Il mattone perde il suo fascino agli occhi dei Millennials, che anziché investire nell’acquisto di un immobile di proprietà, preferiscono guardare agli strumenti alternativi, come ad esempio gli ETF, per accrescere il patrimonio.
Uno scostamento netto dalle abitudini delle generazioni precedenti: da sempre la casa è stata il fulcro del patrimonio italiano, con la maggior parte delle famiglie che vive in abitazioni di proprietà e una fetta di over 60 che vorrebbe acquistare ulteriori immobili nei prossimi anni, a volte da destinare ai propri figli.
Una nuova mentalità
A cambiare è proprio la mentalità con cui le nuove generazioni, in tutta Europa, si avvicinano al mondo degli investimenti: il 37% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (dati report Revolut, 2025) indica azioni ed ETF come scelta principale per la creazione di ricchezza a lungo termine, superando il settore immobiliare, menzionato come prima scelta dal 30% degli intervistati della Generazione Z.
Tra tutte le fasce d’età, questa è quella che difatti nutre meno fiducia nel settore immobiliare come opportunità di investimento.
Cosa è cambiato?
A dettare il nuovo passo negli investimenti è sicuramente la maggiore alfabetizzazione finanziaria dei giovani rispetto al passato (nonostante i numeri dell’OCSE pongano l’Italia sempre tra le ultime posizioni in Europa), insieme a un elemento disruptive, ovvero la digitalizzazione e l’avvento di fintech che hanno reso gli investimenti più accessibili.
A oggi, i giovani non aspettano il porto sicuro della prima casa per poi iniziare a costruirsi un futuro finanziario: iniziano prima, investono con importi ridotti e si orientano su strumenti di investimento che in precedenza erano prerogativa degli investitori professionisti, più che dei risparmiatori.
La Generazione Z, in particolare, mostra una preferenza per la diversificazione e detiene una quota di ETF maggiore rispetto a qualsiasi altra fascia di età. Mentre i giovanissimi, tra i 18 e i 24 anni, iniziano a investire i loro risparmi quotidiani attraverso le piattaforme digitali, destinando circa 40 euro al mese agli investimenti.
Il mattone è per le altre generazioni
Per le generazioni precedenti la musica è diversa: il settore immobiliare prevale tra i 45 e i 64 anni, con circa un terzo che lo considera l’asset principale per la creazione di ricchezza a lungo termine. E tra gli over 55 che hanno acquistato un immobile, ben il 22% lo ha fatto per lasciare casa ai propri figli (dati Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, 2025).
Gli over 60 e il dovere morale di risparmiare per i giovani
I Silver, man mano, stanno diventando i motori del welfare familiare: sostengono economicamente figli e nipoti, dedicano loro molto tempo e il 70% ritiene necessario “lasciare almeno la casa ai figli”, insieme all’eredità, vista come un dovere morale da circa la metà degli over 60.
Sono molti i Silver che continuano inoltre a svolgere attività lavorative quotidiane (il 60% tra gli uomini e il 44% tra le donne nella fascia 61-70 anni, percentuali che scendono ma resistono anche nelle età successive), e continuare a risparmiare per sé, per la sicurezza personale, ma anche come dovere morale verso le generazioni successive.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2025 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.