
In questa puntata di #define banking incontriamo Stefano Rossi, country manager Italia di Lita.co, piattaforma di equity crowdfunding dedicata a iniziative imprenditoriali a impatto sociale e ambientale positivo.
Ascolta "#25. Lita.co: il crowdfunding per l'imprenditorialità sociale" su Spreaker.
Domanda. Stefano, che cosa è Lita.co?
Risposta. Lita.co è la prima piattaforma europea di equity crowdfunding specializzata nel verticale del social impact investing. Mettiamo in contatto investitori sensibili alle tematiche sociali e ambientali con imprenditori alla ricerca di un’utilità non solo economica, ma anche sociale.
D.Che definizione daresti di impact investing?
R.È un nuovo approccio in cui chi investe non guarda solo al rendimento finanziario ma anche agli effetti sull’ambiente e sulla società. A livello accademico questo tema è stato trattato diverse volte, ma effettivamente mancano ancora degli standard condivisi per definirlo. Noi di Lita.co ci stiamo orientando verso criteri per monitorare e verificare l’impatto raggiunto da ogni investimento.
D.Da alcune settimane e per i prossimi mesi siete impegnati in ImpactNow, un tour sul territorio per raccontarvi a investitori e imprese. Che riscontro state ottenendo?
R. Dobbiamo precisare che l’ecosistema italiano dell’impact investing ha un ritardo di un paio di anni rispetto all’Europa. Serve quindi una forte attività di comunicazione su questo tema. Noi di Lita.co vogliamo democratizzare l’impact investing, rendendolo accessibile anche alle persone comuni e non solo agli investitori istituzionali. ImpactNow ci sta portando in diverse città per entrare in contatto con persone comuni, aziende e banche (in fondo all’articolo trovate le prossime date, NdR).
D. Perché un risparmiatore dovrebbe scegliere un investimento a impatto? Che vantaggi ne otterrebbe?
R. Chi investe in questi progetti innovativi, partecipa a un progetto imprenditoriale. E, quindi, anche agli eventuali successi e benefici ottenuti dalla società, come qualunque altro investimento in equity crowdinvesting. La normativa italiana concede poi forti incentivi all’investimento sia in startup e PMI innovative e, recentemente, anche in imprese sociali. A titolo di esempio, una persona fisica che investe 100 euro in una startup innovativa ottiene un credito di imposta del 40%.
D. Che caratteristiche ha un investitore a impatto italiano?
R. Il profilo medio è ancora molto simile all’investitore medio italiano: istruzione elevata, residenza nelle regioni del nord Italia, età matura. Noi ci collochiamo però nel mezzo tra un investimento finanziario e il mondo delle donazioni: quest’ultimo attira importi di piccolo taglio e vede una profonda presenza femminile. E quindi l’impact investor italiano è sì molto simile a un classico investitore, ma si inizia a vedere una maggiore presenza anche del profilo delle donazioni.
D. Guardiamo ora alle imprese. Quelle italiane sono tipicamente sottocapitalizzate e con difficoltà di accesso al credito. E per quelle sociali il problema è ancora più forte. Che cosa può fare il crowdfunding?
R. La normativa sulle imprese sociali è molto recente e quindi sono ancora poche le realtà che rientrano pienamente in questa definizione. Se consideriamo più ampiamente l’imprenditorialità sociale, e quindi tutte le attività che ne condividono l’approccio pur non essendo del terzo settore, c’è sicuramente una criticità nell’accesso ai finanziamenti. Alcune grandi banche hanno annunciato di volersi muovere in questo ambito, ma le banche tipicamente si muovono nei confini molto stringenti della compliance. Il crowdfunding, insieme a startup e FinTech, può invece conquistarsi un ruolo molto importante per l’imprenditoria sociale.
D. Imprenditoria, appunto. Torniamo sul tema delle donazioni, per evitare fraintendimenti: il crowdfunding riguarda imprese. Parliamo di finanziamenti e investimenti, non di beneficenza.
R. C’è un vero cambio di paradigma in questo: passiamo dalla donazione, cui legalmente non corrisponde nessun obbligo per il beneficiario in merito all’uso del denaro, a finanziamenti che portano i progetti imprenditoriali a impatto a rispondere ai medesimi obblighi di un’impresa qualsiasi. Con l’impact investing, un’azienda riceve fondi e cede equity: i sottoscrittori diventano soci o azionisti e hanno quindi diritto ad avere piena visibilità sulla gestione. C’è quindi trasparenza sull’uso degli importi e sugli obiettivi raggiunti dall’impresa. La rendicontazione agli investitori degli effetti positivi della loro scelta è fondamentale.
D. Dai vostri dati, risulta che solo il 5% dei progetti che si candidano per essere ammessi al crowdfunding vengono selezionati. Il restante 95% è respinto: che cosa succede a questi progetti?
R. Circa il 5% dei progetti presentati è “investment ready”. Ma molte altre iniziative potenzialmente potrebbero andare online in futuro: sono però progetti a cui manca qualcosa, in cui bisogna definire meglio il progetto imprenditoriale, strutturare l’organizzazione e così via. Stimoliamo a migliorare i candidati che non sono stati ammessi, facendo loro le medesime richieste che farebbero (e faranno) gli investitori istituzionali e quelli retail.
D. Ci fai un esempio di progetto di finanza a impatto?
R. La nostra piattaforma è online da poco tempo e le offerte attualmente attive non sono molte. Abbiamo un piccolo primato, di cui siamo molto fieri, cioè avere completato la prima raccolta di equity crowdfunding in Italia per un’impresa sociale: si tratta del progetto Music Innovation Hub.
D. Quali progetti arriveranno prossimamente su Lita.co?
R. Uno particolarmente interessante si chiama Humus. È un’azienda di job sharing finalizzata a contrastare il caporalato in agricoltura attraverso la condivisione della forza lavoro, in base a ciclicità e stagionalità delle diverse produzioni. Il progetto parte dalla Valgrana, in provincia di Cuneo, ma ha l’obiettivo di strutturarsi e crescere sul territorio nazionale. Arriverà su Lita.co in autunno e speriamo di concludere con successo la raccolta entro fine anno.
Tutte le informazioni sul tour Impact Now sono su www.impactnow.it. Le prossime tappe:
Napoli 25/10
Firenze 7/11
Torino 22/11
Bologna 29/11
Milano 5/12