principale per la banca resta la relazione, digitale o meno, con il cliente. Non c’è invece interesse a farsi carico end-to-end della tecnologia che sta alla base di queste soluzioni: qui si cercano player specializzati e competitivi con cui collaborare. Magari coinvolgendo più banche.

D. Se il focus è sulla relazione e non sulla tecnologia, come evitare il rischio che il fornitore di tecnologia prenda il sopravvento, impossessandosi anche della relazione?
R. Il brand della banca ha la fiducia del cliente: deve quindi restare in ogni fase del processo di acquisto e di pagamento, a presidiare l’esperienza del cliente. La banca deve essere ben visibile, garantire la sicurezza e l’affidabilità di una soluzione. Sono i clienti stessi a chiederlo: perché c’è forte curiosità per la tecnologia, ma non tutti hanno le competenze tecnologiche per capire se una soluzione è sicura o meno. Nell’inviare un pagamento via smartphone in un ambiente nuovo, la presenza del logo conosciuto della banca trasmettere sicuramente più sicurezza.

 

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