MiFID, abbiamo un problema

Mifid2 Politecnico Milano resoconti ex post

È arrivato il secondo atto della ricerca Politecnico di Milano – Moneyfarm sulle informative MiFID2 ex-post. Non è andata particolarmente bene anche stavolta.

Ma si capisce che è un rendiconto?

L’analisi prendeva in considerazione le informative ex-post MiFID2 di 18 intermediari finanziari operanti nel nostro Paese, focalizzati su mass market e mass affluent. Interessante anche la modalità di realizzazione, che ha visto il coinvolgimento di anonimi clienti che hanno “condiviso” la rendicontazione ricevuta. Ammesso che abbiano capito di che cosa si tratta. Perché io, personalmente, anche da “addetto ai lavori” ho fatto fatica a capire il senso di quel malloppo di pagine arrivato via posta ordinaria. Un racconto inedito di un aspirante scrittore, forse? Ah no, è il resoconto MiFID2. Ma torniamo ai dati del Politecnico. Che evidenzia sia alcuni problemi di stretta osservanza dei requisiti minimi sia alcune questioni di “forma”. O, se vogliamo, di linguaggio: chiamare le cose con il proprio nome, insomma.

Mancano le basi (figurati il resto)

Un primo livello di valutazione ha riguardato le basi: i requisiti minimi obbligatori previsti dalla Direttiva e dai regolamenti attuativi di secondo livello. Le basi, appunto. Bene: le rispettano a pieno solo 5 intermediari dei 18 presi in esame. Per esempio: l’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento è indicato in modo parziale dal 44% ed è addirittura assente nel 6% dei casi. Gli oneri fiscali (imposta di bollo e IVA) sono riportati in modo parziale nel 22% dei rendiconti e sono assenti nell’11%. Tutto bene per quanto riguarda i costi totali applicati all’investitore (in valore assoluto e in percentuale) e la ripartizione in forma aggregata dei costi in strumenti finanziari, servizi d’investimento e pagamenti di terzi riconosciuti all’intermediario finanziario. Ma qui, come vedremo a breve, i problemi sono altri.

L'idea di "tempestività"...

Secondo livello di analisi: le indicazioni ESMA pubblicate tra il 2016 e il 2019, le Q&A, e le best practice delle Linee Guida Ascofind. Nessun intermediario ha rispettato tutte le indicazioni Q&A dell’ESMA. Per quanto riguarda “l’invio tempestivo” del rendiconto, ad esempio, 2 report sono stati inviati a maggio 2019, 2 a giugno, 11 a luglio, 2 ad agosto, 1 a settembre. (Voi quando li avete ricevuti? Io uno a giugno e uno a settembre).

... e quella di "chiarezza"

Assolutamente affascinante l’aspetto linguistico relativo ai “pagamenti riconosciuti da terze parti”: il 94% dei rendiconti (a spanne, se ne salva solo uno) usa termini potenzialmente fuorvianti per un cliente retail. Tipo “inducement” o il già più prosaico “incentivi”. Questo aspetto schiettamente comunicativo è al centro dei “parametri addizionali” scelti dagli autori della ricerca per valutare la trasparenza e la chiarezza delle informazioni fornite.

15 pagine quando ne basterebbero 4

I rendiconti presi in esame hanno, in media, circa 15 pagine di lunghezza: il 28% rimane al di sotto delle 5 pagine (secondo i ricercatori, schematizzando in tabelle si potrebbe arrivare a 4, c’è margine per migliorare anche qua), il 39% di posiziona tra le 10 e le 30 pagine, il 17% contiene più di 30 pagine. Come si fa a essere tanto prolissi? Diluendo le informazioni: il 28% dei rendiconti (la stessa percentuale di chi usa meno di 5 pagine…) riporta informazioni focalizzate esclusivamente sui costi. Nel 72% dei casi le informazioni sono in documenti dispersivi che contengono anche altri messaggi. Uscendo dai dati PoliMI per riportare la mia esperienza personale: un po’ di storia della banca, una parentesi sui valori, delle schede di presentazione delle case di investimento di cui la banca è distributrice (con una connotazione pubblicitaria non indifferente) e altra fuffa.

Chiamalo col suo nome

D’altronde, solo il 44% dei rendiconti contiene le parole “costi” o “oneri” nell’intestazione: oltre la metà degli intermediari ha indicato qualcosa di diverso da quello che il documento avrebbe (teoricamente, come visto) dovuto contenere. Facile immaginare che molti clienti, incerti sul da farsi, abbiano giudicato di destinare il rendiconto MiFID al cestino.

 

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