Perché l’oro potrebbe tornare a crescere

Oro ETF

Nuovo boom in arrivo per l’oro? La super performance degli ETF che investono nell’industria aurifera sembra anticipare un nuovo aumento della quotazione dell’oro. Anche perché lo scenario post Brexit è assolutamente recessivo.

ETF Gold Miners in forte crescita

Come racconta Massimo Siano, Head of Southern Europe di ETF Securities, da inizio 2016 l’ETFS DaxGlobal Gold Miners, ETF che investe in azioni del settore aurifero, è di gran lunga il miglior performer ETF di Borsa Italiana: +111,6%, davanti ai cloni che investono sul Brasile (tutti intorno al 40%) e sullo zucchero (intorno al 26%).

Grafico sovraperformance gold miner

Recessione dopo la Brexit?

«Vedo uno scenario molto simile a quello del 2008 – commenta Siano. A gennaio 2016 avevamo 13,9 miliardi in gestione, oggi siamo a 21,5: una crescita legata in gran parte ai prodotti che investono in oro e azioni aurifero. Dopo la Brexit la nostra raccolta in oro è cresciuta di 1 miliardo: sono dati senza precedenti, che mi ricordano molto la situazione del 2008, poco prima del fallimento Lehman Brothers, con un mercato azionario in difficoltà e un obbligazionario che iniziava a rivelarsi debole».

L’oro è l’investimento del 2016

Come sempre, l’oro funziona da bene rifugio: quando i mercati sono in difficoltà, a sovraperformare sono oro e metalli preziosi. «In base ai nostri dati – spiega Siano – la Brexit ha avuto un effetto recessivo: assistiamo a flussi di investimento su oro, short sterlina e short FTSE100. Il Gold Mining e l’oro per noi sono l’investimento dell’anno». Chi oggi sceglie di comprare oro ha paura di un contesto di tassi negativi, con le banche europee che hanno importanti problemi, l’economia europea che ristagna, il rischio di un “contagio”: la Brexit ha casomai aggravato la situazione, convincendo anche gli indecisi a rifugiarsi nell’oro.

Chi scommette sul rialzo dell’oro

Questo nonostante le difficoltà dell’industria aurifera degli ultimi anni: i principali player scontavano il pesante indebitamento (legato anche agli investimenti necessari a trovare nuovi giacimenti, che infatti sono stati ridotti per concentrarsi sulla riduzione del debito) e il calo del prezzo dell’oro. Il rischio è che al salire del prezzo dell’oro gli estrattori siano sorpresi con poche scorte. «Ma il mercato non sembra preoccuparsene al momento – afferma Siano –, anzi: con gli attuali ratio di indebitamento, le aziende Gold Mining sono da acquistare quando il prezzo dell’oro supera i 1.510 dollari l’oncia. Perché gli investitori stanno premiando così tanto i titoli auriferi, anche con l’oro a 1.330 dollari/oncia? Forse perché sono convinti che il prezzo dell’oro presto salirà rapidamente».

Sterlina volatile, bene l’argento

Da qui la previsione di una crescita dell’oro. «Io consiglierei di investire in gold con prodotti non hedged – conclude Siano – non vedo per il cambio Euro/Dollaro una volatilità tale, nel breve termine, da richiedere una protezione. Una volatilità importante ci sarà piuttosto per la Sterlina: nel medio-lungo termine sicuramente l’economia europea dovrà ristrutturarsi ed evolversi, oppure il cambio EUR/USD sarà ben al di sotto della parità. Anche l’argento, molto correlato all’oro, potrebbe essere un investimento conveniente, anche se è sempre più volatile dell’oro».

Mercato immobiliare UK e “effetto Trump”

Guai in vista anche per il mercato immobiliare britannico. Dopo la Brexit, lo spostamento dei giganti della finanza (e non solo) in altre città europee libererà in breve tempo molti spazi commerciali ed uffici: il calo, per non dire crollo, dei prezzi si estenderà alle case. E, di conseguenza, al mercato dei mutui, replicando alcuni degli innesti della crisi finanziaria del 2008. Una prospettiva che non fa che accreditare l’ipotesi di una crescita del prezzo dell’oro. Soprattutto con le elezioni presidenziali USA in arrivo il prossimo novembre e l’incognita di un “effetto Donald Trump”.
 

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