ll direct indexing, ovvero la possibilità per gli investitori di costruire in autonomia i propri indici sulla base di criteri valoriali e di potenziali performance, si affaccia finalmente sul mercato europeo e si appresta a posizionarsi come una possibile terza via tra il mondo degli investimenti passivi e attivi.
Forte del trend registrato negli Stati Uniti, anche l’Europa è pronta a raccogliere la sfida, puntando però a rendere questo approccio accessibile a un’ampia fascia di clientela retail grazie all’uso della tecnologia.
Criteri valoriali sempre più al centro delle scelte di investimento
Come raccogliere quindi le opportunità? Se ne è parlato in un incontro realizzato da Cirdan Capital in collaborazione con il Fintech District di Milano, e animato da un panel composto sia da figure accademiche sia da portavoce di realtà fintech, che si è concentrato su come tradurre il direct indexing in un modello di business vincente, in linea con le nuove tendenze e le scelte di investimento di una nuova generazione di investitori.
Come emerso dall’incontro, il successo del direct indexing negli States è il migliore viatico per il suo approdo anche in Europa e in Italia, dove potrebbe raccogliere interesse anche da parte del mondo retail.
Il mondo finanziario è interessato da un profondo rinnovamento tecnologico che permette scambi di azioni o frazioni di azioni a zero costi, rendono infatti possibile implementare con costi contenuti e accessibili anche per gli investitori retail un approccio finora appannaggio soprattutto dell’universo wealth.
L’approccio delle nuove generazioni
Inoltre il direct indexing potrebbe potenzialmente rappresentare la chiave di volta per le nuove generazioni di investitori che guardano sempre più a esperienze di investimento personalizzate e di facile accesso grazie alla tecnologia, e alla possibilità di selezionare in maniera consapevole asset class o singoli titoli azionari, anche sulla base di scelte valoriali.
Un elemento quest’ultimo ancora più importante in una fase in cui l’attenzione alla reale natura ESG degli investimenti è sempre più forte: stando a quanto riportato dall’ultimo Global Investor Survey di PwC, un investitore su due sarebbe disposto a disinvestire da società con scarso commitment in termini di sostenibilità, premiando di converso con la propria fiducia quelle più virtuose.
Gli interventi nel dettaglio
Nel corso del dibattito, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professore della SDA Bocconi School of Management, ha sottolineato come «il direct indexing è un approccio altamente innovativo sotto vari punti di vista, finanziario e fiscale su tutti, ma che promette anche di accompagnare, se non accelerare, il cambiamento in atto nella cultura degli investimenti. I giovani investitori – continua Carnevale Maffè – vogliono sempre più personalizzazione e democratizzazione e il direct indexing rappresenta per loro, ma anche per le fasce più mature del mercato, una grande opportunità. I numeri parlano chiaro: nei prossimi cinque anni il tasso di crescita degli AuM destinati al direct indexing è previsto pari al 12,4%, contro l’11,3% degli ETF, negli ultimi anni i veri campioni della raccolta».
Antonio De Negri, Founder e CEO di Cirdan Capital, ha invece ribadito «la forte vocazione di Cirdan Capital di costruttori di indici» e di puntare a un modello “attivo” di direct indexing al servizio dell’investitore retail. «Per il tramite di un certificato oppure direttamente in portafoglio – ha proseguito De Negri – il gestore potrebbe svolgere la tradizionale attività di gestione patrimoniale attraverso però uno strumento disegnato e pensato ad hoc per l’investitore, anche retail, che l’ha richiesto. È innegabile che evitare di passare da un fondo tradizionale consentirebbe di eliminare uno strato di complessità e costi».
L’incontro, aperto da Clelia Tosi, Head of Partnerships and Growth di Fintech District, è stato moderato da Riccardo Bassetto di WILL Media e ha visto la partecipazione, oltre che dell’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè e di Antonio De Negri, Founder e CEO di Cirdan Capital, anche di Francesco Casarella, Responsabile di Investing.com Italia e Marco Scioli, Founder di Starting Finance, che hanno contribuito all’analisi sulla base del loro osservatorio privilegiato sul mondo del fintech.