«La normativa europea va nella direzione sempre auspicata, purché sia un punto di inizio e non di arrivo», commenta Elisabetta Villa, Investment Specialist - Staff della Direzione Generale di Etica Sgr, a proposito dell’SFDR. «Etica Sgr è una società di gestione sostenibile e responsabile fin dalla nascita, nel 2000, e il Regolamento UE 2019/2088 ha rappresentato per noi un modo per confermare il nostro DNA. Promuovere un approccio etico alla finanza per noi è la mission e non una moda del momento. Il nostro punto di vista ci impone di riconoscere che nella normativa ci sono margini di miglioramento, soprattutto in termini di maggiore coerenza, trasparenza e partecipazione. Per esempio, la normativa si concentra soprattutto sui singoli strumenti finanziari più che sulla coerenza a livello di legal entity. Ciò significa che possono esserci realtà che propongono prodotti green accanto a prodotti che seguono logiche molto distanti. Un ulteriore aspetto su cui si potrebbe lavorare è quello della governance dell’intermediario finanziario che propone i fondi sostenibili poiché, al momento, non sono previsti requisiti particolari da soddisfare in termini di trasparenza su questi temi da parte degli operatori.
Questione di approccio
A proposito di un altro tema aperto cioè quello di come misurare l’impatto ESG, Villa osserva che «per noi fare finanza etica vuol dire considerare il prima, il durante e il dopo degli investimenti dei nostri fondi. A monte degli investimenti, applichiamo un rigoroso processo di selezione degli emittenti: si chiama ESG EticApproach®. Questa metodologia proprietaria applica dapprima i criteri negativi di esclusione, che scartano gli emittenti coinvolti in attività controverse. Poi le aziende e gli Stati che hanno superato questo step sono analizzati e valutati con parametri ESG. Solo quelli con punteggi superiori a una soglia assoluta e tra i migliori del proprio settore (approccio best in class) entrano a far parte dell’Universo Investibile dei fondi di Etica Sgr.
Non ci fermiamo alla selezione ma, a valle degli investimenti, da anni misuriamo concretamente l’impatto ESG della selezione rispetto al mercato di riferimento attraverso il Report d’Impatto e i risultati dell’attività di engagement, cioè il dialogo portato avanti con le aziende in cui investono i fondi e i voti espressi in assemblea, con il Report di Engagement. Riteniamo che rendicontare queste attività sia fondamentale perché l’investitore sia correttamente informato e possa prendere decisioni di investimento più consapevoli».
Regolare la S e la G
Ben vengano, quindi, futuri provvedimenti di contrasto al rischio di greenwashing. «Fino a qualche anno fa eravamo in pochissimi a parlare di investimenti sostenibili – conclude Villa. Oggi il tema è sulla bocca di tutti e sul mercato esistono differenti strategie. Diventa fondamentale la trasparenza nei confronti dei risparmiatori oltre alla formazione, che svolge un ruolo chiave nella diffusione della cultura relativa agli investimenti sostenibili e responsabili. Riteniamo che il prossimo passo per scongiurare il rischio greenwashing sia delimitare meglio il campo. Noi diffondiamo il nostro approccio tridimensionale: ambiente, sociale e governance e ci aspettiamo che anche l’Unione Europea proseguirà il proprio lavoro, andando a regolamentare anche la dimensione sociale e quella di governance. Se si punta su responsabilità e sostenibilità, insomma, bisogna crederci fino in fondo, altrimenti può sembrare una mossa opportunistica».