Il SFDR non piace particolarmente alla Finanza Etica. Certo, il regolamento ha il merito di mettere un freno al marketing e al green washing. Ma forse anche per questo primo passo ci si aspettava un po’ di coraggio in più.
La nota di Gabv e Febea
Gabv Global Alliance for banking on Values e Febea, Federazione Europea delle Banche etiche e alternative hanno diffuso una nota per sottolineare la differenza tra Finanza Etica e Finanza Sostenibile. Una nota che si apre con una per nulla velata frecciatina alla Commissione UE: le due associazioni esprimono “perplessità” per la scelta di affidare a BlackRock il ruolo di advisor per la finanza sostenibile.
Il profitto come primo obiettivo
La prima differenza sottolineata da Gabv e Febea è nei principi base di azione dei due approcci: la sostenibilità, come definita dalla UE nel SFDR, è un obiettivo secondario alla massimizzazione dei profitti o, al più un fattore competitivo o di marketing del prodotto finanziario. La finanza etica invece persegue la realizzazione di utili con l’obiettivo di massimizzare i benefici per persone, comunità e pianeta. In sintesi, per l’etica prevale l’interesse dello shareholder rispetto a quello degli stakeholder.
Non nuocere alla collettività
Gabv e Febea sottolineano anche che la nuova normativa europea non prevede per la finanza sostenibile un obbligo di “non nuocere alla collettività e all’economia reale”. Questo dà molta libertà di manovra e di comportamento agli operatori finanziari che si definiscono sostenibili. La bolla dei mutui subprime del 2008, ad esempio, non verrebbe evitata dall’attuale definizione di sostenibilità riportata dal SFDR.
Si guarda al singolo prodotto...
La finanza sostenibile, nella definizione fornita dalla UE, si occupa dello specifico prodotto finanziario, non sull’insieme delle attività: al momento si applica alla gestione e all’investimento di prodotti finanziari, non tocca l’erogazione del credito e altre attività. In pratica, si può ritagliare un orticello “sostenibile” all’interno di un giardino in cui si coltiva di tutto.
... non si guarda alla Governance
Nella normativa europea, segnalano poi Gabv e Febea, mancano requisiti di Governance per chi vuole vendere prodotti finanziari definiti “sostenibili”. Questo apre la strada a modelli a scatole cinesi, con scarsa trasparenza sulle strutture societarie. Anche in questo caso, ci si sofferma sul prodotto e non sulle aziende nel complesso della loro attività.
Molto ambiente, poco altro
Altro punto critico, il prevalere degli aspetti ambientali nell’acronimo ESG. Come AziendaBanca, abbiamo sempre sottolineato che la E sia l’elemento in cui è più facile generare consenso e fare attività di marketing. Ma anche l’approccio UE punta soprattutto sulla sostenibilità green, mentre la finanza etica esclude realtà, come le BigTech, che sono giudicate neutre sul piano delle emissioni di CO2 e non sono trasparenti sul piano fiscale.
Il ruolo verso Corporation, Regolatori e politica
Altre considerazioni riguardano, infine, l’approccio con regolatori e istituzioni (la finanza etica ritiene di dialogare e sensibilizzare, rispetto alle attività di lobbying della finanza mainstream) e l’ambizione della finanza etica di trasformare la società, tramite l’engagement e l’azionariato attivo, la denuncia pubblica dei comportamenti delle grandi aziende che si rivelano nocivi per persone e ambiente.