
Le scelte strategiche per competere nell'open banking vanno fatte oggi: intervista a Gianni Spada, CEO di Dedagroup Business Solutions.
Per ogni banca è il momento di farsi una domanda fondamentale sul proprio sistema informativo. È all’altezza della sfida futura dell’open banking? «Se la risposta è no – afferma Gianni Spada, CEO di Dedagroup Business Solutions – allora la banca deve chiedersi come competerà nel nuovo scenario. Perché il rischio è di ritrovarsi spettatori di un mercato futuro radicalmente diverso. Il cambiamento non sarà immediato, ma avverrà. E oggi vanno scelte le strategie per rispondere alla pressione della normativa, all’innovazione e alle aspettative dei clienti».
«Il cambiamento non sarà immediato, ma avverrà. E oggi vanno fatte le scelte strategiche»
Costruire oggi il modello futuro
A fare la differenza sarà in primis la macchina IT, intesa come somma di tecnologia e organizzazione della banca. «Sul mercato si affacciano numerosi nuovi player che propongono soluzioni di diverso tipo – spiega Spada – e se la banca non sa attrarre e trattenere clienti, rischia di erodere la propria customer base disperdendo valore. La disruption avverrà certamente in modo graduale la banca però deve iniziare a costruire fin d’ora quello che sarà il suo modello organizzativo e tecnologico futuro, con l’intelligenza strategica di pensare che il ritorno degli investimenti sarà piuttosto diluito nel tempo».
La banca coincide con IT e organizzazione
Se la risposta alla domanda fondamentale è no, come dicevamo in apertura, allora la banca deve valutare un cambiamento, anche radicale, di organizzazione e IT. «Quel che abbiamo osservato nei lunghi anni di lavoro a fianco di banche e istituzioni finanziarie di ogni tipo e dimensione, è che la banca tende a coincidere sempre di più con il proprio sistema informativo. Questo quindi deve essere flessibile e veloce per adottare le soluzioni che si presentano sul mercato. Alcune hanno saputo superare le rigidità, quelle che oggi vediamo più pronte si presentano con un sistema informativo open, con un’architettura a servizi e una buona struttura di API, indispensabile per una banca che deve farsi aggregatore di prodotti e soluzioni specializzate per rivolgersi ai clienti, aziende e corporate, con un’offerta di eccellenza. Anche dal punto di vista strategico, la banca che vede nei new comers sul mercato non i competitor, ma gli strumenti con cui competere con le altre banche, nel nuovo scenario ci sembra meglio attrezzata alla sfida. La competizione non avviene ‘contro’ ma grazie a FinTech e BigTech, questo mi pare il mindset giusto».
La competizione non avviene ‘contro’ ma grazie a FinTech e BigTech, questo mi pare il mindset giusto
First mover e vincitori
Proprio per questo occorre guardare alle realtà che stanno investendo in questo modello futuro, sia tra le challenger bank sia tra i player più consolidati. «Molte banche hanno sistemi IT datati – continua Spada – e solo le realtà che hanno avviato l’evoluzione del sistema informativo, con lungimiranza, negli scorsi anni, possono pensare di costruire l’open banking sulla loro infrastruttura. Altre non sono oggettivamente nelle condizioni di farlo e devono fare scelte anche radicali per competere. Le banche hanno la fiducia del cliente, i dati, la capacità di investimento e un solido presidio della compliance: in questo periodo di transizione verso un nuovo modello a livello di alta direzione serve una strategia per restare rilevanti e competitivi. Non c’è una sola opzione: tra i vincitori sul mercato troveremo sia grandi player, sia realtà specializzate e di nicchia, tutti però avranno investito su IT e organizzazione per offrire un servizio di eccellenza a un cliente che sarà libero come non mai di scegliere con chi operare».