Così la tokenizzazione potrà sbloccare il risparmio degli italiani

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Lorenzo Capone, Head of Regional Growth, Southern Europe di Kraken

Le famiglie europee sono tra le maggiori risparmiatrici al mondo: nel 2022, secondo il Rapporto Draghi della Commissione Europea (2024), hanno risparmiato complessivamente 1.390 miliardi di euro, contro gli 840 miliardi delle famiglie americane.

Tra queste, le famiglie italiane hanno contribuito con circa 123 miliardi di euro (ISTAT, 2022).

Eppure, la ricchezza delle famiglie europee è considerevolmente inferiore rispetto agli Stati Uniti. Il problema, quindi, non è la mancanza di attitudine al risparmio, ma l'incapacità del sistema finanziario europeo di valorizzare adeguatamente questi capitali.

La prima causa: la frammentazione dell’infrastruttura del mercato finanziario

La causa principale è la frammentazione dell'infrastruttura del mercato finanziario europeo: nonostante il mercato unico e le direttive come la MiFID II, sistemi di regolamento, custodia e distribuzione continuano a operare su base nazionale.

Il risultato è che gli investitori retail europei pagano quasi il 60% in più in costi totali per i fondi comuni rispetto ai loro omologhi statunitensi, a causa di maggiore intermediazione, più livelli di conformità e minore concorrenza, con un impatto diretto e significativo sui rendimenti netti.

L'Europa ha già tentato di risolvere il problema: la piattaforma TARGET2-Securities, lanciata nel 2008, puntava a creare un unico pool paneuropeo di titoli. Quasi vent'anni dopo, il 98% delle transazioni è ancora regolato entro i confini nazionali.

La strategia della Commissione Europea sull'Unione dei Risparmi e degli Investimenti, lanciata a marzo 2025, riconosce il problema, ma il percorso proposto, basato su armonizzazione entro il 2030, rischia di replicare la lentezza del passato.

Nel frattempo, l'emissione di titoli UE negli ultimi quindici anni è cresciuta di un terzo, contro il raddoppio registrato negli Stati Uniti, nonostante l'UE abbia una popolazione più ampia.

Mobilizzare il risparmio delle famiglie è una priorità strategica

La dimensione della sfida è concreta: entro il 2030, l'Europa avrà bisogno di 750-800 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno per raggiungere i propri obiettivi in materia di clima, tecnologia e difesa. Una parte significativa di questi capitali dovrà provenire da investitori privati e da PMI che non possono dipendere esclusivamente dal canale bancario tradizionale. Mobilizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi non è quindi una questione di ottimizzazione finanziaria: è una priorità strategica per la tenuta del modello economico europeo.

Questo problema europeo ha un volto molto concreto in Italia. Secondo la Banca d’Italia nella sua Indagine sui Bilanci delle Famiglie, nel 2022 più della metà delle famiglie italiane ha registrato un risparmio nullo, quota che sale al 70% tra quelle appartenenti al quinto più basso della distribuzione del reddito.

Il risparmio, in Italia, è evidentemente un fenomeno concentrato: il 10% delle famiglie più abbienti detiene il 52% della ricchezza totale, e il reddito medio familiare reale risulta ancora inferiore del 10% rispetto al 2006, prima della crisi finanziaria globale.

Chi riesce a risparmiare, d'altra parte, parcheggia 1.584 miliardi di euro, il 25,3% dell'intera ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, pari a 6.271 miliardi di euro, in titoli e depositi bancari a rendimento reale negativo: capitale disponibile ma di fatto immobile (Associazione Bancaria Italiana). È esattamente qui che la tokenizzazione può fare la differenza.

Cosa è la tokenizzazione e a che cosa può essere utile?

La tokenizzazione, ovvero la rappresentazione di asset finanziari come token digitali su blockchain, consente di distribuire strumenti finanziari a qualsiasi investitore, sostenendo il costo di conformità normativa una sola volta e ripartendolo su una base di investitori molto più ampia.

Il vantaggio strutturale sta proprio qui: strutturare un prodotto finanziario per la distribuzione retail in più giurisdizioni europee richiede oggi audit, registrazioni e adeguamenti normativi locali che si traducono in costi proibitivi per chiunque non abbia scala istituzionale.

La tokenizzazione consente di sostenere quel costo una volta sola, rendendolo compatibile con una platea di investitori retail. Non si tratta di aggirare la regolamentazione, ma di renderla economicamente sostenibile su scala retail e globale.

I dati confermano che questa transizione è già in corso: il valore degli asset reali tokenizzati è passato da meno di 6 a oltre 26 miliardi di dollari dall'inizio del 2025, con player come BlackRock, Franklin Templeton e Fidelity già attivi su blockchain pubbliche.

I rischi di un sistema chiuso

I benefici, tuttavia, dipendono dall'architettura scelta. Un sistema chiuso (il cosiddetto "walled garden") riprodurrebbe la frammentazione su basi tecnologiche, escludendo gli investitori retail e i fondi pensione transfrontalieri.

Il rischio non è ipotetico: se ogni istituzione costruisce il proprio ecosistema proprietario, il risultato è che i mercati secondari restano ristretti, la liquidità transfrontaliera non si materializza e i costi di integrazione tra sistemi incompatibili ricadono esattamente su chi meno può permetterseli.

I vantaggi promessi dalla tokenizzazione esistono solo su infrastrutture aperte. La scelta tra i due modelli non è tecnica: è politica.

Il Regime Pilota DLT europeo, avviato a marzo 2023, ha avuto un avvio lento, ma la proposta di revisione della Commissione va nella direzione giusta. Perché funzioni, l'infrastruttura che l'Europa sceglierà di costruire dovrà essere aperta, interoperabile e accessibile a tutti i livelli del mercato.

L'Italia è un Paese di risparmiatori, come dimostrano i dati. La domanda è se l'infrastruttura finanziaria che si sta costruendo permetterà finalmente a questi risparmi di crescere: per le famiglie che li hanno generati e per l'economia europea che ha urgente bisogno di finanziarsi.

 

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