
Si parla ancora di carte di pagamento, ma il futuro è su app e mobile. I dati dell’Osservatorio Assofin, Nomisma e Ipsos raccontano come sta cambiando il settore dei pagamenti retail.
La conferma: la carta di debito piace di più
La novità emerge già dal nome dell’Osservatorio, ormai dedicato a “Carte di Credito e Digital Payments” proprio per allargare il perimetro di un mondo in piena trasformazione. E i dati partono dalle categorie storiche: le carte di debito, ormai 56,3 milioni nel nostro Paese, e quelle di credito, ferme a 14,8 milioni. In entrambi i casi si confermano i trend di sempre: italiani innamorati della carta di debito, valore del transato in lenta crescita, importo medio della transazione in graduale diminuzione. È un quadro molto famigliare, a chi parla di pagamenti in Italia: il contante resta lo strumento principale di pagamento ma il suo regno viene lentamente eroso dalle alternative digitali.
Le prepagate e la sfida delle neobank
Qualche dato interessante, però, viene dalle carte prepagate e dalle revolving. Le prime sono un fenomeno tipicamente italiano e dopo anni di crescita sembrano avere raggiunto una fase di maturità: lieve calo del numero di carte prepagate in circolazione, +26,5% del numero di transazioni, importo medio più basso. L’Osservatorio ci vede la conseguenza di utenti fidelizzati e maturità del prodotto. Ma è doveroso ricordare l’attacco diretto di molte neobank al prodotto “prepagato”, in alcuni casi esplicitato anche nelle campagne di comunicazione. Per una fascia di clientela più giovane o digitale, è più semplice registrarsi con una neobank via smartphone che recarsi in filiale, all’ufficio postale o al tabaccaio per “farsi una prepagata”: bisognerà attendere i dati relativi a prepagate e neobank nei prossimi anni per valutare se sia in corso una sostituzione, per quanto parziale (ed evidentemente a danno degli incumbent bancari).
Rateizzazione, app e contestualità
Interessanti anche i dati sulle carte rateali. 9,2 milioni di “plastiche”, in gran parte (80%) carte a opzione. Solo il 17% dei flussi spesi viene rateizzato: la percentuale è solo del 6% per le carte emesse dalle banche, ma sale al 69% per quelle emesse da player specializzati (con casi d’uso specifici, come la rateizzazione di un premio assicurativo). Anche la rateizzazione delle spese è infatti un servizio su cui puntano neobank e PayTech (dalla app di nexi, ad esempio, si può rateizzare in pochi tap). Il mobile potrebbe quindi essere uno strumento capace di aumentare il ricorso alla rateizzazione, grazie a comunicazioni contestuali e real time che presentano questa opportunità al cliente dopo un pagamento di un importo significativo.
Il cliente è ancora al contactless
Prospettive, comunque, a cui il cliente sembra ancora lontano. Al momento, secondo i dati dell’Osservatorio, lo strumento più apprezzato dai consumatori è la carta contactless, che per l’industry (e la stampa di settore) è ormai un tema vecchio di anni. Ma che sta contribuendo a portare le carte di pagamento nella routine quotidiana dei cittadini, ad esempio con le recenti applicazioni per il ticketing del trasporto pubblico locale. Le app per il pagamento mobile registrano, comunque, tassi di crescita e diffusione molto sostenuti e potrebbero imporsi più rapidamente rispetto al c-less.
L'assegno al 3,1%. Aziendale meno di una carta su dieci
Ancora due dati dall’Osservatorio. Gli assegni sono ormai confinati al 3,1% delle operazioni di pagamento: una quota residuale ma che presenta costi di sistema molto significativi. Alcune necessità legate all’assegno restano a oggi insoddisfatte dagli strumenti di pagamento digitale più diffusi ed è ipotizzabile che proprio qui ci sia spazio per l’innovazione portata dagli instant payment. Secondo dato: le carte di pagamento aziendali sono a malapena l’8,2% di quelle in circolazione. Tutte le altre sono personali o famigliari. Ci sono quindi spazi molto ampi di crescita per strumenti di gestione delle spese delle aziende, dei collaboratori e dei loro dipendenti: e infatti, qualche FinTech ci sta già lavorando.