Così si lavora all'ATM del futuro

Tre esperienze di innovazione dell'ATM dall'ATMIA Summit di Roma: il Next Gen ATM, il riconoscimento facciale agli ATM di CaixaBank e il c-less per la filiale self service.

Caixa Bank riconoscimento facciale

Il Next Gen ATM parlerà con lo smartphone

Un nuovo modello architetturale, basato su API e web services, per espandere le potenzialità dell'ATM oltre le transazioni tradizionali. E aprendo al dialogo con gli smartphone. Il CEO di ATMIA, Mike Lee, dà gli ultimi aggiornamenti sul progetto Next Gen ATM. Nato a marzo 2017 con l'obiettivo di capire come l'ATM deve evolvere per restare centrale nell'esperienza del cliente in futuro.  Il Consorzio Next Gen ATM comprende ormai 277 aziende da tutti i continenti e punta a creare un modello basato su tre strati: l'infrastruttura, uno strato di servizi, e device end-point, nello specifico ATM e smartphone. Il proof of concept è la prossima fase che andrà a verificare questo nuovo modello di infrastruttura, con l'idea di presentare un prototipo a Houston a febbraio 2020.

Un salto quantico con Windows 10

L'idea è approfittare della migrazione a Windows 10 per fare un salto quantico e abilitare un modello da "nuova generazione" che riguarda non tanto l'hardware, quanto l'apertura tramite API e web services al mondo esterno e ai servizi innovativi. Entro il 2025 si prevede la certificazione dei primi prodotti e servizi (si farà interamente online) e a quel punto gli investimenti cresceranno da parte dell'intera industria.

Riconoscimento facciale agli ATM CaixaBank

Dal punto di vista dell’innovazione hardware (ma c’è spazio anche per il mobile), Alejandro De Oleza, ATM Business & Onboarding Director di CaixaBank Digital Business, ha presentato i risultati dei primi 6 mesi di uso del riconoscimento facciale per identificarsi all’ATM, al posto del PIN. Un’indagine su un campione di clienti ha infatti rivelato una buona predisposizione verso il riconoscimento facciale e sulla biometria, con qualche preoccupazione sulla scarsa maturità della tecnologia e sulla condivisione dei dati.

Solo il 5% di chi l'ha provato preferisce il vecchio PIN

L’onboarding al nuovo servizio è stato svolto in filiale, direttamente dagli addetti della banca che guidano il cliente nel percorso di registrazione. In 6 mesi, l’80% dei clienti a cui è stato proposto il riconoscimento facciale ha aderito. Di questi, solo il 5% preferisce usare il PIN. I tempi medi per il prelevamento si sono ridotti del 5% (un dato su cui riflettere: forse ci sono margini di miglioramento altrove). Prossimamente sarà attivata la possibilità di registrare i propri dati biometrici tramite mobile (dove d’altronde molti clienti ne fanno già uso per sbloccare il cellulare).

Dall'NFC al touchless ATM (si da tutto da app)

Permette invece di risparmiare dai 5 agli 8 secondi (ma è il primo step di una trasformazione più ampia) il progetto di Raiffeisen Landesbank Oberoesterreich, raccontato dal Product Manager Self Service Gerold Aberl. La Raiffeisen austriaca ha permesso ai propri clienti di identificarsi appoggiando la carta contactless, anche in versione dematerializzata su mobile wallet, a un lettore NFC installato sugli ATM. L’accoglienza dei clienti è stata buona e si punta a installare la soluzione su metà della rete ATM in Austria e a integrare le carte HCE e tokenizzate. Più interessante, però, il possibile step 2: portare l’autenticazione con biometria sul cellulare del cliente, che preseleziona da app ammontare da prelevare e valuta, completando l’operazione con un tap. Ed è tutta da esplorare la potenzialità di una comunicazione bidirezionale, in cui l’ATM invia allo smartphone del cliente informazioni o coupon.

 

 

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