NPL in crescita, ma lontani dai picchi della crisi

Outlook 2020 ABI-Cerved crediti deteriorati delle aziende italiane

Tassi di default lontani dai picchi del 2012. Nonostante la crisi e l’aumento della rischiosità, i tassi di deterioramento delle imprese italiane cresceranno ma saranno gestibili.

Non si tornerà ai picchi post-crisi

L’edizione 2020 dell’Outlook ABI-Cerved sui crediti deteriorati delle aziende italiane, infatti, prevede per il prossimo biennio tassi di NLP in crescita, che dovrebbero aggirarsi attorno al 4% nel 2021, ma destinati a calare nuovamente nel 2022. La rischiosità, insomma, sarà inferiore a quanto vissuto in passato, sia guardando a uno scenario base sia a quello peggiorativo.

Due fattori importanti: le dismissioni....

A contenere i tassi previsti è quanto messo in campo fino a oggi. Da una parte, le banche hanno continuato a ridurre lo stock di crediti deteriorati, con dismissioni di crediti e riduzione dei flussi di nuovi prestiti entrati in default: i tassi di deterioramento delle società non finanziarie, cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati, si sono infatti contratti anche nel primo trimestre del 2020, collocandosi al 2,9% (dal 3,1% del primo trimestre 2019), allontanandosi sempre di più dai picchi raggiunti nel pieno della crisi economica (7,5% a fine 2012).

... e gli interventi di moratoria

Dall’altra parte, abbiamo gli interventi di moratoria e sostegno alla liquidità adottati dalle Autorità e dalle stesse banche. Queste misure permetteranno di ridurre il rischio che il lockdown si traduca nel fallimento di imprese altrimenti solvibili, riducendo il tasso di default delle imprese. Anche l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione raggiunto il 21 luglio scorso sul fondo di ripresa Europeo va in questa direzione. Ed eventuali estensioni delle scadenze delle moratorie oltre la fine del 2020 limiterebbero ulteriormente il rischio di default delle imprese, naturalmente.

Lo scenario base...

Nel dettaglio, le previsioni indicano che dopo aver raggiunto nel 2019 i livelli più bassi della serie storica post-crisi finanziaria (2,9%), nel biennio 2020-2021 i tassi di deterioramento delle società non finanziarie torneranno a salire, con un incidenza dei flussi di nuovi prestiti in default sul totale dei prestiti in bonis prevista al 3,8% nel 2020 e al 4% nel 2021, per poi ridursi al 3,3% nel 2022.

... e quello pessimistico

Nella ipotesi di uno scenario pessimistico, invece, con una nuova fase di lockdown in autunno, i tassi di deterioramento dovrebbero raggiungere il 4,5% nel 2020 e il 4,6% nel 2021. Per poi calare nuovamente al 3,8% nel 2022: quindi su livelli inferiori o prossimi a quelli storicamente bassi della fase pre-crisi finanziaria (3,7% bel 2007).

Quali imprese ne soffriranno di più?

L’impatto dell’emergenza sanitaria nel biennio 2020-21 sarà maggiore per le piccole imprese (il tasso di deterioramento passerà dal 2,1% del 2019 al 3,5% del 2021) e le medie (dall’1,7% al 3,1%), soprattutto nello scenario peggiorativo (rispettivamente 4,2% e 3,8% nel 2021). A livello settoriale, invece, i comparti più colpiti in assenza di ulteriore lockdown saranno l’industria (dal 2,3% del 2019 al 3,5% del 2021 nello scenario base) e le costruzioni (dal 4% al 5,1%), mentre nello scenario peggiorativo i più impattati saranno i servizi (dal 2,8% del 2019 al 4,5% del 2021). Nonostante questo incremento, per tutte le classi dimensionali si prevedono nel 2022 tassi di deterioramento inferiori rispetto al 2007 o poco superiori nel caso peggiore e, comunque, sempre ben al di sotto dei picchi del 2012-13.

Al Sud i tassi di deterioramento maggiori

A livello territoriale, nello scenario base il Sud si conferma l’area con i tassi di deterioramento del credito più alti, raggiungendo nel 2021 un picco del 5,3% e attestandosi nel 2022 al 4,6% (era 4,2% nel 2019); il Centro arriverà al 4,6% l’anno prossimo per poi scendere al 4% (contro il 3,4% del 2019), il Nord-Ovest salirà al 3,5% e poi si ridurrà al 2,7% (2,4%), mentre il Nord-Est continuerà ad essere l’area caratterizzata da quote più basse di nuovi deteriorati in rapporto ai prestiti in bonis, con tassi che dopo aver toccato il 3,2% nel 2021 convergeranno al 2,4% nel 2022 (contro il 2,1% del 2019).

 

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