È un passaggio morbido quello verso il cloud computing: un percorso graduale, che tiene conto delle singole esigenze di ciascuna banca e che va supportato con processi di co-creazione. È questo l’approccio tracciato di IBM per affiancare le banche nell’adozione del cloud computing.

«Banche e assicurazioni inizialmente hanno guardato con sospetto e titubanza al mondo del cloud– afferma Manuela Brocchieri, Sales Manager SW Client Leader di IBM. Un atteggiamento comprensibile, per via dell’ambiente su cui si poggiano, così complesso e stratificato, fortemente legato a normative e standard e nutrito da una mole di dati sensibili che devono essere gestiti quotidianamente in sicurezza. Poi, il mercato ha rotto gli indugi: dopo una fase di sperimentazione che ha portato a identificare quali applicazioni potevano essere migrate su cloud e con quali vantaggi oggettivi, sono arrivate le scelte strategiche, dettate anche dalla definizione di standard e normative».
Standard per il cloud pubblico in arrivo
Insomma, nessun salto quantico verso il cloud computing, ma un percorso step by step necessario per arrivare a comprenderne il valore strategico. «Un esempio concreto è la scelta condotta da Bank of America che, per prima, si è affidata al nostro ambiente di public cloud cocreato per il Finance – precisa Brocchieri –, dove ha migrato tutti i processi core. Di recente è approdata sul nostro public cloud anche BNP Paribas ed è stato costituito il Financial Services Cloud Advisory Council proprio per supportare le attività dell’ecosistema (al quale aderiscono già 32 partner, NdR) e definire standard sulle esigenze del mondo bancario».
Gli ostacoli al cloud
D’altronde esistono ancora timori e ostacoli che rallentano il passaggio al cloud. «Tolto lo spauracchio del vendor lock-in, i timori principali delle banche sono legati al controllo del dato, al costo e alla gestione del servizio in cloud – osserva Brocchieri. Un ostacolo emerso proprio in fase di test con i nostri clienti è la gestione degli ambienti multipli: difatti, i vendor sono diversi ma per la banca è indispensabile avere il controllo totale e integrato dei servizi cloud».
Dal ridisegno delle applicazioni...
Per superare queste criticità, IBM ha scelto di affiancare le banche in ciascuna fase decisionale del journey to cloud. «Con un approccio incrementale – assicura Brocchieri. Alcuni clienti hanno bisogno di affrontare dei passaggi intermedi, tipici dell’hybrid cloud, in quanto non tutti i processi di business sono immediatamente candidabili al passaggio nel cloud. Un primo passo è quindi il ridisegno dell’applicazione per predisporla già al cloud computing: spetta al cliente scegliere se tenerla on premise, portarla sul cloud, anche di un altro vendor, o riportala in house a suo piacere. Inoltre, grazie al nostro Cloud Pak si possono sviluppare on premise nuove applicazioni predisposte per il cloud, in linea con gli standard normativi e di sicurezza, da migrare anche successivamente. È quindi un approccio ibrido, composto da passaggi intermedi, che consente al cliente di comprendere anche la maturità di ogni singolo processo, per assicurare un percorso graduale verso il cloud».
... alla uniformazione degli SLA
Altro tema centrale per le banche che si avvicinano al cloud è la definizione di contratti e SLA. «Il servizio erogato in cloud va disciplinato con attenzione maniacale – dichiara Brocchieri. Noi abbiamo scelto quindi di semplificare, garantendo lo stesso identico livello di SLA, in termini di KPI del servizio, sia per la singola affidabilità sia per l’alta affidabilità. Grazie all’uniformazione degli SLA consentiamo quindi alle banche di poter facilmente verificare il livello di ogni singolo servizio».
La gestione del dato (con l’AI) e la compliance
E poi, rimangono i nodi da sciogliere relativi alla gestione del dato e alla compliance. «Abbiamo mutuato dal mondo mainframe la gestione della conservazione della cifratura delle chiave del dato e l’abbiamo portata sul mondo cloud – sottolinea Brocchieri. Quindi, i dati del cliente sono cifrati con una chiave che appartiene unicamente alla banca. Inoltre, il dato è una fonte di ricchezza immensa per il Finance, dal quale partire per costruire nuove offerte per i clienti. Per questo motivo abbiamo anche creato un Cloud Pak dedicato che permette di creare micro servizi predisposti al cloud che seguono il ciclo di vita del dato, lo analizzano e lo mettono nelle mani dei data scientist per estrapolare informazioni utili tramite l’uso dell’intelligenza artificiale. Per quanto invece riguarda la compliance, IBM siede al tavolo con EBA e quindi rendiamo nostre le singole raccomandazioni per portarle sul cloud e consentire alle banche di verificarne la propria aderenza».
L’alternativa: aprire il mainframe
Come detto, al traguardo del cloud si può giungere passando per strade diverse. Persino tramite il mainframe. «Soprattutto le banche di dimensioni minori stanno valutando la possibilità di rinnovare la loro offerta sfruttando l’apertura e l’innovazione del mainframe, il legacy su cui hanno investito per anni – annuncia Brocchieri. Difatti, sarà possibile affiancare applicazioni open che sfruttano la prossimità del dato sul mainframe, mantenendo tutte le caratteristiche di sicurezza che lo contraddistinguono. Affianchiamo quindi le banche nella definizione di questo percorso, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche attraverso i nostri servizi, come IBM Garage: con un approccio pragmatico di co-creazione, il nostro team affianca il cliente per identificare le applicazioni che possono essere riscritte o disegnate ex novo, e testarle per comprenderne time-to-market, livelli di sicurezza e costi. Inoltre, con l’apertura del mainframe, si può lavorare in modo congiunto con il Cloud Pak per virtualizzare i dati e portarli sugli ambienti applicativi».
Il ruolo del vendor
Insomma, i tempi per il cloud sono maturi. Resta ai vendor il compito di non soffocare i progetti dei clienti. «Banche, assicurazioni, FinTech e InsurTech oggi percepiscono il cloud non solo come uno strumento di innovazione ma anche come una spinta alla revisione dei costi e del modello organizzativo – conclude Brocchieri –, aspetto caro anche agli azionisti. Nel mercato dei cloud provider, quindi, sopravvivrà chi saprà garantire sicurezza, standard e compliance, offrendo al cliente la flessibilità tra modelli cloud e on premise, inclusa la possibilità di cambiare agilmente provider. Chi oggi soffoca il cliente con un servizio proprietario non sta rispondendo in modo corretto alle esigenze di mercato».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche online. Se vuoi ricevere AziendaBanca con i contenuti e approfondimenti pubblicati sulla rivista cartacea, puoi abbonarti nel nostro shop.