Italiani: un popolo cauto nell’investire, anche nella sostenibilità

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Al via la seconda edizione del Rapporto Censis-Assogestioni. Il titolo della nuova edizione è “Da risparmiatore a investitore sostenibile”, presentato in occasione della edizione 2021 del Salone del Risparmio.

A presentare in sintesi i dati è stato Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, con una riflessione sugli italiani, sulla loro propensione al risparmio e su come viene percepito questo momento di transizione verso un modello di sostenibilità che tocca anche gli investimenti.

Niente di nuovo?

Lo abbiamo ripetuto non spesso, di più: gli italiani sono un popolo di risparmiatori. E durante la pandemia hanno accumulato ancora più risparmi: in generale la massa di risparmio finanziario delle famiglie è infatti aumentata del 2,5%; 3 italiani su 10, a prescindere dalla fascia di reddito, proprio nell’anno del Covid hanno confermato di avere messo da parte un altro po’ di soldi. Persino i disoccupati: 1 su 3 ha avuto occasione di risparmiare in questi ultimi 12 mesi.

Un “fiume di denaro”

De Rita definisce «fiume di denaro, la grande massa di risparmio degli italiani degli ultimi mesi. Naturalmente, una parte di questo risparmio viene accantonata per poi essere spesa, ma accresce sempre più di dimensione».

Tre ragioni per risparmiare: meno consumi...

Secondo l’analisi del Censis per Assogestoni, la causa primaria di questa nuova massa di risparmio è proprio la scarsa propensione, oltre che la ridotta occasione, di consumo che ha caratterizzato il periodo di emergenza sanitaria e i conseguenti lockdown. «In questi ultimi mesi abbiamo assistito a un rimbalzo – osserva De Rita – ma oramai la scarsa propensione al consumo sta diventando un dato strutturale nel panorama del Bel Paese: 1 italiano su 3 intervistato afferma che ridurrà i consumi, anche se il reddito crescerà o resterà stabile».

… supporto statale...

La seconda ragione è strettamente legata all’intervento e al sostegno pubblico arrivato nell’ultimo anno da parte del Governo, sia a favore dei privati (per es. il Bonus baby sitter) sia delle aziende, che si è trasformato in risparmio. Il 75% degli italiani ha così visto immodificato il proprio reddito nonostante il Covid.

… e il welfare familiare

Il terzo elemento che ha favorito la nuova ondata di risparmio è il welfare famigliare: ovvero il risparmio diventa uno strumento di trasferimento e sostegno familiare a favore della generazione più giovane. «Genitori e nonni sono come dei bancomat: un’azione di riequilibrio – afferma De Rita – che si è rafforzata in pandemia».

Il rischio di non investire

Gli italiani, risparmiatori, non vogliono prendere grandi rischi: in parte perché sentono il futuro ancora incerto, in parte per il timore che scaturisce dal progressivo arretramento del welfare pubblico. Ma si cela un importante rischio anche dietro questo fiume di denaro risparmiato: uno, su tutti, è la crescita delle diseguaglianze, in quanto alcuni hanno subito più di altri gli effetti del lockdown, altri non sono riusciti ad accedere agli strumenti di aiuto erogati dallo Stato e, nel frattempo, l’arretramento nei servizi garantiti dal welfare statale pesa sulle famiglie con il reddito più basso. Il secondo rischio, invece, è intergenerazionale: le famiglie più patrimonializzate hanno una età media più alta ed è naturale che scatti il confronto con l’attuale giovane generazione che fatica a mettere da parte risparmi. Si assiste di conseguenza a un rancore intergenerazionale in crescita. Ma mettiamo anche altre carne al fuoco, con un ulteriore rischio insito in questa mole di risparmio che inonda il Paese: si diffonde sempre più, infatti, il pensiero di affidarsi a una economia sussidiata, dove è lo Stato a dover pensare a come sostenere i cittadini.

Il nuovo trend della sostenibilità

Accanto a questa preoccupazione, intanto, cresce un secondo fenomeno: la parola sostenibilità è entrata nel linguaggio ordinario delle famiglie italiane, tanto che l’87% degli italiani riconosce il tema della sostenibilità (soprattutto i giovani, le persone ricche e quelle con un titolo di studio più alto, NdR). «È in realtà un tema di utilità: la sostenibilità – spiega De Rita – infatti è vista come elemento valoriale per lo sviluppo del Paese, come è stato per l’economia circolare e la salvaguardia dell’ambiente. Ovvero, i danni del mancato intervento per contrastare i cambiamenti climatici, il degrado sociale e quello ambientale, andranno a intaccare il nostro patrimonio. E la pensa così il 78% degli italiani».

Gli italiani conoscono la sigla ESG?

Come intercettare, allora, questo flusso di denaro che confluisce nel tema della sostenibilità? Non conoscendone ancora le determinanti, si assiste al momento a un doppio processo: da una parte, gli italiani vogliono investire nella sostenibilità per tornare a investimenti socialmente utili, dato che gli investimenti condotti negli ultimi 10 anni per migliorare le condizioni sociali e ambientali hanno portato a scarsi rendimenti sociali (non finanziari!); dall’altra sostenibilità fa rima con ambiente, meno di 1 italiano su 4 conosce l’intreccio tra tema sociale e ambientale presente nella sigla ESG, spesso infatti pensano unicamente ai rischi climatici. «La sostenibilità per gli italiani è un processo, non un punteggio o un risultato a cui arrivare – afferma De Rita –, quindi per più dell’80% degli italiani servono regole, vie di fuga: se un’azienda dichiara di essere sostenibile e poi non lo è deve avere possibilità di uscire con danni limitati».

La voce ai consulenti finanziari

Anche i consulenti finanziari, confermano i dati offerti dalla clientela: c’è una forte attenzione verso i temi che riguardano la sostenibilità, gli italiani sono quindi sensibili ma poco inclini a investire e meno di 1 italiano su 10 è disposto a rischiare per investimenti sostenibili.

Parola chiave è CAUTELA: un passetto per volta

«La transizione verso la sostenibilità deve quindi essere costruita e accompagnata con cura – precisa De Rita. Non è una grande onda montante, ma piccoli rivoli che hanno bisogno di regole, informazioni e strutture. Manca infine la razionalizzazione del tema sostenibilità come plus dei rendimenti anche sul piano sociale. La società italiana sta attraversando una fase di transizione molto complessa e guarda con preoccupazione al crescere e al diversificarsi delle diseguaglianze interne; ma guarda con fiducia e coraggio al futuro e chiede agli operatori finanziari di fornire le informazioni, gli strumenti e infine le regole per essere accompagnati in questo processo. Il corpo sociale reagisce lentamente, ma quando si avvia è impossibile fermare questo processo. La trasformazione delle generazioni è anche trasformazione del modello di produzione del nostro Paese».

Eurizon al Salone

In occasione dell’evento, Saverio Perissinotto, AD e DG di Eurizon Capital Sgr ha commentato. «La propensione al risparmio è raddoppiata. Nel 2021 è arrivata al 16%. È importante capire che il valore del tempo è il più grande alleato per l’investitore, per andare in questa direzione bisogna agire su tre fronti. Un fronte è quello della produzione che deve studiare soluzioni d’investimento coerenti con il contesto e le esigenze. Secondo fronte è quello della distribuzione, che deve lavorare con il risparmiatore sulla pianificazione di medio-lungo periodo e il terzo fronte è quello delle istituzioni il cui intervento è importante per creare le condizioni che possano aiutarci a trasformare il risparmiatore italiano in investitore consapevole».

 

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