Per investire nelle PMI italiane della difesa, Azimut lancia Secure Europe Technologies

Azimut investire in imprese della difesa
In foto: Giorgio Medda, CEO del Gruppo Azimut alla presentazione di lancio presso la sede dell'associazione della stampa estera a Roma

Ha un obiettivo di raccolta pari a 250 milioni di euro il nuovo programma di private equity Secure Europe Technologies, che investirà per il 70% in PMI italiane attive nei settori della sicurezza e della difesa.

Queste aziende, spesso fornitori o sub-fornitori dei principali gruppi industriali nazionali del settore, operano in ambiti cruciali come la cybersecurity, la protezione delle infrastrutture critiche, le tecnologie spaziali, la robotica e il dual-use.

L'obiettivo è favorire il consolidamento della filiera, aumentarne la massa critica, rafforzarne la competitività a livello globale.

I due veicoli

Ad avviare la raccolta è il Gruppo Azimut, spinto anche da un contesto geopolitico in cui sicurezza e autonomia strategica sono diventate priorità centrali per l’Italia e l'Europa, accelerando la domanda di tecnologie avanzate e capacità produttive strategiche.

La strategia si articola in due veicoli, entrambi gestiti da Azimut Investments S.A. e classificati come Articolo 8 secondo la normativa SFDR promuovendo attivamente i fattori ESG:

Azimut ELTIF – Private Equity Secure Europe Technologies: un Fondo di Investimento Europeo a Lungo Termine, PIR Alternative compliant, dedicato agli investitori retail con un target di raccolta di 100 milioni di euro;

Azimut Secure Europe Technologies SCSp: Fondo di Investimento Alternativo con un target di raccolta di 150 milioni di euro, dedicato a investitori istituzionali e controparti qualificate.

La gestione dei due veicoli è affidata a un team guidato da Salvatore Sberna, Global Co-Head of Alternative Investments del Gruppo, e Francesca Chiara Gennaro, Managing Director di Azimut Investments, con il supporto del Senior Advisor indipendente Giovanni Soccodato.

A loro si affianca un comitato di Strategic Advisor provenienti dal mondo industriale, istituzionale e accademico.

Lo scenario NATO e i programmi di riarmo

Secondo i dati rilasciati dal vertice NATO del 2025 all'Aia, si prevede che la spesa per la difesa dei Paesi NATO raggiungerà il 5% del PIL entro il 2035, rispetto al 2% del 2024, con una spesa totale di circa 430 miliardi di euro già nel 2026 (dati analisi EY Parthenon).

A queste dinamiche, si aggiungono ingenti programmi europei di rafforzamento come ReArm, il piano di difesa comunitario da 800 miliardi di euro voluto dalla commissione europea, e ulteriori iniziative di "reshoring" per circa 250 miliardi di euro volte a riportare in Europa produzioni militari strategiche.

Focus sull’Italia

Al riguardo, l’Italia può contare su una base manifatturiera altamente qualificata, sul più elevato tasso di successo di brevetti in Europa, stimato intorno al 77%, e su un ecosistema di circa 5mila aziende, di cui l’87% PMI, che, pur frammentato, contribuisce a fornire circa il 70% delle componenti e dei prodotti destinati ai due principali campioni nazionali del settore.

«Il lancio del programma Secure Europe Technologies si inserisce nel più ampio impegno di Azimut nei private markets, dove siamo leader in Italia con oltre 7,6 miliardi di masse – ha commentato Giorgio Medda, CEO del Gruppo Azimut. L’iniziativa intercetta una delle principali tendenze globali di investimento: sicurezza, difesa e tecnologie avanzate, settori sempre più strategici per la competitività e la sovranità industriale italiana ed europea. Anche in questi settori l’Italia vanta un tessuto di PMI di eccellenza e altamente innovative ma ancora caratterizzate da una forte frammentazione. A oggi manca un operatore di private equity specializzato nel segmento low-mid market italiano in grado di supportarne la crescita. Con la strategia Secure Europe Technologies intendiamo colmare questo vuoto, convogliando il risparmio privato italiano verso filiere industriali strategiche, affinché il capitale nazionale possa contribuire in modo concreto al rafforzamento della sicurezza, dell’autonomia e della competitività industriale del Paese. In questo senso offriamo agli investitori l’opportunità di partecipare attivamente alla crescita di un ecosistema più innovativo e tecnologicamente sovrano».

 

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