NFC Summit/2. Focalizzarsi sui servizi

Il secondo giorno del GSMA NFC & Mobile Money Summit si apre con un keynote che è anche il padrone di casa: Franco Bernabè, Chairman e CEO di Telecom Italia e Chairman di GSMA.

L'operatore mobile ha la fiducia del cliente
Nella sessione plenaria Bernabè ribadisce la necessità di un approccio integrato all'NFC: "se il settore della telefonia mobile, quello finanziario, l'amministrazione pubblica e le altre industrie interessate dai servizi NFC usano strategie diverse, la conseguenza è una frammentazione eccessiva, senza alcun vantaggio concreto per nessun attore".  Poi introduce un concetto chiave, quello della fiducia: gli operatori mobili sarebbero in grado di fornire, secondo Bernabè, quella fiducia che un consumatore richiede prima di fornire i propri dati finanziari.

Non è un business per le banche?

E il secondo keynote, Michael Joseph, Managing Director Mobile Money di Vodafone, tira la stoccata: "questo non è un business bancario, ma per gli operatori mobili, che possono trovarvi un vero valore aggiunto". Dichiarazione che sembra passare inosservata nel corso della presentazione ma viene invece discussa fuori dalla sala: in molti sottolineano come siano invece le banche ad avere sviluppato casi di successo in molti Paesi in via di sviluppo. A volte, come in Nigeria, anche perché il Regolatore di un sistema di mobile payment e mobile banking senza banche non ne voleva proprio sapere. Ma, d'altronde, siamo in "casa GSMA", forse è giusto fare il tifo per le Telco.

Gli italiani? Più NFC-ready di quanto pensiamo

Dopo Jung Hee Song, Senior EVP dell'operatore coreano KT, che ha mostrato le cifre da capogiro raggiunte dall'NFC nel suo Paese, è stata la volta di Philippe Vallée, EVP di Gemalto: "non è più tempo di test e pilot", ha ribadito Vallée. Che ha poi lanciato un messaggio importante per il nostro Paese: "Gemalto crede nelle potenzialità del mercato italiano, ci sono i progetti e ci sono le intenzioni. E gli italiani potrebbero essere più NFC-ready di quanto pensiamo".

La ricarica Wind diventa social
Poi trovo il modo di fare una chiacchierata con Joshua Rush, Vice President Product & Marketing di Vesta, che ha appena annunciato un progetto con Wind per consentire la ricarica del credito telefonico da Facebook, sfruttando il social network per chiedere "un aiuto" ad amici o parenti: una vera e propria richiesta di ricarica che compare tra le notifiche. Annunciata oggi, ma attiva da luglio, la soluzione ha già oltre 6mila fan, che hanno effettuato ricariche da 19 paesi diversi.

La rivalità NFC-App continua
La chiacchierata con Joshua Rush verrà ripresa sul numero di novembre di AziendaBanca, ma tra gli spunti più interessanti c'è sicuramente l'eterna rivalità tra NFC e soluzioni di pagamento basate su App: secondo Rush l'NFC non si imporrà prima di 2 o 3 anni, e nel frattempo funzioneranno meglio soluzioni provvisorie basate su App. Ma una volta abituati a "pagare mobile" con una App, perché mai i clienti dovrebbero passare all'NFC? E le aziende che hanno sviluppato queste App "provvisorie" forse non lotteranno per mantenere il mercato che hanno conquistato? La battaglia si combatterà sui servizi a valore aggiunto: loyalty, scontistica, coupon, programmi fedeltà e così via. E sembra ancora apertissima.

Basta parlare di NFC, parliamo di servizi
Alla tavola rotonda di approfondimento per i media il tema è sostanzialmente uno: la tecnologia c'è, ma mancano i servizi per conquistare definitivamente il cliente e l'esercente. Servizi che richiedono, purtroppo, la collaborazione di tanti, forse troppi, attori, e che nel caso del trasporto pubblico, tanto per fare un esempio, devono confrontarsi con la frammentazione delle soluzioni di ticketing utilizzate da ciascuna azienda di trasporto locale. Ognuno ha sempre fatto da sé, ma per un NFC efficace ci vorrebbe uno standard. Sintetizza bene la situazione Sergio Cozzolino di Telecom Italia: "Basta parlare di tecnologia NFC, incominciamo a parlare di servizi".

In Svezia, un wallet per tutto

C'è il tempo per fare una sosta allo stand di Accumulate-PayEx, realtà che in Svezia ha lanciato, nel luglio scorso, un wallet basato su App: acquistando online, si inserisce il proprio numero di cellulare e si autorizza la transazione digitando il PIN sullo schermo, mentre per le transazioni in presenza non è troppo schizzinoso e utilizza NFC integrato nel telefono o su sticker, RFID, codice a barre e QR code. E' disponibile per praticamente tutti i sistemi operativi mobile (l'origine svedese garantisce la copertura per i modelli dei vicini di casa di Nokia), e il suo vero punto di forza è nel loyalty: integra infatti nel wallet una serie di coupon o di voucher, generabili anche dal merchant per le ragioni più disparate (un rimborso, un premio, un cashback e così via). In Svezia è utilizzabile con i 4 principali operatori di telefonia (coprendo potenzialmente il 97% della popolazione!), ma la soluzione sta debuttando in diversi altri Paesi.

 

 

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