Il business as usual non è una strada percorribile per l’asset management nell’attuale contesto.
È quanto emerge dal report Global Asset Management 2022 di BCG, che nel confermare la continua crescita del patrimonio degli asset manager, con una lunga cavalcata che dura da 20 anni, evidenzia anche i rischi della “tempesta perfetta” in cui potremmo già trovarci.
Sta cambiando tutto
A spingere il cambiamento è lo scenario che conosciamo: l’inflazione in crescita, un processo di deglobalizzazione ormai avviato e di cui potremmo avere visto solo le prime fasi, il rischio di una possibile recessione.
In questo quadro, il record di 112mila miliardi di dollari di patrimonio degli asset manager, toccato nel 2021, va considerato come un punto di partenza per ridefinire le proprie strategie.
Ricavi in crescita
Certo, dal 2004 al 2021 i ricavi dell’industria, dice sempre BCG, sono più che raddoppiati e sono arrivati a 200 miliardi di dollari, con un margine operativo del 38%. In Italia, gli attivi hanno raggiunto i 2.400 miliardi: due terzi provengono dai piccoli risparmiatori.
Ma «la strategia business as usual non sarà sufficiente e per continuare a prosperare – spiega Edoardo Palmisani, Managing Director e Partner di BCG –, oggi gli asset manager non devono abbassare la guardia e, anzi, dovranno lavorare a un nuovo slancio innovativo. Occorrerà essere creativi e prendere in considerazione evoluzioni nei mercati alternativi e negli investimenti sostenibili».
Il cambiamento è già partito
Ma se guardiamo oltre i dati positivi, già nell’ultimo decennio sono avvenuti cambiamenti importanti. Il ruolo trainante della raccolta è svolto dal retail, segmento che ha registrato flussi netti del 6,6% nel 2021, circa tre volte il 2,2% degli istituzionali. Se poi assumiamo una prospettiva globale, vediamo che l’equilibrio della ricchezza si sposta verso est.
L’economia dell’Asia-Pacifico è sostanzialmente quadruplicata nel giro di due decenni e questo ha portato a un impennata dei risparmi “locali” convogliati verso i gestori: nel 2021 la crescita è stata del 18% e, anche in questo caso, i protagonisti sono gli investitori individuali.
Parola d’ordine: differenziarsi
Altro spunto di riflessione: il lungo periodo di crescita generalizzata su tutti i mercati ha causato qualche problema di differenziazione tra i gestori. E ha spinto i clienti a puntare su prodotti con commissioni inferiori. Dal 2003 a oggi il patrimonio dei fondi passivi è cresciuto con una velocità quattro volte maggiore rispetto ai fondi attivi, che continuano comunque a pesare per il 67% del mercato.
BCG sottolinea che il lungo vento favorevole ha ridotto la capacità innovativa di alcuni gestori, così come l’esigenza di esplorare soluzioni diverse. E anche i clienti hanno puntato sulle realtà più consolidate e con una lunga storia di successi.
Da qui la concentrazione degli asset, particolarmente visibile negli ETF: il 75% dei flussi netti alle gestioni passive è stato intercettato dai primi 10 attori globali nell’ultimo decennio. Tra i fondi attivi, invece, la top 10 dei player ha intercettato circa un quarto dei nuovi capitali.
Gli investimenti alternativi
Se l’attuale contesto impone di cambiare, quali scelte dovrebbero fare gli asset manager? Secondo BCG, dagli investimenti alternativi è arrivato, nel 2021, il 40% dei ricavi dell’industria, a fronte di poco meno del 20% del patrimonio gestito globale.
Nel prossimo quinquennio, questa quota dovrebbe superare il 50%, cogliendo il trend dell’interesse degli investitori per private equity e real estate, alla ricerca di rendimenti maggiori e di protezione dall’inflazione.
Il report sottolinea che i grandi gestori stanno acquistando boutique specializzate nei mercati privati ed è in corso lo sviluppo di canali distributivi capaci di avvicinare il retail a questi prodotti.
La sostenibilità
Un secondo terreno di competizione saranno gli investimenti sostenibili.
La prospettiva di lungo termine della transizione energetica, che dovrebbe impegnarci almeno per tre decenni, permette di quantificare investimenti tra i 100mila e i 150mila miliardi di dollari per raggiungere il celebre obiettivo del “net zero” al 2050. E almeno 20mila miliardi dovrebbero arrivare dall’industria dell’asset management, come investimenti azionari e obbligazionari.
Da qui l’esigenza di supportare i clienti nel comprendere un settore con diversi aspetti ancora incerti e in cui serviranno soluzioni ad hoc per i mercati pubblici e privati.
Il direct indexing
La capacità di sviluppare specializzazione e competenza sui trend della sostenibilità e degli investimenti alternativi è alla base della capacità di sviluppare un’offerta di direct indexing.
Riuscire a costruire rapidamente prodotti a basso costo sta infatti abbattendo le barriere di ingresso nell’industria, sottoponendo i player a ulteriori pressioni sul fronte commissionale. E, conclude BCG, rappresenta una ulteriore ragione per portare gli asset manager a reinventare il loro mestiere, approfittando del momento turbolento per innovarsi.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.