Si chiama YAP, ovvero PAY al contrario: è la app Nexi per i più giovani. Strumento di digitalizzazione e inclusione finanziaria, che combina mobile payments e gamification.
Sono i pagamenti digitali lo strumento giusto per l’inclusione finanziaria dei più giovani. E l’azione inclusiva dovrebbe partire dalla banca, che può posizionarsi strategicamente come riferimento per i clienti del futuro. «Per le generazioni più giovani c’è un rischio paradossale – afferma Edoardo Giorgetti, Head of YAP in Nexi –, cioè quello di ritrovarsi esclusi dai pagamenti digitali tradizionali, come le carte di credito, nonostante siano il segmento più propenso all’uso di servizi innovativi, dall’e-commerce al car sharing. Credo che nel 2020 sia impensabile che un giovane possa essere costretto a pagare in contanti».
Al cliente giovane serve il denaro digitale
Ed è per questo che, un paio di anni fa, Nexi ha creato YAP, un'app di pagamento che integra una carta ricaricabile virtuale attivabile con un processo interamente digitale nel giro di una decina di minuti. «Un cliente molto giovane – prosegue Giorgetti – non ha bisogni evoluti come finanziamenti o investimenti. La sua principale esigenza è pagare i servizi che usa, in buona parte digitali. Ma è anche un cliente cresciuto con internet e plasmato dall’esperienza con social e OTT: mi serve quindi una carta gratuita, attivabile in tempi rapidi e collegata a meccanismi di gamification».
Accumuli punti con la carta
Quello della gamification è un aspetto importante. Perché il segmento di clientela più giovane è abituato a meccanismi immediati di rewarding. «In YAP abbiamo creato il Forziere, un meccanismo di instant gratification – spiega Giorgetti – per cui il cliente, a ogni utilizzo della carta, ottiene monete virtuali e può vincerle sotto forma di coupon Amazon. Spesso offriamo cashback, cioè lo sconto sugli acquisti. E skin per la app e altri contenuti digitali, come la musica di Tidal».
Il potenziale della gamification
E la gamification è alla base anche del passaparola digitale, che ha contribuito alla crescita di YAP. «Ci avviciniamo ai 900mila clienti – racconta Giorgetti – di cui molti acquisiti con il meccanismo del “member get member”, per cui un cliente può invitare i propri amici a iscriversi a YAP, ottenendo punti o premi per ogni invito accettato. Abbiamo un livello di soddisfazione estremamente elevato, che alimenta il passaparola». Un meccanismo analogo permette anche alla banca di farsi promotrice di YAP presso i clienti, fornendo un “Bank Connect”, cioè un codice univoco che il cliente inserisce in fase di attivazione della app, «che avrà così un aspetto grafico personalizzato in base alla banca di origine – prosegue Giorgetti. Per la banca c’è la massima libertà nella proposizione di YAP, che può essere un prodotto di prima fidelizzazione dei figli dei clienti, oppure una prepagata gratuita affiancata all’offerta di un conto giovani, per esempio per l’e-commerce».
Quel boom durante il lockdown
La possibilità di attivare digitalmente una carta utilizzabile nel commercio elettronico, senza uscire di casa e senza fisicità, ha spinto la richiesta di YAP nel corso del lockdown. «E abbiamo visto un utilizzo importante delle carte per trasferire denaro tra una regione e l’altra – specifica Giorgetti – magari tra membri della stessa famiglia, separati dalla quarantena. I casi d’uso sono diversi: dal commercio elettronico, che con il Covid-19 si è definitivamente affermato tra le abitudini degli italiani, appunto all’invio di denaro in modalità P2P con gli altri utenti YAP».
L’approccio di sistema
Per molti versi, YAP non è diversa da altre carte prepagate, ricaricabili con un bonifico su un IBAN tecnico, con altre carte o con un versamento in contanti nei punti SisalPay. «La differenza è nella capacità di tenere il passo con l’innovazione, soprattutto in ambito mobile – spiega Giorgetti. Sviluppare una app significa investire risorse per gestire tecnologie instabili e immature. Se le banche investono in progetti indipendenti e frazionati, otterranno risultati modesti dal punto di vista della customer experience e anche della sicurezza. Per questo crediamo in un approccio che permette di personalizzare sulla singola banca un prodotto di inclusione finanziaria e digitale dei più giovani. Da cui poi andare a costruire un’offerta complementare».
Non diventerà l’ennesima neobanca
Un prodotto di ingresso nei servizi digitali della banca, quindi, e non un potenziale concorrente. YAP, insomma, non è destinata a diventare una neobank. «La nostra evoluzione non è nelle funzionalità più complesse – conferma Giorgetti – ma ci vediamo sempre in associazione ai prodotti bancari del singolo istituto partner, non in ottica di competizione. Puntiamo piuttosto a svilupparci in ottica di gamification: abbiamo scelto il nome YAP perché è “PAY” letto al contrario. YAP vuole quindi ribaltare l’idea un po’ noiosa del pagamento, lavorando sugli aspetti di reward e di premi grazie a partnership con altre realtà digitali, offrendo alle banche un servizio e un prodotto tecnologicamente robusto, oltre che divertente».
Questo articolo è stato pubblicato all'interno dello Speciale Pagamenti sul numero di ottobre di AziendaBanca.