Per la ripresa sono determinanti i vaccini

«La pandemia di Covid rende le previsioni economiche particolarmente difficili». Inizia così l’interessante analisi pubblicata sul blog di BNP Paribas (qui nell’originale in francese) e firmato da William De Vijlder, Direttore della Ricerca Economica del Gruppo.

La prima ragione è che la qualità delle previsioni, e quindi la possibilità di errori, dipende molto da tutte le ipotesi sulla propagazione del virus. In pratica, spiega De Vijlder, è molto complesso ipotizzare consumi e investimenti di famiglie e imprese quando oscilliamo tra incertezza e fiducia in base alle notizie sui contagi.

Anche le varianti del Covid-19 suscitano preoccupazione, con molti Paesi europei costretti a rinforzare le misure di sicurezza sanitaria. Questo pesa sulle attività del primo trimestre e, verosimilmente, anche sull’andamento del secondo: anche se, come detto, tutto dipende dall’evoluzione della situazione.

Zona Euro in recessione. Ma altri crescono

La Zona Euro, intanto, è di nuovo in recessione: dopo il calo pesante del secondo trimestre 2020 e il rimbalzone del terzo, il quarto trimestre dello scorso anno è finito nuovamente con il segno negativo, anche se meno del previsto.

De Vijlder evidenzia anche l’esistenza di differenze tra le principali economie mondiali. La Zona Euro decresce, mentre altre aree, come la Cina, crescono o, come gli USA, resistono. Se a marzo 2020 tutte le economie crollarono, oggi vivono dinamiche diverse e questo crea opportunità di differenziazione degli investimenti.

Tutto dipende dai vaccini e dai contagi

Nel breve termine, le prospettive economiche globali dipendono ovviamente da contagi e vaccinazioni. Solo la riduzione dei nuovi casi può portare alla fine graduale delle restrizioni e a un ritorno alla normalità. Le vaccinazioni sono la strada da percorrere, a patto che le varianti siano gestite per evitare che i vaccini risultino inefficaci. Le politiche pubbliche, nel frattempo, dovranno continuare a sostenere la ripresa.

Che cosa faranno le banche centrali?

Le banche centrali dovrebbero mantenere i tassi stabili almeno fino alla fine del 2023: tassi di interesse deboli facilitano i finanziamenti a condizioni attraenti per famiglie e imprese. Che, però, investiranno solo se avranno fiducia nel futuro. E questa dipende da che cosa accadrà con la fine delle misure straordinarie di tutela previste dagli Stati, dalla cassa integrazione alla garanzia statale sui prestiti. È immaginabile un aumento dei fallimenti e della disoccupazione, almeno provvisoriamente.

Il ritorno alla normalità dell’economia porterà l’attenzione alle politiche delle banche centrali. La Federal Reserve valuterà il tapering e la sua velocità, mentre la BCE potrebbe arrestare il PEPP. I rendimenti dei titoli di stato dovrebbero così tornare a salire, soprattutto se la Fed deciderà di lasciare correre l’inflazione oltre il 2%. I rendimenti delle obbligazioni in Zona Euro dovrebbero, come già accade, essere influenzate dalle omologhe americane e il proseguimento della campagna vaccinale dovrebbe portare a un leggero aumento dei rendimenti. L’eventuale fine del PEPP, ovviamente, aumenterà gli spread rispetto al bund.

Cambio EUR/USD nel 2021

De Vijlder ritiene, infine, che il cambio euro-dollaro dovrebbe scendere verso 1,25 entro la fine dell’anno. A meno di un cambio di direzione alla Fed, ritenuto poco probabile nel breve termine.

 

La Rivista

Giugno 2026

PAGAMENTI DIGITALI: IL MATCH RICOMINCIA

Tra wallet, AI e sovranità europea si amplia l'ecosistema dei pagamenti

Tutti gli altri numeri