I Family Office, sempre più tecnologici e a caccia di competenze

PwC report family office

La turbolenza sui tassi ha convinto molti family office a ripensare al proprio posizionamento in termini di asset allocation, senza perdere di vista la vocazione per il Private Capital. Se da un lato si assiste a un ritorno dell’obbligazione come classe di investimento interessante, dall’altro i Private Markets si confermano come tratto distintivo dei family office all’italiana.

Proseguono, inoltre, gli investimenti in tecnologia, con molto interesse verso l’AI, e i software specializzati al servizio dei professionisti si confermano indispensabili per le attività cardine dei family office: asset allocation, aggregazione del patrimonio e, naturalmente, monitoraggio.

Per ultimo, ma non per importanza, cresce la necessità di professionisti specializzati e verticali, perché si sposa con le capacità e le competenze trasversali necessarie a organizzazioni familiari complesse ed eterogenee.

Ecco le direttrici lungo cui sta evolvendo il family office in Italia.

Predominanza dei Single Family Office

Secondo l’indagine di PwC, che ha coinvolto 54 tra le strutture più importanti con sede legale in Italia e nella Svizzera italiana, ben 34 Family Office (63%) sono Single Family Office (SFO): quindi strutture dedicate alla prestazione di servizi per una sola famiglia.

Mentre il restante del campione (37%) è formato da 20 Multi Family Office (MFO), che prestano la loro attività al servizio di più famiglie, in media 19 famiglie.

Masse amministrate in crescita tra i Multi Family Office

Per via della loro natura, gli AuM gestiti dai Multi Family Office sono maggiori rispetto a quelli dei SFO: il 70% dei MFO ha attivi under management, o under advisory, che superano i 500 milioni di euro, con il 50% oltre il miliardo.

Viceversa, la dimensione delle masse gestite nel perimetro dei Single Family Office è inferiore ai 500 milioni per l’82% delle realtà.

Clienti più patrimonializzati per i SFO

Tuttavia, quasi tre famiglie su 10 che si avvalgono dei servizi di un SFO hanno un patrimonio medio tra i 100 e i 250 milioni di euro, mentre la maggior parte delle famiglie servite dai MFO ha un patrimonio che oscilla dai 50 ai 100 milioni di euro.

Insomma, si conferma la tendenza da parte delle famiglie con patrimoni più elevati a creare una propria struttura volta a gestire e amministrare esclusivamente il proprio patrimonio.

Perché creare un Single Family Office?

Il 43% dei SFO intervistati dichiara che il liquidity event derivante dalla vendita dell’azienda di famiglia (o di una parte dell’azienda) sia stato la causa, interamente o comunque in parte, che ha giustificato la costituzione di una struttura di Family Office.

Tra gli altri elementi che vanno a concorrere, troviamo la necessità di preservare la coesione familiare (19%), la separazione degli asset tra i membri della famiglia (17%) e la successione/passaggio generazionale (15%).

Gli obiettivi del family office

Per entrambi, Single e Multi Family Office, gli obiettivi principali e i servizi a maggiore valore offerti sono legati a precisi temi, qui in ordine di importanza: monitorare gli asset per prendere decisioni di investimento coerenti con gli obiettivi di famiglia, diversificare il patrimonio, preservare la legacy di famiglia.

Gli obiettivi di efficientamento fiscale e di tutela della privacy sono invece secondari.

I settori che si rivolgono alle strutture FO

Il settore industriale, inoltre, si conferma la principale origine della ricchezza per le famiglie che scelgono un family office. Seguono il settore del commercio, la sanità e il settore immobiliare.

Guardando all’area geografica di provenienza delle famiglie seguite, il Nord Italia è la macroarea più interessata: il 44% delle famiglie seguite dalle strutture proviene dal Nord Est, mentre il 32% dal Nord Ovest.

E quasi sempre è la prima generazione di imprenditori a detenere e gestire gli asset di famiglia.

Performance in calo, ma commissioni stabili

Negli ultimi due anni le performance dei family office stanno risentendo degli sbalzi di mercato: quest’anno, il numero di strutture che ha fatto registrare performance superiori al benchmark si è ridotto notevolmente e solo tre family office su dieci sono riusciti a sovraperformare nel mercato.

Un dato in flessione del 12% rispetto a cinque anni fa. Ma il primato va alla percentuale di family office che registra risultati al di sotto del benchmark: il 14%, una quota che secondo PwC non si era mai vista nelle precedenti edizioni.

La motivazione è l’approccio conservativo adottato dai family office, con l’obiettivo di preservare il capitale.

Ma tutto ciò non ha portato le strutture ad aumentare le commissioni sugli asset gestiti, anche se le tariffe applicate dai Multi Family Office dipendono dalle attività e dai servizi svolti, spesso con una commissione di performance sulla base dei risultati raggiunti.

L’asset allocation: spazio all’obbligazionario

L’esposizione alle diverse asset class cambia insieme alle dinamiche di mercato: complice la crescente inflazione, ad esempio, diminuisce la componente di cash ed equivalenti (7% del totale a giugno 2023, NdR), mentre la quota di azionario resta stabile, sia per quanto riguarda i paesi sviluppati sia per gli emergenti.

Ad aumentare considerevolmente il proprio peso all’interno dei portafogli dei family office è invece la componente obbligazionaria: a giugno 2023 l’allocazione sull’intera componente fixed income (obbligazioni paesi emergenti e sviluppati) era pari al 30% (+6% sul 2022).

Immobiliare e asset alternativi

Per quanto riguarda gli investimenti in real estate, diretto e indiretto, aumenta leggermente la esposizione (+1%, per un totale dell’8%), con l’intenzione di mantenere stabile la quota di real estate nel portafoglio.

Discorso diverso, invece, per gli investimenti alternativi: private equity, venture capital, private debt, co-investimenti, hedge funds, commodities e criptovalute, insieme a investimenti diretti e indiretti e gestioni separate, si attestano a un livello del 31%.

I family office si confermano dunque strutture votate al mondo dei mercati illiquidi e difficilmente accessibili a investitori retail.

Tra gli investimenti alternativi, la quota maggiore è rappresentata dai fondi di private equity e tra le intenzioni c’è l’aumento della esposizione verso investimenti diretti, club deal e settori infrastrutturali.

Lontano l’interesse per il mondo blockchain e digital asset, mentre ci si aspetta una crescita degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale.

Family Office pronti a crescere, anche nelle competenze

I family office hanno intenzione di ampliare le proprie strutture nei prossimi tre anni.

L’aumento dell’organico risponde alla necessità di nuove competenze, più specializzate su determinati temi che riguardano l’evoluzione dei bisogni delle famiglie clienti.

Le figure più ricercate sono quelle che hanno competenze in ambito real estate, corporate finance, risk management, monitoraggio degli investimenti liquidi e alternativi (private equity e venture capital).

La tecnologia per l’attività quotidiana

Lo sguardo dei family office è anche rivolto verso la tecnologia: si tratta di strutture snelle, che però utilizzano software e soluzioni dedicate, con un continuo investimento per innovare.

I più diffusi sono i tool per aggregare gli attivi finanziari e quelli dedicati al consolidamento patrimoniale, insieme a software per il monitoraggio dei costi e per la contabilità.

La maggior parte dei family office utilizza soluzioni tecnologiche anche per l’attività di asset allocation, per l’analisi e la reportistica sugli asset illiquidi e per il risk management.

Meno diffusi, invece, i software per l’attività di trading ed execution degli ordini e per la fiscalità: si tratta di attività che, solitamente, vengono esternalizzate a terzi. Agli operatori finanziari, per il trading, e a studi professionisti, per i servizi fiscali.

I family office, per ovvie necessità di scala, non costruiscono in house le soluzioni tecnologiche, anche se si diffonde l’utilizzo di tool creati internamente per l’asset allocation.

Investimenti sostenibili e attività filantropiche

Solo un quarto dei family office è impegnato in modo regolare in attività filantropiche, mentre quasi la metà non ne ha mai sostenuta alcuna.

Tra le iniziative finanziate, spiccano quelle tese all’educazione e alla salute, allo sviluppo economico e alla riduzione della povertà e, infine, quelle dedicate all’arte e alla cultura.

Le relazioni con banche, asset manager, private capital e club deals

Banche e asset manager sono un alleato dei family office: il 75% ha depositato o dato in gestione il patrimonio liquido presso sette controparti al massimo, senza grandi differenze tra SFO e MFO.

Prevalentemente si tratta di rapporti in regime amministrato, anziché gestito.

La tendenza è simile anche per quanto riguarda il numero di controparti in cui è stato investito il patrimonio illiquido: sia indirettamente tramite i fondi di private capital, sia in modalità diretta e quindi con investimenti in partecipazioni e club deals, quasi tre family office su cinque hanno fino a 7 controparti e un massimo di 7 investimenti diretti e in club deals.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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