E’ operativa da inizio settembre Value Transformation Services (V-TServices), la joint venture 49% UniCredit 51% IBM che ha l’obiettivo di gestire l’infrastruttura tecnologica di UniCredit rivolgendosi anche come fornitore di servizi alle banche medie dei Paesi in cui il Gruppo è presente.
GESTIRE LA COMPLESSITA' Una operazione di co-sourcing che segue il modello di quelle già realizzate con Accenture nella gestione della fatturazione e con HP per i processi di payroll. Nella nuova società confluiscono risorse tecnologiche e circa 700 persone da UniCredit Integrated Business Solutions, il resto dei circa 1.000 dipendenti proviene da IBM, e anche nel top management figurano professionisti di entrambe le aziende. Come spiega Paolo Fiorentino, Chief Operating Officer di UniCredit, la sfida della nuova società è gestire la complessità di una macchina IT che elabora quotidianamente 6,5 milioni di transazioni su conto corrente, 3 milioni di pagamenti e 1,2 milioni di transazioni su ATM: una macchina che non può permettersi alcun disservizio, ma che resta pressoché invisibile al cliente finale, da cui viene quasi data per scontata.
730 MILIONI DI SAVINGS IN 10 ANNI Oltre ai risparmi (stimati in 730 milioni di euro su un orizzonte temporale di 10 anni), V-TServices porterà quindi a UniCredit l’accesso alle soluzioni innovative di IBM (il cui investimento globale in ricerca è di 6 miliardi di dollari l’anno, contro i 415 milioni di euro di UBIS). Tra le aree di lavoro più importanti elencate da Massimo Schiattarella, General Manager della jv, spiccano certamente big data, storage, gestione dei mainframe e, soprattutto, il cloud computing, con un grande progetto cloud su ambiente distribuito che dovrebbe completarsi nel giro di 14 mesi.
RIVOLGERSI ALLE BANCHE MEDIE Ma gli obiettivi di V-TServices vanno oltre il supporto a UniCredit con soluzioni e servizi innovativi. «Il mercato bancario sta cambiando e cerca operatori in grado di gestire la complessità – commenta Giovanni Linzi, CEO di Value Transformation Services. Molte banche medie, e intendo le banche italiane tra i 300 e i 700 sportelli, sono troppo grandi per rivolgersi a uno degli outsourcer locali ma al contempo troppo piccole per lanciare in autonomia programmi di autoefficientamento. È a queste 15-20 banche, particolarmente in difficoltà in questo momento, che ci rivolgiamo per sfruttare insieme le economie di scala e di volume: basti pensare che il 70% degli investimenti di UniCredit Business Integrated Solutions va a coprire obblighi dettati dalla compliance per comprendere quante risorse potrebbero essere liberate a favore di investimenti in vera innovazione, in quelle soluzioni capaci cioè di portare un vero vantaggio competitivo e distintivo a ciascuna banca».