Una rivoluzione copernicana. Così viene definito l’open banking nella “Rilevazione sull’IT nel sistema bancario italiano – Profili tecnologici e di sicurezza” elaborato da CIPA e ABI.

Il traguardo del 2021
Salta subito all’occhio il motivo per cui questo nuovo paradigma trainato dalla PSD2 venga accostato alla teoria eliocentrica di Copernico: al centro abbiamo la clientela, la banca è affiancata invece dalle terze parti e ha come obiettivo ultimo quello di trasformarsi in una piattaforma di scambio e di integrazione. Certo per tagliare questo traguardo bisognerà aspettare qualche anno, in teoria il 2021.
Lo stato dei lavori
Nel frattempo, le banche italiane sono al lavoro sull’open banking: il 60% del campione analizzato (19 gruppi bancari, per lo più attivi nel retail) è impegnato nelle fasi realizzative, di questo il 36,8% è ancorato allo stadio iniziale, il 10,5% in iniziative pilota e una eguale percentuale invece si è già mossa verso uno stadio avanzato; inoltre, più di un terzo del campione è impegnato in attività preparatorie di analisi preliminare, gap analysis e definizione della roadmap d’azione.
Non più solo banca
La banca, grazie all’open banking, potrà cambiare quindi il proprio ruolo: molti istituti infatti vogliono proporsi come AISP (Account Information Service Provider) e concentrarsi sul miglioramento dell’offerta alla clientela. Ma oltre la metà dei gruppi intende anche assumere il ruolo di PISP (Payment Initiation Service Provider), realizzare quindi nuovi modelli di business e favorire l’integrazione con altri settori. Insomma, si allarga il perimetro di azione.
Sicurezza e compliance, ancora un freno
Le nuove tecnologiche e, soprattutto, la collaborazione con terze parti sono considerati fattori abilitanti da oltre il 60% del campione. Mentre tra gli ostacoli permangono la sicurezza e la compliance, insieme agli aspetti legati ai rapporti con le terze parti: solo una banca su dieci ha già adottato policy ad hoc per regolarne gli interscambi, mentre il 68,4% prevede di farlo in futuro.
Nuove infrastrutture: una necessità per tutti
Tutte le banche hanno però pianificato di stanziare ulteriore budget per adeguare i sistemi IT, al fine di avere infrastrutture e applicazioni sicure e pronte per l’open banking. Per lo più rivolgendosi ai consorzi che operano nel settore bancario, ma anche ai global vendor, alle società di consulenza IT, ai fornitori specializzati nel settore e, infine, agli outsourcer del gruppo. Ma anche le metodologie di sviluppo innovative per l’open banking si fanno strada: poco meno della metà del campione ha scelto di usare DevOps, agile e continuos integration.
Organizzazione e skill da formare
Non mancano gli interventi sull’organizzazione dell’information technology e le attività di formazione del personale. Quest’anno infatti le banche sono impegnate nel costituire task force dedicate ed entro il 2021 toccherà revisionare anche i modelli di governance IT. Per quanto riguarda il reperimento di skill, l’85% dei gruppi formerà le proprie competenze interne, mentre il 73% si rivolgerà a società di consulenza e il 40% circa a global vendor, FinTech o al proprio outsourcer.
Grandi dati ed API
Ciò che preme di più alle banche che si stanno avvicinando all’open banking è però l’impatto sugli ambiti tecnologici: le infrastrutture, le applicazioni, i dati e la sicurezza. E questo si traduce in capacità di analizzare i big data (importante per il 90% del campione) e sviluppare Open API (85%). Rimane in ombra al momento, ma crescerà nel 2021, l’utilizzo di advanced analytics, intelligenza artificiale, cloud e blockchain. L’IoT al momento invece non è ritenuta una tecnologia rilevante per il mondo bancario.
Usare o fornire API?
Le banche possono essere sia consumer sia provider per quanto riguarda le Open API: nel ruolo di utilizzatori, la percentuale dei gruppi interessati dalle API dispositive passerà dal 30% del 2019 al 60% circa nel 2021 e aumenterà lievemente per le API informative (attestandosi intorno al 70% nel 2021). Mentre per le API VAS (Value Added Services), inizialmente segnalate solo dal 10% del campione, crescerà fino a ricomprendere l’80% dei gruppi. Nel ruolo di provider, invece, la percentuale andrà a scendere, in particolare per le API dispositive (dal 90% al 20%) nel prossimo biennio, a fronte di una crescita per le API VAS (da un quarto a tre quarti dei gruppi).