Di green economy se ne parla da un po’ di tempo. Nell’ottobre del 2006 fu il Rapporto Stern sui cambiamenti climatici a proporla come un modello economico sempre più indispensabile.
Cos’è la green economy?
Qualche anno dopo, nel giugno del 2011, la Commissione Europea la definì come “un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà investendo e salvaguardando le risorse del capitale naturale da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta”. Più di recente sono state le Nazioni Unite, per il tramite dell’UNEP (United Nations Environment Programme), a descriverla come quell’economia “che produce benessere umano ed equità sociale, riducendo allo stesso tempo i rischi ambientali e le scarsità ecologiche. Nella sua espressione più semplice, un'economia verde può essere pensata come un'economia a basse emissioni di anidride carbonica, efficiente nell'utilizzo delle risorse e socialmente inclusiva".
Banche e servizi green
Insomma, a prescindere dalla definizione scelta e sintetizzando fino all’inverosimile il concetto, appare chiaro che con la green economy siamo al cospetto di un modello di sviluppo ecosostenibile in quanto è in grado di sostenere contemporaneamente un basso impatto ambientale e la crescita di benessere tra la comunità. Tutti i settori oggi sono coinvolti nella green economy e un ruolo importante è svolto dalle banche che stanno sempre più affinando i prodotti e servizi green.
I mutui verdi
Tra questi particolare attenzione è attribuita ai “mutui verdi”, ovvero ai finanziamenti il cui vincolo è quello di essere destinati alla riqualificazione energetica che, tra l’altro, rientra nel ricco segmento della ristrutturazione degli edifici pubblici e privati che pesa molto nel mercato immobiliare nazionale.
Anche questo è emerso, in questi giorni, nella seconda tavola rotonda nazionale sul "Finanziamento della riqualificazione energetica degli edifici in Italia", organizzata a Roma dalla Commissione Europea in collaborazione con l'ABI, il Ministero dello Sviluppo Economico e l'Enea.
Obiettivo dei lavori era quello di sviluppare ulteriormente il dialogo tra i principali interlocutori pubblici e privati in Italia su come favorire l'accesso al credito, ridurre i rischi connessi con la realizzazione di opere di riqualificazione energetica, identificare obiettivi comuni di sviluppo da apportare all'attuale quadro regolamentare.
Dai lavori è emerso che dovranno essere individuati strumenti e iniziative finalizzati a favorire:
• la valorizzazione delle informazioni disponibili sulle prestazioni energetiche degli immobili;
• un rafforzamento dei fondi di garanzia esistenti, come il "Fondo casa" del Ministero dell'Economia e delle Finanze (in attesa di rifinanziamento), per generare attività di riqualificazione energetica degli immobili residenziali;
• lo stimolo per un rinnovamento culturale sulla convenienza economica di abitare un "immobile verde" o sull'impatto positivo del grado di efficienza energetica sul valore di mercato degli immobili.
Per perseguire questi obiettivi è probabile la costituzione di un comitato tecnico permanente tra Istituzioni pubbliche nazionali ed europee, nonché operatori sul mercato.