Circa un quarto dei gestori attivi ha battuto il benchmark di riferimento nel 2016. E le performance migliori sono in settori con minore efficienza informativa: lì la capacità di analizzare i fattori di rischio fa davvero la differenza.

Ecco i risultati dell’analisi annuale di Lyxor su gestione attiva e benchmark.
Best performer: Small & Mid Cap francesi
Il dato parla chiaro: nel 2016 il 28% degli asset manager attivi dei fondi domiciliati in Europa ha sovraperformato rispetto al benchmark. Nel 2015 era andata decisamente meglio con il 47%, ma il dato è abbastanza allineato con il “medione” decennale. Chi ha battuto il benchmark in modo particolarmente evidente? I gestori che si occupano di Small & Mid Cap francesi e di Small Cap europee: in entrambi i casi siamo oltre il 65% di “overperformer”. I migliori tra loro hanno distanziato il benchmark di oltre il 9%.
La competenza migliora la selezione
Che cosa ha fatto la differenza? La capacità di selezionare i titoli e valutare i rischi in ambiti meno efficienti dal punto di vista informativo: aziende più complesse da valutare e da giudicare, in cui le skill del gestore attivo permettono di distanziare significativamente l’indice di riferimento. Lo conferma il fatto che, al contrario, la quota minore di gestori che superano il benchmark la troviamo tra i fondi che investono nelle Large Caps francesi e nelle Large & Mid Caps europee. Lì la differenza rispetto agli indici non è particolarmente significativa, anzi.
Quota di sovraperformance in crescita nel Q1
Nel 2016 hanno fatto bene quei gestori che nell’asset allocation hanno sovraponderato il fattore di rischio “value” (cioè una bassa valutazione del titolo) rispetto a low beta, quality e momentum. Ma in generale ha pesato un contesto di mercato con frequenti rotazioni di stile da un fattore all’altro. Nel primo trimestre del 2017 la situazione sembra migliore, con un 34% di asset manager che sovraperformano.
Il giusto mix tra gestione attiva e passiva
La gestione passiva riguarda a oggi circa il 30% dell’AuM in Europa, con un trend di crescita della quota di mercato che sembra replicare quanto avvenuto negli USA negli scorsi anni. Marlene Hassine, Head of ETF Research di Lyxor, vede un portafoglio ottimale con una quota di strumenti passivi e smart beta tra il 70% e l’80%: non nell’ottica di una poco sensata “gara” alla migliore performance tra fondi ed ETF, ma con un approccio complementare che tenga conto dei vantaggi di entrambe le categorie.