Clienti troppo costosi per il business model della startup tedesca, che ha promesso a tutti i correntisti prelievi gratuiti in ogni angolo del mondo all'insegna della banca semplice. Ed ecco che agli inizi di giugno NUMBER26 ha iniziato a parlare di chiusure di alcuni conti correnti, senza dare alcuna giustificazione. Con la conseguente ira, tutta social, della clientela che non si aspettava certo di vedere il proprio conto chiuso da un giorno all’altro.
La banca digital ha naturalmente dovuto chiedere scusa, soprattutto perché non è stata in grado di comunicare in modo aperto e attivo alla propria clientela ciò che stava succedendo (una incapacità di comunicazione che non si addice certo all’immagine del FinTech). Soprattutto non ha voluto chiarire le motivazioni, emerse solo successivamente: ovvero la volontà di chiudere solo i conti correnti degli utenti più costosi. Coloro che con la carta di debito prelevano più di 15 volte al mese, pesando sulla cassa di NUMBER26 che deve assorbire il costo di ogni prelievo.
Forse il business model delle FinTech, così attraenti per via della user experience (realmente distintiva) che sanno offrire e dei servizi bancari basici a costo zero, non è sostenibile nel lungo periodo. E anche se si corre ai ripari, con la promessa di valutare caso per caso il rientro di alcuni correntisti, l’immagine di una banca diversa, senza filiali e tutta mobile, potrebbe anche non convincere più. E magari quei correntisti torneranno nella filiale della loro precedente banca: quella tradizionale, che ti offre un servizio, chiaro e preciso, a un prezzo trasparente.