Italia: medie imprese in salute

Resilienti, orientate all’export e agli investimenti. Il quadro delle medie imprese italiane tracciato da Doxa è certamente positivo. Ma sottolinea anche il non facile rapporto con il credito bancario.

Doxa medie imprese

Migliora il fatturato delle medie imprese

Realizzata in collaborazione con Paolo Gubitta e Diego Campagnolo, Docenti dell’Università di Padova, la ricerca “Medie Imprese Motore di Sviluppo” è stata presentata a un incontro promosso da GE Capital. Le mid market italiane stanno facendo bene: potenziano la loro potenza all’estero, cui guarda il 60% delle strategie di crescita, e hanno migliorato la loro performance economica nel corso del 2015 nel 44% dei casi (il 53% nella fascia di fatturato tra i 100 e i 250 milioni di euro).

Sono rimaste le più forti

Un dato favorito dagli anni di selezione darwiniana portata dalla crisi. Le medie imprese “di una volta”, tradizionali, nel bene e soprattutto nel male non ci sono più. I fondatori hanno lasciato il posto a manager o a seconde generazioni più aperte al cambiamento: le poche realtà che non hanno completato il salto culturale sono state spazzate via dalla recessione. E chi è riuscito a resistere adesso guarda agli investimenti e all’export.

Si guarda all’estero e agli investimenti

Il 60% del campione vede prospettive di ripresa, soprattutto grazie al miglioramento delle condizioni sui mercati esteri. E guarda anche con maggiore favore a investimenti di medio-lungo termine, certamente indice di una ritrovata volontà di assumeri rischi e puntare allo sviluppo. Il 47% delle medie imprese vuole aggiornare il parco impianti per migliorare efficienza e produttività, seguendo il trend forte della robotica e della produzione roboassistita. Al secondo posto, al 46%, la riprogettazione dei processi interni per ridurre i costi. Siamo in entrambi i casi nell’ambito del miglioramento della produttività.

Il fattore skills & knowledge

Poi ci sono le competenze. Il 43% investirà in tecnologie, attrezzature IT e software, il 38% in ricerca e sviluppo. L’indagine Doxa conferma, a questo proposito, che le imprese che dispongono di brevetti ne hanno saputo fare uso per resistere meglio alla crisi e crearne valore.

Capitale proprio e prestiti bancari

La maggioranza delle imprese, il 57%, investirà anche o soprattutto capitale proprio, anche se comunque il 53% ricorrerà anche al prestito bancario. Circa il 30% guarda al leasing e il 16% a factoring, finanziamenti pubblici e obbligazioni societarie. Fanalino di coda del funding il private equity con il 12%. La metà delle aziende ritiene che la propria crescita non verrà limitata dall’accesso al credito: segno che le imprese del mid market sono probabilmente meglio capitalizzate rispetto alle piccole imprese italiane, ma anche una conferma della scsrsa apertura agli strumenti di finanziamento più specialistici. Le imprese del B2B performano meglio di quelle B2C, anche in termini di accesso al credito. Questo a conferma dell’importanza delle filiere di valore, che reggono meglio alla crisi soprattutto valorizzando l’export e sostenendo tutto l’ecosistema.

«Il mid market italiano è in salute – commenta Massimo Macciocchi, Commercial Leader EF e Leasing Auto di GE Capital – le aziende cercano nuove opportunità di sviluppo e si focalizzano su investimenti, controllo dei costi, percorsi di crescita ed espansione. Le aziende italiane hanno incominciato a investire in beni durevoli e il leasing potrebbe iniziare ad avvicinarsi al modello europeo, simile al noleggio operativo, acquistando un peso maggiore. Le medie imprese del nostro Paese hanno sicuramente bisogno del supporto di specialisti».
 

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