I costi fissi e la capitalizzazione limitata hanno accentuato gli effetti della crisi sulle imprese italiane. E i tentativi di ridurre i tempi di incasso dalla clientela non hanno migliorato il cash flow delle aziende. Soprattutto negli ultimi 2 anni, in cui sono fallite oltre 8mila imprese nel 2010 e oltre 9mila nel 2011, e su cui Experian ha condotto una analisi per capire quali siano i fattori che più hanno inciso sul loro fallimento.
Calo dell'attività
Sia le aziende fallite nel 2011 sia quelle che hanno chiuso nel 2010 hanno assistito a un peggioramento della situazione quasi esclusivamente per il calo dell’attività. Le prime, ad esempio, hanno visto calare il valore di produzione del 30% nel 2009 e del 55% nel 20120; le seconde, invece, nel 2009 hanno toccato una flessione nella produzione del 59%.
I primi sentori già tre anni prima
I sentori di un calo delle attività erano già stati avvertiti 3 anni prima del fallimento. Nel 2009 le aziende che hanno chiuso i battenti nel 2011, a causa del calo della produzione, avevano registrato un peggioramento del grado di copertura delle immobilizzazioni (-90%), indicatore di una rigidità strutturale dei costi.
Non faccio più credito, ma serve?
Anche far meno credito ai clienti non ha giovato: le aziende fallite lo scorso anno hanno ridotto i crediti commerciali (-12% nel 2009 e -35% nel 2010) e i tempi di incasso delle fatture (-11% nel 2009 e -29% nel 2010), ma l’esposizione si è ridotta molto meno rispetto alla produzione.
Stretta creditizia, incide solo in parte
Nonostante l’incremento del credito bancario sul capitale (+ 37,2% nel 2009 per le fallite del 2010; +15 nel 2009 e +30% nel 2010 per le fallite del 2011) le aziende in sofferenza non hanno tratto alcun beneficio. “La nostra analisi richiama una verità ineludibile, afferma Giglio del Borgo, Country Manager di Experian in Italia. E cioè che soprattutto nelle fasi di recessione, le imprese in gravi difficoltà non escono dal sentiero del fallimento se non cambiano rapidamente passo. Riorganizzare, tagliare i costi e innovare sono le sole scelte per risalire la china e avere anche l’appoggio del sistema creditizio. La cautela delle banche nell’erogare finanziamenti è oggi vista con apprensione da molte imprese, e si può anche capire, ma il credito non può che andare alle aziende sane o che, pur con qualche problema, hanno avviato programmi di rilancio efficaci”.
Calo dell'attività
Sia le aziende fallite nel 2011 sia quelle che hanno chiuso nel 2010 hanno assistito a un peggioramento della situazione quasi esclusivamente per il calo dell’attività. Le prime, ad esempio, hanno visto calare il valore di produzione del 30% nel 2009 e del 55% nel 20120; le seconde, invece, nel 2009 hanno toccato una flessione nella produzione del 59%.
I primi sentori già tre anni prima
I sentori di un calo delle attività erano già stati avvertiti 3 anni prima del fallimento. Nel 2009 le aziende che hanno chiuso i battenti nel 2011, a causa del calo della produzione, avevano registrato un peggioramento del grado di copertura delle immobilizzazioni (-90%), indicatore di una rigidità strutturale dei costi.
Non faccio più credito, ma serve?
Anche far meno credito ai clienti non ha giovato: le aziende fallite lo scorso anno hanno ridotto i crediti commerciali (-12% nel 2009 e -35% nel 2010) e i tempi di incasso delle fatture (-11% nel 2009 e -29% nel 2010), ma l’esposizione si è ridotta molto meno rispetto alla produzione.
Stretta creditizia, incide solo in parte
Nonostante l’incremento del credito bancario sul capitale (+ 37,2% nel 2009 per le fallite del 2010; +15 nel 2009 e +30% nel 2010 per le fallite del 2011) le aziende in sofferenza non hanno tratto alcun beneficio. “La nostra analisi richiama una verità ineludibile, afferma Giglio del Borgo, Country Manager di Experian in Italia. E cioè che soprattutto nelle fasi di recessione, le imprese in gravi difficoltà non escono dal sentiero del fallimento se non cambiano rapidamente passo. Riorganizzare, tagliare i costi e innovare sono le sole scelte per risalire la china e avere anche l’appoggio del sistema creditizio. La cautela delle banche nell’erogare finanziamenti è oggi vista con apprensione da molte imprese, e si può anche capire, ma il credito non può che andare alle aziende sane o che, pur con qualche problema, hanno avviato programmi di rilancio efficaci”.