La competizione nei pagamenti richiede una scala globale. È il nuovo scenario a spiegare l’acquisizione di Visa Europe da parte di Visa Inc. Come spiega Mark Antipof, Chief Officer Sales and Marketing di Visa Europe, è
una questione di scala. «Nel lungo termine, diventare parte dello stesso Gruppo anziché condividere solo il brand ci permetterà di lavorare in modo più efficace – afferma. Come Visa Europe verremo acquisiti da una realtà che conosciamo, con la quale condividiamo lo stesso DNA, e in cui ci sarà una integrazione quasi naturale. I soci e i partner europei hanno solo di che essere soddisfatti: l’importanza della nostra regione è riconosciuta e testimoniata dalle molte iniziative innovative che, dopo il lancio negli USA, sbarcano anche da noi».
una questione di scala. «Nel lungo termine, diventare parte dello stesso Gruppo anziché condividere solo il brand ci permetterà di lavorare in modo più efficace – afferma. Come Visa Europe verremo acquisiti da una realtà che conosciamo, con la quale condividiamo lo stesso DNA, e in cui ci sarà una integrazione quasi naturale. I soci e i partner europei hanno solo di che essere soddisfatti: l’importanza della nostra regione è riconosciuta e testimoniata dalle molte iniziative innovative che, dopo il lancio negli USA, sbarcano anche da noi».Competizione (e collaborazione) globale
Un “noi” che appare ancora più piccolo se, anziché la prospettiva europea, assumiamo quella italiana. «Il mondo si muove verso la collaborazione tra player diversi – commenta Antipof – pensiamo allo sviluppo di Apple Pay o Samsung Pay, oppure ai molti cantieri aperti in Europa con startup e FinTech per sviluppare una strategia API. Visa Inc. ci porterà una maggiore esperienza nella costruzione di relazioni e accordi, noi manterremo comunque l’approccio di partnership con le banche, ormai non più così generalmente e proattivamente coinvolte nell’innovazione del sistema dei pagamenti. Comprendo ci siano possibili preoccupazioni per l’acquisizione, che verrà completata tra aprile e giugno, ma per confrontarsi con giganti delle dimensioni di Apple o Google ci vuole una dimensione globale».
Oltre 1,7 miliardi di transazioni contactless in Europa
Intanto, Visa Europe archivia l’ultimo anno con ricavi per 2,31 miliardi di euro, in crescita del 25% rispetto all’anno precedente. Segno positivo tanto per lo speso con POS (+7,7%) che per quello online (+18%). «Dalle oltre 522 milioni di carte a marchio Visa in circolazione passa 1 euro ogni 5,7 spesi nel Vecchio Continente – racconta Antipof. Il 2015 è un anno molto positivo anche per quanto riguarda l’innovazione. Le transazioni contactless hanno raggiunto quota 1,7 miliardi di operazioni: in UK ormai le transazioni contactless face-to-face sono 1 su 7, in Europa siamo ancora a 1 su 25. Ma l’infrastruttura è pronta, con ormai 3 milioni di terminali POS abilitati nella regione europea. Abbiamo lanciato i servizi di tokenizzazione, indispensabili per essere pronti all’arrivo di soluzioni come Apple Pay. E stiamo lavorando sulla user experience per facilitare l’accesso a servizi in cui il pagamento è solo una delle componenti, ad esempio testando il riconoscimento biometrico».
Nuovi lanci: HCE e carte rateali
In Italia, il 2016 dovrebbe vedere il lancio di nuovi progetti di mobile payments HCE, nell’attesa di Samsung Pay e Apple Pay. «Stiamo anche lavorando su nuovi prodotti consumer e commerciali insieme alle banche – aggiunge Davide Steffanini, Direttore Generale di Visa Europe in Italia – con innovazioni sia sul credito sia sul debito. Nell’anno punteremo anche su nuove carte rateali: rispetto alle vecchie revolving, offriranno trasparenza e certezza su quantità e importo delle rate per ogni acquisto effettuato».Le novità normative
E una spinta per la sfida al dominio del cash sulle transazioni in presenza potrebbe darlo la nuova Legge di Stabilità. «Guardiamo con favore agli interventi relativi all’obbligo di POS – prosegue Steffanini – e alla defiscalizzazione dei costi relativi al terminale, così come alla diffusione dei pagamenti elettronici nella Pubblica Amministrazione e alla previsione di commissioni particolari in determinati settori. Sviluppare l’accettazione delle carte nei settori dove manca la copertura è un passo essenziale».
Le tradizionali carte: cresce il debito
Le carte a marchio Visa in Italia sono 30 milioni: poco meno della metà, 14 milioni, sono carte prepagate (12 milioni sono le Postepay a marchio Visa emesse da BancoPosta). Nel 2015 da queste carte sono passati 588 milioni di operazioni, +6,1% rispetto al 2014. Il 48% dei volumi è appannaggio delle carte di debito, che si confermano «tra le priorità del nostro circuito in Italia – spiega Steffanini. Nel 2015 abbiamo lanciato diverse carte di debito native sul circuito V-PAY, tra cui MyPay di UniCredit. A oggi abbiamo 6 milioni di V-PAY in Italia, di cui 1,2 milioni native». Le carte di credito, le cosiddette carte “charge”, pur restando la componente maggiore del business, sono sostanzialmente stabili, in linea con un trend comune all’Europa: 9 milioni le carte in Italia, di cui 3 milioni revolving. La componente Premium è in crescita, mentre il titolare di una carta Classic di questi tempi pare preferire il controllo delle spese offerto da una carta di debito. Sale del 6% anche il numero di carte aziendali: 1,1 milioni e prospettive di crescita molto significative per un settore sottodimensionato per numero di carte ed escluso dalla recente regolamentazione sulle commissioni di interscambio.
Articolo pubblicato sul numero di Marzo 2016 di AziendaBanca. Se ti sei perso altre notizie visita lo Shop per la rivista completa.