iShares ha creato Art of Indexing, una nuova guida all’investimento passivo per affrontare il mondo dinamico dell’indicizzazione, fornendo delle indicazioni che possano guidare gli investitori nella selezione del benchmark. Con uno sguardo alle previsioni di mercato per il prossimo anno.
CRESCITA INVESTIMENTI INDICIZZATI - Dal 2004 al 2013 in Europa i fondi indicizzati e gli ETP sono passati dal 4,1% degli AUM totali allocati a fondi all’11,6% e anche l’indagine annuale del Greenwich Associates relativo agli investimenti istituzionali mette in evidenza che il 18% dei fondi istituzionali usa ETF all’interno dei portafogli, rispetto a una percentuale pari al 14% relativa allo scorso anno. Inoltre, nove utilizzatori di ETF su dieci prevedono di mantenere l’adozione di questi strumenti o di incrementarla nel corso del 2014. «Negli ultimi tre anni c’è stata una crescita senza precedenti degli investimenti indicizzati – afferma Emanuele Bellingeri, Responsabile per l’Italia di iShares. Guardando al futuro riteniamo che questo trend continuerà, trainato da diversi fattori, tra cui, in primis, quello di un maggiore utilizzo generalizzato. In aggiunta, contribuiranno alla già sostenuta evoluzione di queste soluzioni il costante ampliamento della gamma delle esposizioni disponibili, la maggiore combinazione tra prodotti attivi e indicizzati all0interno dei portafogli, il miglioramento della liquidità dei sottostanti e lo sviluppo di soluzioni di investimento in ETP, sia all’interno di prodotti di risparmio gestito e assicurativi sia di gestioni private».
3 PASSI PER SCEGLIERE COME INVESTIRE - Come sottolinea Ursula Marchioni, Responsabile Strategia azionaria & Ricerca sugli ETP di iShares a livello EMEA, gli investitori dovrebbero quindi fare attenzione a tre principi fondamentali: la scelta dell’indice, ovvero controllare con attenzione quali sono le aree di inclusione o esclusione di un preciso benchmark, la sua liquidità, il pricing e le regole di costruzione; la selezione dello strumento di investimento da replicare, perché l’indice non si compra ma si investe nella sua replica, e si può scegliere tra 7 dimensioni (fondi indicizzati, ETF, segregated mandates, certificati, stock, future e swap); e, infine, trovare il giusto portfolio manager che sappia considerare le tre aree critiche di un investimento, ovvero la gestione del rischio, il contenimento dei costi e l’ottimizzazione dei rendimenti. «Considerata la costante crescita dell’assortimento di indici e di prodotti, è stata anche coniata l’etichetta fuoriviante di “smart beta” o “beta intelligenti” per definire alcuni specifici strumenti e strategie – chiarisce Marchioni. I nuovi tipi di beta, inclusi gli indici non “tradizionali” ovvero non ponderati in base alla capitalizzazione di mercato, non sono necessariamente migliori, quanto semplicemente diversi. Essi rappresentano una deviazione verso specifici fattori di rischio o specifiche esposizioni che possono generare una performance migliore o peggiore rispetto ai beta tradizionali in base a determinate condizioni di mercato. Esortiamo quindi gli investitori a riformulare il concetto di indicizzazione e focalizzare l’attenzione sul risultato desiderato, che può consistere nell’incremento di rendimenti o il contenimento di specifici rischi, e di considerare quindi solo successivamente la strategia più appropriata in un determinato contesto economico e di investimento».
IL TREND PER IL 2014 - E l’outlook di investimento disegnato da iShares per il prossimo anno gira attorno alle azioni delle Banche Centrali: «il tapering contemplato dalla Fed – aggiunge Marchioni – potrebbe infatti avere degli impatti sui tassi di interesse della nazione con una conseguente fase di depressione sui Paesi emergenti, improvvisamente meno attraenti rispetto a una prospettiva di alti rendimenti che potrebbe caratterizzare Paesi come gli Stati Uniti e l’Inghilterra; dall’altra parte abbiamo la Bank of Japan che ha avviato un bazooka program che potrà sortire i suoi effetti solo materializzandosi nell’economia reale e in mezzo la BCE con Draghi, che dovrà mantenere i tassi di interesse bassi fino a quando servirà». In linea con questo scenario, Marchioni ha dettato l’outlook per il 2014: nell’azionario si dovrebbe assistere a quanto già accaduto durante il 2013, ovvero un forte interesse verso i mercati svilupatti (Stati Uniti, Germania, Giappone), ma con maggiore attenzione sulla copertura del rischio cambio; nel Fix Income, invece, iShares prevede rialzi positivi sui government bonds di Spagna e Italia e un interesse crescente sugli US dollar high yelds; infine, i bassi tassi di interesse potrebbero favorire l’azionario high yeld dividend, soprattutto relativo ai Paesi come la Gran Bretagna e l’Europa, che attireranno inflows significativi.