La competizione nel mercato europeo degli asset alternativi asta l’asticella e a pagarne le conseguenze sono i piccoli gestori, secondo il report “Slow Exits Are Redrawing Europe's Alternative Asset Management Map” diffuso da S&P Global Ratings.
“Colpa” della volatilità macroeconomica e del sonnecchiare delle attività di exit, che mette sotto pressione i player minori. Se non dimostrano una performance eccellente, rischiano di trovarsi di fronte a un bivio: vendere a un big o chiudere.
«Vediamo i fondi e i gestori di asset più grandi conquistare una quota crescente della torta della raccolta, mentre i gestori più piccoli sono in difficoltà – afferma Andrey Nikolaev, analista del credito di S&P Global Ratings. Nel frattempo, i settori del retail e delle assicurazioni stanno acquisendo maggiore rilevanza nei mercati degli asset alternativi, poiché aumentano le loro allocazioni verso gli asset privati».
Lo stop alle exit
Il rallentamento delle exit, una vera e propria stagnazione, è legato alla incapacità dei gestori di disinvestire gli asset alle valutazioni storiche. Il capitale viene restituito in ritardo, rendendo più complessa la raccolta fondi, a causa del minore interesse nel private equity e nel private debt.
Ai gestori viene richiesto di aumentare la quota di “skin in the game”, cioè l’impegno diretto dei gestori di asset in termini di capitale investito nei fondi: si arriva al 2-4%, contro un range storico tra l’1% e il 2%. Questo aumento sembra determinante per allineare gli interessi degli investitori e dei gestori, ma aumenta le esigenze di capitale dei gestori, che in alcuni casi accendono prestiti garantiti dalle stesse partecipazioni e dal carry non realizzato.
Verso il consolidamento
Questo contesto sta favorendo il consolidamento nell’ambito degli asset alternativi. Ci sono operatori di primo piano che hanno mantenuto un livello di leva moderato, trovandosi in una ottima posizione per avviare fusioni e acquisizioni.
Una fase di consolidamento potrebbe, inoltre, aiutare gli attori europei a superare il gap di scala rispetto ai player a stelle e strisce, che stanno nel contempo aumentando la loro propria presenza proprio nei mercati europei.