I migranti nell’economia italiana

Puntuale come sempre, con l’avvicinarsi della fine di ottobre arriva il “Dossier Statistico Immigrazione”, il primo annuario del genere in Italia, che scatta una nitida fotografia, riferita al 2015, sulla complessa situazione dei flussi migratori nella penisola.

Dossier statisco immigrazione 2016

Il rapporto, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con la rivista religiosa “Confronti” ed in collaborazione con l’UNAR, prende in esame il fenomeno migratorio analizzandolo da varie angolazioni.

La presenza straniera in Italia si stima che a fine 2015 abbia sfiorato i 5 milioni e mezzo di persone, dei quali poco più di 5 milioni residenti, e significativo è l’impatto dei migranti sull’economia nazionale.

Sul fronte “lavoro” sono almeno 2.359.000 gli stranieri occupati e residenti in Italia, con un incremento con riferimento al 2014 di 65.000 unità (+2,8%), mentre i disoccupati stranieri sono 456.000, rispetto al 2014 in leggera diminuzione (-2,0%). In base a questi dati, che tuttavia riguardano solo coloro che sono iscritti all’anagrafe dei comuni italiani e, quindi, non prendono in considerazione i tanti stranieri regolarmente inseriti nel mercato del lavoro ma non registrati come residenti, l’incidenza dei lavoratori stranieri sull’occupazione è del 10,5%. Tale percentuale è maggiore rispetto alla media registrata nell’Unione europea dove gli stranieri sono il 7,3% degli occupati. Per quanto riguarda, invece, il versante della disoccupazione, gli stranieri hanno un’incidenza del 15,1% sui disoccupati totali, mentre in Ue la media è del 12,5%.

L’imprenditoria migrante conferma la propria vigoria ed una grande capacità di adattamento. Le imprese con titolare straniero continuano a crescere oltre che come numero (se ne contano 550.717 con un’incidenza sul totale del 9,1%), anche per dimensione e quantità di addetti. L’imprenditoria migrante ha rafforzato soprattutto i sistemi locali del lavoro delle aree metropolitane. Dal 2008 al 2014, secondo i dati Asia di fonte Istat, le imprese individuali italiane sono diminuite del 6,5%, quelle immigrate (sempre individuali) sono cresciute del 5,8%, ma nelle aree metropolitane il loro incremento è stato superiore al 25,0%. Sono cinesi gli imprenditori più intraprendenti, in sei anni sono cresciuti del 24,0% e guidano per numero la classifica degli imprenditori stranieri, rappresentando il 15,8% di questi.

Di rilievo è, poi, il lavoro svolto dalle donne immigrate nello spazio privato delle famiglie italiane che, di fatto, è andato a sostituire molte funzioni del welfare e dell’assistenza sociale e sanitari. Su 886.125 lavoratori domestici presenti in Italia nel 2015, ben 672.194 (75,9% del totale) sono stranieri e prevalentemente donne (86,5% del totale). Tra questi lavoratori, quelli con mansione di badante sono 303.914 (80,9% del totale dei badanti con una percentuale di donne del 93,8%). Tuttavia, se questi sono i dati ufficiali, si stima che il numero effettivo degli stranieri impiegati nel settore domestico (comprendendo quindi chi è “al nero”) sia superiore al doppio.

Per quanto riguarda la spesa pubblica destinata agli immigrati, le principali voci di costo sono i settori del welfare e della sicurezza che incidono in misura inferiore al 2% sulla spesa pubblica complessiva (pari, nel 2014, a 835 miliardi di euro). Al riguardo si stima che l’Italia, nel 2014, abbia speso per la popolazione straniera 4 miliardi di euro nell’area della sanità; 3,7 nella scuola; 3,1 in trasferimenti monetari diretti; 0,6 nei servizi sociali e 0,3 nell’area della casa. I versamenti in contributi pensionistici versati dai migranti sono stati quasi 11 miliardi di euro (escludendo il gettito fiscale). A proposito di pensioni si registra una crescita di quelle percepite dagli stranieri, sia contributive (invalidità, vecchiaia, superstiti) sia assistenziali (congedi parentali, maternità obbligatoria, assegni al nucleo familiare), tuttavia nel primo caso la loro incidenza sul totale dei beneficiari è di appena lo 0,3%, nel secondo i valori più alti si raggiungono nei congedi per maternità (8,4%) e negli assegni al nucleo familiare (11,5%). Complessivamente il contributo reso dai migranti alle casse pubbliche ammonta a circa 16,9 miliardi di euro.

Infine un’altra voce economica rilevante è quella delle rimesse di denaro che i migranti effettuano in favore dei propri familiari rimasti nel paese di origine. Nel 2015 dall’Italia sono stati spediti per il tramite dei canali formali 5,3 miliardi di euro, cifra questa maggiore agli aiuti ufficiali italiani stanziati per il sostegno allo sviluppo e alla lotta alla povertà nel mondo.

Questo e molto altro si trova nella preziosa pubblicazione curata da IDOS.
 

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