
La crisi spinge i minibond. Durante il lockdown da Covid-19 la necessità di liquidità delle imprese ha trovato risposta in un canale alternativo: il minibond.
86 emissioni in 6 mesi
Secondo l’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto in un’indagine 22 arranger, nel primo semestre del 2020 sono state collocate 86 emissioni: erano 50 nello stesso periodo del 2019. Quindi la crescita è a doppia cifra: +72% a/a. Anche il controvalore è aumentato, anche se non alla stessa intensità: 270,55 milioni di euro contro 220,8, cioè il 22% in più.
Crescita preannunciata nel 2019
Già il 6° Report italiano, pubblicato dall’Osservatorio a fine febbraio, aveva disegnato uno scenario florido relativo al 2019, con vari record raggiunti, legati al numero di emissioni (207, +24,7% sul 2018), di società emittenti (183, di cui 129 per la prima volta) e al flusso di raccolta (1,18 miliardi di euro, +21,1%). Questo nonostante la raccolta delle PMI fosse passata da 379 a 344 milioni e il valore medio delle emissioni fosse sceso a 4,68 milioni nel secondo semestre.
Il manifatturiero al primo posto
In totale, da novembre 2012 al 31 dicembre 2019 sono state 536 le imprese italiane che hanno collocato minibond, tra cui 314 PMI (il 58,6%). L’anno 2019 ha contribuito al totale con 183 emittenti, di cui il 69,4% SpA, il 28,4% Srl e il 2,2% società cooperative, percentuali stabili rispetto al 2018. Il volume dei ricavi invece è molto variabile: 54 emittenti (29,5%) fatturavano meno di 10 milioni di euro prima del collocamento. Circa il settore di attività, si confermava la supremazia del comparto manifatturiero (44,3% del campione).
Il Nord è in testa per emissioni
Sempre relativamente al 2019, la collocazione geografica ha evidenziato una prevalenza delle regioni del Nord: in testa la Lombardia con 41 emittenti (il 22,4% su scala nazionale), in crescita il Veneto e il Trentino-Alto Adige, grazie ad alcune operazioni di sistema come i Trentino Bond e i Pluri Bond Turismo Veneto Spiagge, e anche le regioni di Sud.
La necessità di autofinanziarsi
Quanto alle motivazioni del collocamento, al primo posto c’è l’obiettivo di finanziare la crescita interna dell’azienda (62,1%) e di ristrutturare le passività finanziarie (12,7%), di seguito il bisogno di alimentare il ciclo di cassa del capitale circolante (PMI) e le strategie di crescita esterna tramite acquisizioni (per le grandi imprese).