Sprofonda il crowdinvesting: -36,9% di investimenti raccolti nell’ultimo anno

Crowdfunding report 2026
Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio

Prosegue la crisi del crowdinvesting in Italia. Tra il luglio 2025 e il giugno 2026 la raccolta complessiva è scesa addirittura del 36,9%, arrivando a un totale di 164,19 milioni di euro. A confermare la spirale discendente degli investimenti crowd in Italia è il “Report italiano sul Crowdinvesting”, giunto alla XI edizione e realizzato dall’omonimo osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

Il confronto con i 259,75 milioni di euro raccolti nell’anno precedente è imbarazzante, soprattutto se si considera che il settore era già in calo del 14% un anno fa. Ed è tornato ai valori assoluti del 2020, l’anno del Covid.

Le ragioni della crisi

Sarebbe facile attribuire l’oggettiva difficoltà del crowdfunding alla regolamentazione europea. Il Regolamento ECSP (European Crowdfunding Service Providers) ha certamente alzato l’asticella della competizione, buttando fuori dal mercato molte piccole realtà.

Ma se il numero di piattaforme autorizzate è ulteriormente calato, passando dalle 42 dello scorso anno alle attuali 37, di cui tra l’altro solo 30 hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi 12 mesi, le ragioni sono più profonde. Il settore sconta la delusione di una fetta importante di risparmiatori retail, attirati dalla “democratizzazione” di investimenti prima inaccessibili e non coscienti dei loro rischi. Complice anche una comunicazione non sempre ottimale da parte di alcune piattaforme.

«La situazione negativa del mercato del crowdinvesting è riconducibile a più fattori - spiega Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio. Molte piattaforme hanno cessato le attività, nella difficoltà di misurarsi con i nuovi adempimenti richiesti dal Regolamento ECSP e con i requisiti di Consob e Banca d'Italia, che sono anche intervenute per sospendere autorizzazioni. Senza contare i molti investitori delusi per i numerosi casi di ritardi nelle exit sui progetti equity e insolvenze nel lending. La congiuntura generale non ha aiutato: la volatilità dei mercati ha spinto verso investimenti più tradizionali e l'inflazione ha causato aumenti imprevisti dei costi per le imprese e per i cantieri immobiliari, peggiorando le prospettive di rimborso. Nel breve termine non si intravedono segnali che possano lasciar presagire un recupero dei volumi passati. Il mercato attende l'operatività della garanzia dello Stato sugli investimenti fatti tramite le piattaforme, che certamente avrà un effetto positivo, ma paradossalmente potrebbe 'drogare' il contesto. Sarà dunque importante che le piattaforme siano ancora più responsabilizzate nella scelta dei progetti, altrimenti il fatto di avere comunque un 'paracadute' statale ridurrà l'incentivo per una selezione più rigorosa».

I dati del primo semestre 2026

Guardando al dettaglio, le campagne immobiliari sostengono l’equity crowdfunding, sostanzialmente stabili nel primo semestre 2026 con poco meno di 30 milioni di euro. La raccolta in equity per startup innovative è ai minimi, 8,56 milioni di euro, meno della metà rispetto al primo semestre del 2025. Stabili i minibond, 2 milioni di euro.

Lato lending, i prestiti erogati dalle piattaforme nella prima metà del 2026 sono ai minimi: 28 milioni di euro per l’immobiliare, 5,55 milioni per il resto.

I portali autorizzati

Complessivamente, al 30 giugno 2026 in Italia erano autorizzati 37 portali per la raccolta di capitali online. 13 hanno la licenza per operare sui prestiti diretti (lending) mentre 18 hanno chiesto di poter collocare titoli mobiliari.

6 piattaforme che intendono fare attività in entrambi i segmenti (l’analisi considera anche il portale italiano EvenFi, che ha ottenuto l’autorizzazione ECSP attraverso l’autorità di mercato spagnola).

Fra le piattaforme autorizzate in Italia, 3 hanno chiesto di operare anche in altri mercati europei (Doorway, Ener2Crowd, Walliance).

Chi entra e chi esce

Rispetto all'anno scorso, c’è un nuovo operatore (Italfund Srl) mentre non sono più nell'albo BuildBull, Backtowork (acquisita da Opstart), Rendimento Etico, Innexta, Ecomill e Tifosy.

Recrowd e Bridge Asset risultano sospese (una da luglio 2025, l’altra dallo scorso giugno) per provvedimenti della Banca d'Italia o della Consob, mentre RE-Lender è stata liquidata, con la migrazione dei progetti su EvenFi.

Il report segnala anche l’aggregazione tra CrowdFundMe e Wearestarting, con la società Smart4Tech, ora comprese nel gruppo Entera.

 

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