In vigore dal 10 marzo 2021, il Sustainable Finance Disclosure Regulation è il primo Regolamento con cui l’Unione Europea inizia a mettere ordine nell’hype degli investimenti sostenibili.
Come dice il nome stesso, il focus di questo Regolamento è sulla trasparenza, non sugli adempimenti. Gli obblighi sono di disclosure su quanto i prodotti finanziari siano realmente sostenibili: è un contrasto al greenwashing e agli eccessi del marketing.
È quindi comprensibile che, dopo un anno di pandemia in cui il green e l’impatto positivo sono stati descritti come la strada maestra per riprenderci dalla crisi economica e costruire un mondo nuovo, alcuni attori siano delusi dalla portata dello SFDR.
Che cosa prevede l'SFDR
Il Regolamento SFDR prevede di integrare nelle varie fasi della comunicazione, dai siti web all’informativa precontrattuale, dettagli su come i rischi per la sostenibilità sono integrati nel processo decisionale di investimento, sulla presenza di impatti negativi nelle attività di investimento, su come vengono raggiunti i livelli di sostenibilità prefissati, in base ai dettagli degli articoli 8 e 9 dell’SDFR. Che, in tutta verità, non sono poi così dettagliati.
Il focus è sulla comunicazione
Apprezzabile, comunque, l’obbligo di rendicontare gli effetti anche in base a indicatori specifici, esplicitando anche l’osservanza di codici di condotta responsabile, di norme internazionali di diligenza e reportistica e, soprattutto, di come gli obiettivi da raggiungere siano conformi agli Accordi di Parigi.
Una sorta di “etichetta di impatto”, simile a quella degli elettrodomestici se vogliamo. Il cui punto di riferimento, gli RTS, sono ancora in consultazione (la pubblicazione è datata 4 febbraio 2021) e dovrebbero entrare in vigore a gennaio 2022.
Molto lontano dalla Finanza Etica
Le case di investimento hanno già iniziato a comunicare l’aggiornamento delle informazioni e della documentazione sui loro fondi. Mentre critiche vivaci arrivano dal mondo della Finanza Etica, che sottolinea come la prima definizione di Finanza Sostenibile in sede UE sia lontana anni luce dalle regole che i player etici si sono imposti da anni.
I criteri da considerare nel reporting
La UE ha indicato 64 PAI (Principal Adverse Impact) che devono essere calcolati: 18 obbligatori e 16 su base volontaria. Tra gli obbligatori troviamo le emissioni di carbonio, l’esposizione dell’investimento ai carburanti fossili e alle scorie, la gender diversity, il rispetto dei diritti umani, e un report della compagnia di taglio “reputazionale”, sull’esposizione a corruzione e altri scandali.
Di nuovo, siamo nell’ambito del reporting. Ed è legittimo il dubbio se il SFDR sia il primo passo per regolare la finanza sostenibile in Europa o rischi di restare un atto simbolico.
Vaga e imprecisa, ma meglio di niente?
«La SFDR è vaga, imprecisa, aperta a diverse interpretazioni e probabilmente questo è stato fatto consapevolmente – commenta senza troppi filtri David Czupryna, Head of ESG Development di Candriam. Non è destinata a sostituire le etichette esistenti, a superare i regolamenti ESG nazionali, ma a completarli dove è possibile. Ma ammettiamolo, attraverso la disclosure la SFDR punta a definire uno standard minimo per i prodotti sostenibili. Fissando standard sufficientemente alti in termini di informazioni e indicazioni obbligatoria, la SFDR vuole dissuadere gli asset manager che non sono pienamente ESG dall’enfatizzare la sostenibilità tra le loro credenziali».
Chi fisserà lo standard
E poi si apre il problema degli standard. I principali player, nomi di primo piano come S&P, MSCI, Morningstar, Refinitiv e così via, hanno sviluppato metodologie e standard per calcolare l’impatto ESG. Ma, come osserva Euan Ker, Sustainable Investment Analyst di Aegon AM, «gli screening ESG da parte dei provider di rating hanno un punto cieco significativo quando si tratta di copertura e strumenti di selezione, che porta gli investitori a poter interagire con una serie di scelte limitata e spesso simile tra loro».
Sull'ESG si butta anche l'industria del tabacco
Sono numerosi i casi, ad esempio, di aziende che vengono valutate prendendo in considerazione solo alcuni aspetti o conseguenze della loro azione. L’indomani del lancio della SFDR la BAT British American Tobacco ha presentato i propri obiettivi ESG: tra gli altri, neutralità carbonica entro il 2050, migliaia di sessioni di formazione sui diritti umani per i propri dipendenti e addirittura il 38% di presenza femminili nel management. E pazienza se le sigarette fanno male: basta spingere i consumatori verso i prodotti non soggetti a combustione, per un totale di 13,5 milioni di clienti a fine 2020. Sul loro impatto sociale, potete leggere l’articolo di AIRC Associazione Italiana Ricerca sul Cancro.