Oltre 3mila persone si sono riunite al Directa SUMMIT 2026, che ha messo al centro una ampia riflessione sull’evoluzione degli investimenti: dal ruolo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione al data-driven trading, fino ai nuovi modelli di business orientati alla creazione di valore nel lungo periodo.
Grande attenzione è stata dedicata anche ai cambiamenti che sta attraversando l’investitore retail: nuove aspettative, nuovi linguaggi, nuovi modelli di apprendimento. All’interno di una ricerca dedicata.
La giornata di confronto
Sul palco si sono alternati protagonisti dell’economia, dell’impresa, dei media e dello sport tra cui Fabrizio Testa, CEO di Borsa Italiana, Cristina Scocchia, CEO di Illy Caffè, Barbara Cominelli, Executive Chairman di Spindox, Lorenzo Greco, Amministratore Delegato di Cegeka Italia, Timo Toenges, Head of Digital Wealth Business EMEA di BlackRock, Marco Casario, financial influencer, Riccardo Spada, creatore del podcast The Bull, Pasquale Gravina, Federica Pellegrini, Nicola Savino e Billy Costacurta.
Un confronto tra visioni diverse sul rapporto tra capitali, mercati e sviluppo ha rappresentato uno dei momenti centrali del pomeriggio. Su come si costruisce crescita, si scala un business e si crea valore nel lungo periodo hanno discusso Fabrizio Testa, CEO di Borsa Italiana, Cristina Scocchia, Ceo di Illy Caffè e Andrea Busi, amministratore delegato di Directa SIM.
Parallelamente, il pubblico ha potuto vivere un’esperienza immersiva con 15 aziende partner, 18 talk sul main stage, 20 ospiti, 10 workshop, 13 esperienze interattive, 1 live podcast. A completare l’esperienza, incontri diretti con gli emittenti, attività di live-trading, food truck e aree di networking.
«Le imprese familiari rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico italiano e la Borsa può essere un alleato strategico per sostenerne la crescita e la continuità nel tempo – ha dichiarato Fabrizio Testa, Ceo di Borsa Italiana, Euronext. Quotarsi significa investire sul futuro dell'azienda, accedendo a capitali per finanziare innovazione e sviluppo, mantenendo al contempo una governance solida e una visione di lungo periodo. Il nostro impegno inizia molto prima della quotazione: attraverso iniziative come ELITE e IPOready accompagniamo le imprese in percorsi di crescita, rafforzamento manageriale e preparazione al mercato. Oggi, inoltre, grazie all'appartenenza a Euronext, le aziende italiane possono accedere a un ampio bacino di investitori internazionali e a nuove opportunità per competere con successo su scala globale».
Il Presidente e fondatore Directa SIM, Massimo Segre, ha ripercorso le tappe chiave della crescita della Società ricordando il ruolo pionieristico di Directa: prima in Italia nel 1995 a rendere possibile il trading online agli investitori privati.

«Trent'anni fa abbiamo dato al risparmiatore italiano la possibilità di operare in Borsa da solo, senza intermediari – commenta Segre. Oggi un italiano su due ha investito almeno una volta, ma sei su dieci si dicono poco competenti in materia finanziaria. È in questo spazio che lavoriamo: rendere l'autonomia negli investimenti una scelta informata, una decisione consapevole. Il nuovo logo nasce da qui. La D si apre perché in trent’anni abbiamo sempre lavorato per l’accesso di tutti ai mercati. Questo è il motivo per cui abbiamo creato Directa Summit e continuiamo a investire in nuovi corsi gratuiti della nostra Directa Academy».
Directa oggi conta su oltre 160mila clienti, porta in Borsa più di 6 milioni di ordini l’anno e detiene oltre 11 miliardi di assets dei clienti.
«Il successo del summit, testimoniato dalla partecipazione straordinaria, conferma il grande interesse che esiste in Italia per il mondo degli investimenti online, di cui Directa è da sempre protagonista – ha affermato Andrea Busi, Amministratore Delegato di Directa. Da oltre trent’anni siamo promotori e interpreti di questa evoluzione e questo risultato ci dà ulteriore forza e motivazione per proseguire una storia di successo, da condividere con i nostri clienti e con tutti coloro che si riconoscono nei nostri valori».
Il nuovo logo
Al centro del percorso di evoluzione del brand c’è anche il rinnovamento dell’identità visiva, pensato per rappresentare in modo più immediato i valori e la direzione futura della società. Un cambiamento che trova nel nuovo logo la sua espressione più concreta e riconoscibile.
«Dal 2024 abbiamo intrapreso un percorso di crescita che ha rafforzato il nostro business e rinnovato il modo di dialogare con clienti e investitori – ha commentato Stefano D’Orazio, direttore commerciale di Directa. Il nuovo logo è il passo successivo naturale di quel percorso: non nasce da un'esigenza estetica, ma è la traduzione visiva di ciò che siamo diventati e di dove stiamo andando. La nuova 'D' aperta è una dichiarazione. Una porta che si apre ancora di più, verso un'esperienza di investimento sempre più innovativa, digitale e accessibile. Abbiamo scelto il Directa Summit 2026 per presentarlo perché volevamo farlo con la nostra community. Cambia la forma, resta l'anima: indipendenza, trasparenza e affidabilità saranno sempre i nostri valori».
La ricerca: l’identikit dell’investitore italiano
Nel corso dell’evento è stata presentata la survey dell’Istituto Piepoli “L’identikit dell’investitore italiano”. La ricerca ha analizzato motivazioni, obiettivi, abitudini informative, percorsi di formazione e i comportamenti degli italiani rispetto agli investimenti su un campione di oltre 1000 intervistati.
I dati rivelano un’aspirazione al risparmio diffusa ma fragile: solo il 31% di chi investe riesce a mettere denaro da parte ogni mese, mentre il 43% lo fa in modo discontinuo.
La propensione all’investimento ha ancora molto spazio di crescita. Investe circa il 70% di chi guadagna oltre 2.500 euro netti al mese, contro il 29% di chi resta sotto i 1.500 euro.
Il 64% degli intervistati dichiara una competenza finanziaria bassa o nulla. Per chi non investe la prima barriera è la disponibilità economica insufficiente, indicata dal 54%, seguita dal timore di perdere denaro, al 26%. Emerge la necessità di un'educazione finanziaria di base più estesa e di una gamma di strumenti a basso rischio accessibili a una platea più ampia.
Sul fronte distributivo, la banca tradizionale resta il canale prevalente, scelta dal 46% di chi investe, davanti ai broker online al 28% e ai consulenti finanziari al 23%. Il digitale si conferma in crescita, con un potenziale di sviluppo ancora largamente inespresso.