Finanza sostenibile: allarme green washing per l'industria del risparmio

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Il mercato della finanza sostenibile è inquinato da un’ondata di green washing, cioè una sostenibilità di facciata a scopo di marketing. Lo sostiene una ricerca di Fondazione Banca Etica.

L'SFDR non ha risposto a tutto

A pochi mesi dall’entrata in vigore del Regolamento UE 2019/2088 sull’informativa di sostenibilità (noto anche come SFDR, dall’inglese Sustainable Finance Disclosure Regulation), il quadro normativo resta in evoluzione anche all’interno dell’Unione Europea. E il percorso di applicazione del “Piano d'Azione sulla Finanza Sostenibile della Commissione Europea”, pubblicato nel 2018, è ancora lungo.

Manca, ad esempio, un accordo sui settori produttivi che possono essere considerati “davvero sostenibili”: il dibattito è acceso, ad esempio, su gas naturale ed energia nucleare. E la decisione è stata rinviata a dopo l’estate 2021.

Sostenibile (almeno un po') tra il 20% e il 50% dei fondi

Intanto, la popolarità delle tematiche ambientali ed ESG presso l’opinione pubblica ha visto molti fondi di investimento adottare una qualche definizione di sostenibilità: secondo la Fondazione Finanza Etica, per alcune delle principali SGR con sede in Italia e Spagna si parla di una percentuale di fondi sostenibili o parzialmente sostenibili tra il 20% e il 50%.

Questione di definizioni

Un bel boom di offerta, calcolando che i fondi ESG nel 2020 rappresentavano il 3,3% del totale investito tramite fondi. Fondazione Finanza Etica ha calcolato, usando dati Morningstar ed Efma, che le definizioni contenute nel SFDR portano la dimensione del mercato tra il 7-10% (i dati Morningstar stimano un 4-5%). Un raddoppio del mercato legato proprio alle attuali (per quanto in divenire) definizioni di sostenibilità.

Società controverse in fondi ESG?

Il rapporto di Fondazione Finanza Etica analizza i fondi delle prime tre società di gestione del risparmio italiane (Generali, Gruppo Intesa-Sanpaolo e Amundi): con riferimento ai dati al 31 dicembre 2020, il rapporto sostiene che anche tra i fondi proposti come rispettosi dei criteri ESG (totalmente o in parte) figurano società controverse, sia petrolifere sia produttrici di armi.

Un indice per misurare l'impatto bancario sui diritti umani

Altro tema toccato dal Rapporto sono gli impatti della finanza sulle violazioni dei diritti umani. ONG come BankTrack indagano e misurano proprio gli impatti delle attività delle banche sui diritti umani. Un team di ricercatori dell’Università di Pisa, con il contributo di Fondazione Finanza Etica ed Etica SGR, ha portato alla nascita del Banks HUMAN RIGHTS Index: il 26% del campione di banche è stato coinvolto, in modo diretto o per le operazioni commerciali e industriali finanziate, in almeno un evento di violazione dei diritti umani tra il 2000 e il 2015.

Il report è disponibile a questo link

 

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