In Italia quattro società del FTSE MIB 40 hanno predisposto il Bilancio Integrato, secondo la ricerca di KPMG, e si avviano già i primi tavoli per l’implementazione, così da andare incontro a quanto predisposto dalla Direttiva del 15 aprile 2014 sulle “non financial information”.
La Direttiva Europea, infatti, prevede l’obbligo in Europa - per gli enti di interesse pubblico, con più di 500 dipendenti – di integrare nell’annual report anche le non financial information: un’informativa sulle politiche, sui rischi e sui risultati riguardanti le questioni ambientali e sociali, quelle legate al lavoro, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione e alla diversità nei consigli di amministrazione. La direttiva è stata adottata il 29 settembre 2014 dal Consiglio d’Europa e gli stati membri avranno tempo per adeguarsi, con decorrenza dai bilanci 2017.
Le nuove norme coinvolgeranno oltre 600 grandi società e gruppi europei e l’obiettivo è arrivare ad una completa integrazione delle non financial information con i dati economico-finanziari, attraverso il calcolo dell’impatto che gli aspetti e i principali rischi non finanziari generano sulle performance economico-finanziarie di una società.
L’Italia ha partecipato al Pilot Programme dell’IIRC (International Integrated Reporting Council) con 7 organizzazioni - di cui 5 quotate presso Borsa Italiana: Atlantia, Enel, Eni, Generali, Terna, contribuendo al dibattito ed alla diffusione del Framework dell’IIRC.
Inoltre, almeno 20 società hanno pubblicato un bilancio integrato già a partire dai report al 31 dicembre 2013, mentre altre hanno deciso di partire dall’analisi dell’attuale sistema di reporting societario per strutturare, con il coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali, un sistema di reporting che possa contribuire alla definizione di una strategia integrata ed infine alla predisposizione di un bilancio integrato.
Infine, i settori che dimostrano un maggiore interesse verso l’argomento risultano essere quello finanziario-assicurativo ed energetico, tanto che quattro società italiane del FTSE MIB 40 (Atlantia, Eni, Generali, Terna) hanno redatto un bilancio integrato al 31 dicembre 2013 secondo il Framework dell’IIRC.
«In un momento storico in cui il rischio di credito rappresenta il principale problema del sistema bancario, l’adozione del bilancio integrato da parte delle imprese rappresenta un passo importante nella giusta direzione – afferma Chiara Mio, Responsabile coordinamento scientifico Gruppo di Lavoro “Reporting” del Global Compact Network Italia e Presidente di Banca Popolare FriulAdria, Gruppo Cariparma Crédit Agricole. Da un lato facilita il rapporto banca-impresa perché permette alla banca di avere maggiori informazioni, e quindi garanzie, sulla solidità e sulla solvibilità del creditore. Dall’altro lato, la rendicontazione dei valori “intangibili” e della capacità di generare valore sostenibile nel medio-lungo periodo rende più attrattiva l’azienda agli occhi degli investitori e degli analisti finanziari, aprendo interessanti opportunità di sviluppo».
«Il processo di rendicontazione di Banca Fideuram si è evoluto verso un approccio innovativo, capace di integrare in una visione d’insieme il bilancio tradizionale con la comunicazione delle performance ambientali, sociali, di governance e di sostenibilità raggiunte dal Gruppo leader nel settore del private banking ed asset management – commenta Paolo Bacciga, Dirigente Preposto di Banca Fideuram (Gruppo Intesa Sanpaolo) e responsabile del progetto di bilancio integrato. Ci rivolgiamo a tutti i nostri stakeholder per fornire una panoramica completa della nostra capacità di creare valore in modo sostenibile nel tempo. Evidenziamo le connessioni tra la strategia e le performance al fine di consentire al lettore del nostro bilancio integrato di comprendere i risultati ma soprattutto di formulare previsioni future. Cerchiamo di rappresentare in modo completo, chiaro e ed essenziale le informazioni sia finanziarie sia non finanziarie comunicando al mercato con elevati standard di trasparenza. La nostra relazione integrata è stata costruita partendo dal modello di business del Gruppo Fideuram e dalla nostra organizzazione; un modello di successo che ha come compito principale la gestione attiva del risparmio dei nostri clienti, una funzione sociale indispensabile per creare valore e crescita per tutti. I nostri clienti ci affidano il loro risparmio per fare crescere l’economia reale. Per questo motivo ci proponiamo anche come innovatori e precursori nella diffusione di una nuova filosofia di comunicazione fondata sulla trasparenza e sulla semplificazione».
«La nostra visione sul bilancio integrato è sicuramente positiva perché aumenta la trasparenza delle informazioni relative alle società e quindi la nostra possibilità di lavorare con loro – aggiunge Renzo Arcoria, Country Manager di Citi Italia. Allo stesso tempo fornisce un quadro completo dei nostri interlocutori unendo i dati strettamente economico-finanziari ad informazioni non finanziare legate a temi sociali, sostenibilità e governance. In questo modo diventa evidente non solo la performance economica ma anche la strategia di lungo periodo delle aziende e la loro capacità di creare valore per tutti gli stakeholder».
«Sempre più spesso gli investitori basano lo loro scelte d’investimento non solo sui dati storici contenuti nel bilancio tradizionale, ma anche su altri driver di creazione di valore, quali la sostenibilità del modello di business, i sistemi di controllo interno, il risk management, la qualità della governance anni – spiega Marco Maffei, Partner KPMG. Il Bilancio Integrato consente di fornire un quadro attendibile sulle prospettive future delle imprese, colmando il gap informativo tra aziende e stakeholder che è stato alimentato anche dalla crisi finanziaria globale degli ultimi anni. Come emerge anche dalla nostra analisi, in Italia sono ancora relativamente poche le aziende che ricorrono a questo modello in modo sistematico, nonostante vi sia un interesse diffuso. Una delle principali sfide professionali per revisori e consulenti è quella di contribuire alla diffusione del Reporting Integrato predisponendo adeguati standard di reporting e verifica che assicurino omogeneità e confrontabilità dell’informativa fornita al mercato. Questo nella convinzione che il Bilancio Integrato rappresenti uno strumento strategico per riportare un clima di maggior fiducia sui mercati finanziari».