Tre italiani su quattro sono pronti a investire, ma la complessità e i costi frenano il passaggio dall'interesse alla decisione concreta.
I dati della ING Global Investment Survey, con un focus anche sull’Italia, fa i conti in tasca ai risparmiatori: se dal 2002 gli italiani avessero investito in fondi anche solo il 25% del denaro destinato ai depositi bancari, oggi avrebbero 130 miliardi di euro in più. Una cifra equivalente al 5,8% del PIL.
Secondi, per investimenti, dopo la Germania
Secondo la survey, l'Italia si colloca al secondo posto nella zona euro per quota di investitori, con il 44% degli intervistati che già investe sui mercati finanziari, alle spalle della sola Germania (46%).
A questi si aggiunge un ulteriore 32% che oggi non investe ma si dichiara disponibile a farlo in futuro.
Solo il 24% esclude questa possibilità, la percentuale più bassa dell'Eurozona tra i paesi analizzati. Il 76% dichiara di possedere risparmi, indicando un potenziale ancora da attivare.
Il timore dell’inflazione
Tra i motivi che spingono l'interesse emerge una crescente consapevolezza dell'importanza di proteggere i propri risparmi nel tempo. Molti italiani riconoscono che non investire comporta a sua volta un rischio: quello di vedere diminuire il valore reale dei risparmi a causa dell'inflazione.
Questa consapevolezza raggiunge il 72% tra gli investitori e il 65% tra coloro che potrebbero investire in futuro. Gli investimenti vengono inoltre percepiti come strumento per costruire maggiore sicurezza finanziaria nel lungo periodo e prepararsi ad affrontare un contesto economico e previdenziale sempre più incerto.
I freni: complessità, costi e tasse
Nonostante la disponibilità, alcune barriere continuano a contenere il passaggio dall'intenzione ai comportamenti concreti. Il principale ostacolo è l'avversione al rischio: oltre il 64% preferisce investimenti più sicuri anche a fronte di rendimenti inferiori.
Persistono ostacoli legati alla percezione di complessità: il 43% ritiene che aprire un conto investimenti sia ancora troppo complicato. Il 51% afferma che potrebbe investire di più se i prodotti fossero più semplici da capire, il 47% se fossero più economici.
La tassazione è anch'essa molto sentita: il 57% dichiara che potrebbe investire di più se gli investimenti avessero una tassazione nulla o agevolata.
Resta infine un problema di fiducia: soltanto il 51% si sente sicuro della propria comprensione di prodotti relativamente semplici come azioni e obbligazioni.
Il confronto europeo
Questa apertura si inserisce in un mutamento più ampio del risparmio europeo. I fondi di investimento rappresentano oggi il 23% delle attività finanziarie delle famiglie dell'Eurozona, la quota più elevata dall'inizio del secolo.
Scende contemporaneamente la quota detenuta in depositi bancari, dal 67% del 2019 al 62% nel 2025, il livello più basso dal 2008. Dall'anno scorso, le famiglie europee stanno destinando una quota più ampia (37%) dei nuovi risparmi finanziari agli investimenti anziché ai depositi bancari.
L'Italia si distingue per propensione a vincolare il capitale: il 48% degli italiani opta per investimenti vincolati, contro una media della zona euro del 42%.
«La ricerca restituisce un'immagine degli italiani diversa da quella spesso associata al nostro Paese. Molte persone investono già e una quota significativa di chi oggi non investe si dichiara aperta a farlo in futuro. Cresce inoltre la consapevolezza che, in un contesto caratterizzato da inflazione e incertezza sul futuro previdenziale, lasciare i risparmi fermi può comportare una perdita di valore nel tempo – commenta Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING Italia. La sfida non è tanto generare interesse verso gli investimenti, quanto aiutare i risparmiatori a trasformare questa disponibilità in comportamenti concreti. Per riuscirci è necessario ridurre le barriere che ancora frenano molti italiani, a partire dalla paura di perdere, dalla complessità percepita e dalla limitata familiarità con i mercati finanziari. In questo percorso possono svolgere un ruolo importante l'educazione finanziaria, una maggiore semplicità e trasparenza dei prodotti e un contesto normativo e fiscale che favorisca la partecipazione agli investimenti».